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Dispersione scolastica, denunciati 64 genitori nel brindisino

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Sessantaquattro genitori sono stati denunciati a piede libero perché ritenuti responsabili di inosservanza dell’obbligo

di istruzione dei figli. Il tutto a seguito di un monitoraggio che è stato effettuato in tutta la provincia, d’intesa con i

dirigenti scolastici delle scuole del territorio. In sette, dei 37 ragazzi, i cui genitori sono stati denunciati, erano stati assenti per il 100% delle lezioni, in nove per periodi che variano dal 90% al 50% del tempo totale, in ventuno dal 50 al 28%. Nel Brindisino, tra i Comuni in cui si concentrano le quote più alte di dispersione figurano Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Ostuni e Francavilla, con cinque studenti per località, seguiti da Ceglie Messapica con quattro, Brindisi e Fasano con tre. I Reparti dipendenti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Brindisi erano stati attivati per avviare un piano straordinario di controllo sulla dispersione scolastica già dallo scorso dicembre 2017. Ciò perché a Torchiarolo in quel periodo partì la denuncia in stato di libertà di un 36enne, che aveva omesso di far frequentare, dall’inizio dell’anno scolastico alla fine del mese di novembre,  senza giustificato motivo, la scuola elementare al proprio figlio di nove anni. Da quel momento la decisione di adoperarsi per fronteggiare il fenomeno della dispersione scolastica anche con incontri con gli studenti e controlli approfonditi,  dato il problema vasto e composito. Per contrastare fenomeni come la dispersione scolastica è necessario favorire la motivazione allo studio. Essa trova terreno fertile in una buona relazione/dialogo tra docente e studente, in attività che prevedono la partecipazione attiva dei ragazzi (ad esempio fissare obiettivi chiari e realizzabili, individuando interessi degli studenti), corresponsabilità (ad esempio patto di corresponsabilità educativa e contratto formativo) e cooperazione (ad esempio adattarsi agli stili di apprendimento). Proprio sugli apprendimenti c’è da ricordare che non sono meri condizionamenti o assimilazioni passive, ma sottendono un mix di cognitivo e affettivo. Non di mera import è anche attivare politiche di prevenzione al bullismo. Nell’ottica della prevenzione a quest’ultimo si ritiene che attività volte alla conoscenza di sé stessi e al riconoscimento degli altri siano tappe fondamentali, così come tra i principali compiti pedagogici rientra la formazione dell’uomo e del cittadino. In merito alla conoscenza di se stessi, buona prassi potrebbe riguardare le attività legate all’alfabetizzazione affettiva e alla cittadinanza attiva. Ne sono alcuni esempi i percorsi laboratoriali, utilizzo di nuove tecnologie, attività di tutoraggio svolte da soggetti a rischio bullismo, giochi di ruolo, attività legate a storie di vita.

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