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Cuba, golpe senz’armi: attacco al comunismo

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Tre giorni di intense consultazioni quelli trascorsi tra sabato 21 luglio ed oggi, lunedi 23 luglio 2017. Una data che potrebbe segnare la fine del comunismo a Cuba. Infatti, in seguito a tale dibattimento, presieduto dall’ex capo supremo Raul Castro e con la super visione dell’attuale presidente Miguel Diaz Canel, una speciale commissione costituitasi ad hoc ha elaborato una nuoca costituzione. Questa, a differenza di quella del 1976, presenta delle sostanziali differenze. La costituzione del 1976, nel suo articolo 5, non lasciava adito ad interpretazioni quando affermava che “gli sforzi dello Stato, del partito comunista, erano orientati verso gli alti fini della costruzione del socialismo e dell’avanzata verso la società comunista”. Oggi, invece, la parola “comunismo” viene letteralmente bandita dalla nuova probabile costituzione, e non viene mai menzionato tale termine, in nessuno dei 244 articoli previsti, preambolo escluso. Si menziona invece solo il termine socialista, e nulla più. Stando a quanto affermato dal presidente dell’Assemblea nazionale Hernandez, tale decisione era già stata maturata durante il sesto e il settimo congresso del partito. Quello al potere: il Partito Comunista! Come può un partito comunista dichiararsi “solo” socialista? Sembra proprio che sia in atto un “Golpe silenzioso”, un graduale ancoraggio agli stati capitalistici del mondo intorno. È infatti doveroso sottolineare anche come, all’interno della costituzione proposta, ci sia anche la possibilità di prevedere la proprietà privata e l’apertura al mercato ed a investimenti esteri. Di per sé, tali “concessioni” dovrebbero essere regolamentate sempre e comunque sotto la direzione dello stato comunista, invece sembra chiaro un brusco passaggio alla probabile nascita di veri e propri “imprenditori-padroni”, a capo di operai che si ritroveranno a fare i conti con la guerra tra poveri, in una lotta tra quello che Marx definiva “l’esercito proletario di riserva”, ovvero la massa di disoccupati nell’economia capitalista, pronti a “vendersi” (e svendersi) per poter sopravvivere. Quindi, alla fine, oltre all’abolizione del “comunismo”, all’introduzione del libero mercato e della proprietà privata, è da sottolineare l’apertura ai matrimoni gay. Unica nota indolore in un cambio “radicale” di un’isola baluardo ultimo di una ideologia che fa fatica a resistere ai colpi del dio denaro e dell’imperialismo yankee! Intanto ho ordinato un Cuba Libre …

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