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Editoriale. La sinistra prenda esempio da Peppino Capobianco e Peppino Spiezia

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Giacinto Di Patre

L’editoriale di Giacinto Di Patre. L’idea di ricordare oggi le due figure scomparse di Peppino Capobianco e Peppino Spiezia mi ha fortemente interessato per la passione con cui loro hanno difeso l’unità, il significato, il valore della resistenza nel Mezzogiorno, l’impegno per il rigore con cui loro due hanno ricostruito la storia della resistenza politica in Terra di Lavoro, ma soprattutto mi ha sempre interessato l’impegno messo per raccontare le storie che riguardavano la nascita del movimento operaio popolare casertano. Oggi sono amaramente triste per la perdita di Peppino Spiezia. Non dirò nulla sulla sua attività politica, di cui oggi dovrebbe essere insieme a quella di Peppino Capobianco ancora viva la memoria tra i militanti di quella sinistra che oggi vive attualmente ancora nel Partito Democratico casertano: la loro attività univa alle aspirazioni di trasformazione della società, una direzione che si prefissava l’obbiettivo dell’uguaglianza e della libertà, un impegno profondo da forti contenuti culturali per il Mezzogiorno. Forse tutto ciò aiuta a spiegare una circostanza che sarebbe altrimenti incomprensibile: il fatto che oggi la sinistra non si sia minimamente avvantaggiata in questo governo che stando ad una storia politica non accettata ha dovuto fronteggiare le gravi difficoltà del paese, dovendo fronteggiare le conseguenze della crisi mondiale e che è stato inoltre investito da furibonde divisioni di partito. Tanto è vero che tutti continuano a prevedere, in caso di elezioni, una vittoria (quanto meno alla Camera) del centrodestra salviniano, anche se Grillo sbandiera oggi la forza del suo movimento 5 stelle. La domanda che oggi faccio alla sinistra italiana, insieme a quella casertana è questa: la sinistra dovrebbe porsi questo concetto che oggi provoca la forte disillusione di tanti italiani nei confronti del centrodestra il fatto che ormai più nessuno creda nella «rivoluzione liberale» sempre promessa e mai attuata dovrebbe spostare a sinistra l’asse politico di un governo senza più divisioni. Può essere che la risposta giusta sia la seguente: dovendo scegliere fra ciò che ritiene un male (centro destra) e ciò che ritiene un male ancora maggiore (la sinistra), il grosso degli italiani, specialmente nella nostra provincia continua a optare per la minimizzazione del danno, un male (democristiano) che continua ad essere lo spettro storico della nostra società specialmente in Terra di Lavoro. Una delle ragioni, forse, è che, tolta una cospicua ma minoritaria area di conservatori a oltranza, la maggioranza relativa degli italiani pensa che stare fermi condannerebbe il Paese alla decadenza economica e sociale e che risposte magari insufficienti, o anche sbagliate, ai problemi collettivi, siano comunque preferibili alle non risposte. Il perbenismo ed il bigottismo vanno combattuti con puri ideali di libertà. La sinistra casertana prenda l’esempio di Capobianco, e di Peppino Spiezia l’esempio di questi due uomini deve essere ancora vivo, questi due grandi personaggi devono continuare ad essere freschi di memoria di vita, straordinarie figure di combattenti per la libertà da sempre in prima linea per lo sviluppo dell’emancipazione del popolo dei meridionali hanno sempre messo in risalto gli aspetti positivi e negativi. Due personaggi che hanno dato tanto alla sinistra ed alla sua storia politica contribuendo a mettere in risalto la cultura e la memoria della classi oppresse. Oggi non è facile ricostruire la base politica della sinistra. Forse una delle tappe fondamentali, è l’evidente nostalgia per la cosiddetta Prima Repubblica, che poi altro non è se non nostalgia per i tempi in cui la sinistra era rappresentata da un grande partito il Pci, rispettato e temuto da tutti, capace, pur di farsi rispettare dall’opposizione, di rivalutare potentemente la vita pubblica e i nostri costumi collettivi. Non avendo mai fatto davvero i discorsi storici con il passato