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E’ morto Pietro Ingrao, lutto a S. Maria Capua Vetere dove studiò da giovane

DiThomas Scalera

Set 28, 2015

 

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ROMA. E’ morto ieri a Roma, all’età di 100 anni, Pietro Ingrao, uno dei padri della Repubblica Italiana. Lutto nel mondo della politica ma anche a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) città dove da ragazzo aveva studiato. Il padre di Pietro Ingrao era stato nominato segretario comunale nella Città del Foro dove la famiglia si era trasferita dalla originaria Lenola. Abitò in un appartamento di Santa Maria in via Pietro Morelli, di proprietà Ventrone. Frequentò il ginnasio a Santa Maria Capua Vetere al Liceo Nevio Alberto. Il giovane Pietro compie in città gli studi classici (fino al 4° liceo), con ottimo profitto. Ma frequenta anche gli studi di violino nel locale conservatorio. “Fu lì – raccontò Ingrao – che cominciai ad acquisire la formazione politica perché i miei maestri di musica, al pari di mio padre, erano tutti antifascisti». 10 anni fa, nel marzo del 2015, Ingrao, quando compì novant’anni fu omaggiato della cittadinanza onoraria al teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, dove fu accolto dall’allora sindaco Enzo Iodice.
Pietro Ingrao nasce a Lenola, in provincia di Latina, il 30 marzo del 1915, da una famiglia di proprietari terrieri dell’alta borghesia locale, ma con radicate tradizioni liberali. Dopo gli studi classici a Formia, si trasferisce con la famiglia a Roma, dove prende la laurea sia in Giurisprudenza e che in Lettere e Filosofia. Tra il 1934 e il ’35 frequenta il Centro sperimentale di cinematografia, come allievo regista. Nel 1936, l’aggressione franchista alla Repubblica spagnola rappresenta per lui uno spartiacque: intensifica i contatti con altri giovani antifascisti, e, tramite questi, con l’organizzazione clandestina del PCI. Tra i cospiratori ci sono Lucio Lombardo Radice e sua sorella Laura, di cui Pietro si innamora. Nel 1942, dopo l’arresto di molti componenti del suo gruppo, Pietro entra in clandestinità, e opera tra Milano e la Calabria. Il 26 luglio 1943 organizza con Elio Vittorini, a Milano, il grande comizio di Porta Venezia; lavora inoltre all’edizione clandestina dell’Unità, prima a Milano e poi a Roma, dove nel 1944 entra nel comitato clandestino della federazione del PCI.
Nel giugno del 1944, nella Roma appena liberata, Pietro e Laura si sposano. La prima figlia, Celeste, nasce nel 1945; seguiranno Bruna (1947), Chiara (1949), Renata (1952) e Guido (1958), che gli daranno, negli anni, una folta schiera di nipoti e pronipoti. Nel 1947 Ingrao è nominato direttore dell’Unità, incarico che ricoprirà fino al 1956. Nel ’48 entra nel comitato centrale del PCI e viene anche eletto deputato per la prima volta: sarà rieletto per dieci legislature consecutive, fino a quando, nel 1992, chiederà di non essere ricandidato. Nel 1956 entra nella segreteria del PCI, dove resterà per dieci anni. Nello stesso anno, vive drammaticamente la repressione della rivolta ungherese: tuttavia si schiera a fianco dell’URSS, cosa di cui anni dopo si pentirà pubblicamente. All’XI Congresso del PCI, nel 1966, rompe la liturgia comunista rivendicando il “diritto al dissenso”; diventa così punto di riferimento per l’ala sinistra del PCI, e per chi vuole rifondare l’identità comunista rompendo con lo stalinismo. L’espulsione dal partito dei fondatori della rivista “Il Manifesto”, cui Pietro era molto legato, rappresenta un momento di crisi profonda, ma non interrompe l’intenso dialogo con questi compagni e soprattutto con i movimenti sociali, esplosi in Italia nel “biennio rosso” 1968-’69 – in particolar modo con le lotte operaie e con l’esperienza innovatrice del “sindacato dei consigli”.
Nel 1968 Ingrao è eletto presidente del gruppo parlamentare comunista della Camera dei Deputati: si apre così una nuova stagione di impegno e di riflessione sui temi istituzionali, che lo portano, nel 1975, alla carica di presidente del Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato (CRS). Il 5 luglio 1976 è eletto presidente della Camera dei Deputati, e in questa veste, nel 1978, vive in prima linea i giorni drammatici del sequestro e dell’assassinio del Presidente DC Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Resterà in carica fino al ’79, anno in cui chiederà di essere sollevato dall’incarico. Nel 1989, Ingrao si oppone alla svolta di Achille Occhetto che trasformerà il PCI in PDS, ma è contrario ad ogni ipotesi di scissione. Nel 1991 aderisce al PDS, come leader dell’area dei Comunisti Democratici. Abbandona il partito nel ’93, aderendo poi a Rifondazione comunista, cui rimarrà iscritto fino al 2008. Tra la fine del secolo e i primi anni del nuovo millennio, Ingrao si dedica soprattutto all’attività di riflessione e di scrittura, senza rinunciare ad un impegno diretto sui grandi temi del nostro tempo: la pace, il razzismo, le lotte operaie, la democrazia. Nel 2007 pubblica la sua autobiografia, “Volevo la luna”.

Fonte: Casertanews.it

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Thomas Scalera

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