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Dj Fabo, ci vuole una legge sull’eutanasia, ma tutto questo non potrà decidere il diritto di vivere

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La morte del dj Fabo deve servire ad elaborare un concetto fondamentale per la nostra società: l’opinione pubblica e la classe politica devono immediatamente scuotersi dalla tragedia umana di un essere umano che, divenuto cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, ha deciso di porre definitivamente fine alle proprie sofferenze esistenziali. Il dolore di Fabo e della sua famiglia è stato completamente reso pubblico, crediamo, che questa motivazione abbia infastidito del tutto la sua famiglia verso l’opinione pubblica. Questo dramma non può trasformarsi in spettacolo, bensì questo caso vuole diventare per gli esseri umani un simbolo per la nostra collettività. Porre fine alla propria vita, quando la si ritiene amaramente una condizione umana non più degna di essere vissuta, significa chiedere un fondamentale diritto sacrosanto, significa appropriarsi di una totale libertà che nessuno ci potrà togliere, quella di autodistruggersi soprattutto in contesti e tragiche condizioni di salute. Capire, ma contemporaneamente indagare sulle motivazioni che portano a compiere un gesto così estremo è oggi uno scrupolo totalmente inutile: chiunque decide di morire ricordatevi avrà sempre dalla sua parte le sue ragioni, che potranno risultare incomprensibili a chi non vive la stesso dolore esistenziale di vita. Dove sta oggi lo Stato? ma soprattutto uno Stato deve con forza impegnarsi radicalmente a garantire l’autodeterminazione del cittadino, non ignorarlo o, peggio, non ostacolarlo nella scelta fatta. È scandaloso che nel 2017 l’Italia, nazione con valori umani non permetta ai propri cittadini di esercitare un diritto sacrosanto, non è possibile che un malato terminale debba pagare astronomiche cifre da capogiro e affrontare lunghi tortuosi viaggi per andare a porre definitivamente fine alle proprie sofferenze umane all’estero. La Svizzera diventa, anche in virtù della vicinanza geografica, un luogo di totale salvezza per tutti gli italiani che ritengono la loro esistenza troppo dolorosa per essere vissuta completamente. Oggi ci sono disabilità gravissime, malattie terminali, ma anche situazioni psicologiche critiche che nessuno ha il dovere etico e giuridico di sobbarcarsi completamente. L’ Avvenire noto quotidiano cattolico cita l’ intervista fatta ad un ragazzo disabile 19enne – Matteo Nassigh – che invita Antoniani a vivere la sua vita: “Il problema di dj Fabo e dei tanti che hanno lo stesso pensiero di lui, asserisce, è che indicano da sempre la loro disabilità come un’assenza tristemente licenziosa della loro vita, invece oggi bisogna battersi per capire che la disabilità è una diversa presenza’”. Da sempre poi afferma Nassigh: “Se le persone vengono misurate per quello che fanno, oggi risulterà sempre che io oppure uno come dj Fabo vogliano con forza la morte. Oggi bisogna capire la disabilità, se la disabilità non viene capita il mondo non cambierà mai”. Infine la “morale”: il ragazzo ha sempre un suo spavento umano. Oggi nella società sono tanti che pretendono di capire il grado umano che c’è nella ‘dignità’ delle vite altrui: Io lo dirò sempre in maniera chiara, urlando sempre ad alta voce non uccidetemi. Da sempre ho paura che possa arrivare scandalosamente un giorno ed uno urli con durezza questo pensiero: “sopprimiamo i disabili che non potranno mai parlare”… se accadesse tutto ciò, io con la mia famiglia mi troverei a vivere una storia familiare poco bella’. Nassigh ancora oggi non ha mai del tutto superato il periodo della morte di Eluana Englaro”. In questo periodo tormentato la nostra società ignora il fatto che una legge sull’eutanasia non imporrebbe a nessuno di praticarla contro la propria volontà: come ad esempio ci sono persone che vogliono abortire e persone che non vogliono, e la nostra legge che regola l’aborto non obbliga oggi nessuna ragazza a farlo, così una normativa giuridica lascerebbe la decisione sull’eutanasia alla persona che sia uomo, oppure donna in questione. Matteo, il ragazzo intervistato da Avvenire, ha il diritto come tutti di vivere, ma dovrebbe anche avere il diritto di scegliere la morte se decidesse di scegliere la strada del decesso. La vita è la sua e nessuno potrà mai decidere per lui sulla questione. Se tutti noi vogliamo lasciare ad altri la vita fondamentale sulla nostra esistenza, dobbiamo anche smettere da subito di considerarci delle persone umane: chi non potrà autodeterminarsi non è altro che un oggetto nelle mani di qualcun altro.

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