comunista, la sinistra italiana di oggi, o ciò che ne resta, non ha saputo nemmeno fare i conti con tutto ciò che non andava nella Prima Repubblica. Ha finito radicalmente per idealizzarla. Solo così si spiega il fatto che la sua opposizione alla destra sia sempre stata improntata al seguente ritornello: sono arrivati i barbari, i quali stanno distruggendo tutto ciò che di buono avevamo. Ora rifaccio la domanda, signori della sinistra vi rendete conto di quello che sta accadendo all’interno del PD, signori il paese è stato perduto per negligenza politica. Quasi tutti i problemi che ci attanagliano oggi (ne cito tre: debito pubblico, cattiva qualità dell’istruzione, cattivo funzionamento della giustizia, mancanza di una politica per il lavoro) sono il frutto di pessime scelte della troppo mitizzata classe politica democristiana del Partito Democratico. Il punto è che quella mal riposta di nostalgia ha finito per alimentare una ideologia conservatrice, che si traduce nella pura e semplice difesa dalle minacce portate dai barbari di ciò che la Prima Repubblica ci ha lasciato in eredità. C’è poi, certamente, la spiegazione del conservatorismo politico, una ragione più generale. Fronteggiare i nuovi problemi, dall’invecchiamento della popolazione alla immigrazione, alla accresciuta competizione internazionale, significa dare risposte creative che rimettano in discussione molte soluzioni del XX secolo che si ritenevano a torto definitivamente acquisite. Non essendo in grado di trovare risposte ma soprattutto alternative la sinistra oggi si è ridotta a giocare miseramente sulla difensiva. C’è chi pensa che la licenziosità della sinistra venga da lontano, sia una eredità di quella incapacità di fare i conti con la modernità che caratterizzava il vecchio Partito comunista: fu proprio in polemica col Pci, oltre che con la Dc, che i socialisti craxiani oggi sparsi come cavallette ad appellarsi ad una idea di modernità che avrebbe dovuto far circolare in Italia aria nuova. Ma è vero che ci sono stati anche momenti in cui la sinistra ha saputo, sia pure con tangibilità , uscire dal recinto della progressiva conservazione sociale. E, comunque, non ha mai potuto perseguire la sua ideologia sua o del suo elettorato, pagando come sempre il prezzo di aspri conflitti interni. Ciò forse spiega anche la sua super schizofrenia: finché si tratta di gestire, assieme alla maggioranza, nel chiuso delle commissioni parlamentari, certi provvedimenti, la sinistra può anche esibire fervore riformista. Oggi invece dobbiamo batterci per un cambiamento radicale della sinistra, vogliamo una sinistra libera capace di combattere sistemi vecchi, non appena si fanno i conti con le sollecitazioni con la parte più chiusa e democristiana del PD. In altri Paesi, le sinistre sarebbero messe alle corde se non sono capaci di reagire e di rinnovarsi, ma soprattutto di inventarsi idee nuove e proposte. La sinistra italiana, specialmente la casertana ne sembra incapace. Continua a denunciare con criteri licenziosi barbari per evitare di parlare a se stessa e alla popolazione di progetti per il futuro. Ecco perché oggi dobbiamo tenere in questo momento di crisi l’eredità di questi due grandi personaggi scomparsi Peppino Capobianco, e Peppino Spiezia che vanno ricordati, ma soprattutto presi come esempio, la loro vita politica deve essere fondamentale per la sinistra casertana, quella che oggi vive all’interno del PD casertano, ma mi rivolgo anche a Sinistra Italiana, accetti la completa rifondazione dei principi della sinistra, se vuole vivere con gli schemi progressisti. “Terra di Lavoro” ha bisogno di rialzarsi, di scrivere pagine nuove della propria memoria collettiva. Voglio concludere dicendo ai politici della sinistra, che l’impegno, il lavoro, la militanza politica di questi due grandi personaggi non dovrà mai essere dimenticata, ricordiamoci che l’esempio della loro militanza, dovrà diventare un impegno al quale la sinistra di oggi non dovrà più sottrarsi. Se la sinistra attuale continua a nascondersi diventerà torbida perdendo clamorosamente la sfida di libertà.

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