ArteCuriosità

Elizabeth Eleanor Siddal, la bellezza tormentata dal dolore.

Elizabeth non era il tipico ideale estetico vittoriano, era una donna delicata, cagionevole, con una folta e ribelle chioma rossa, divenne ben presto musa dei Preraffaelliti, artisti che si distaccavano dalla moda del tempo, contrapponendole una pittura suggestiva, piena di colori, contaminata da elementi letterari e dalla magia.
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Lizzie era una sarta che voleva far parte dello scenario artistico, voleva essere una pittrice, ma l’unico modo per avvicinarvi era essere una modella, ma questo ruolo non era visto di buon occhio a quei tempi, essere modella significava infatti essere una poco di buono e la sua famiglia non approvò mai questa scelta. Era bella e sofferente, tormentata dalla condizione di essere donna e di dover rispettare i cliché dell’epoca e le indecisioni sentimentali di Rossetti, uno dei massimi esponenti del periodo preraffaellita. Un amore particolare, inizialmente platonico, minato dai numerosi flirt del pittore che aggravarono lo status mentale della donna. Era la modella preferita degli artisti, tutti volevano ritrarla. Riuscì comunque a dipingere, era bravissima, scriveva poesie, aveva talento, ma il suo nome e i dipinti che la ritraggono, la ricollegano sempre al suo status di modella. Un episodio la segnò per tutta la vita. Un giorno, posando per Millais, che si accingeva a realizzare l’opera “Ofelia”, il pittore non si accorse che le candele, poste nella vasca che riscaldavano l’acqua in cui lei era immersa per replicare la posa della morte di Ofelia, si spensero. Le ore passarono e l’acqua diventò gelida. Tremante, Lizzie resistette per ore. Contrasse una broncopolmonite che la indebolì per sempre.
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Inoltre era dipendente dal laudano, una sostanza stupefacente, composta da alcol e oppio, utilizzata come farmaco. Si pensava perfino che soffrisse di anoressia. Il laudano veniva utilizzato anche dalle mamme per calmare i bambini e dalle donne contro l’isteria e gli stati depressivi. Fu proprio questo veleno a portarla alla morte. Il suo dolore si acuì maggiormente quando diede alla luce una bambina nata morta. A soli 32 anni, bevve un’elevata dose di laudano. Rossetti arrivò troppo tardi, non poté altro che leggere il biglietto d’addio. Il suicidio, all’epoca, oltre ad essere considerato immorale era illegale e le sarebbe stata negata la sepoltura in terra consacrata, così Rosetti decise di bruciare il biglietto, per camuffare le prove del suicidio. Il referto medico parlava di “morte accidentale”, dovuta ad un’errata valutazione della dose di laudano. Sono molte le leggende che ruotano intorno alla sua figura, c’è chi crede che sia un vampiro o un fantasma che terrorizza tutti coloro che si avvicinino alla sua tomba. Tutto questo mistero nasce dal momento in cui Rossetti riaprì la tomba dell’amata per recuperare il quaderno con le poesie di Lizzie perchè avevo intenzione di pubblicarle. Erano passati anni ma il volto e il corpo risultavano intatti, aveva conservato la sua bellezza e addirittura i suoi capelli erano ancora più lunghi, come se fossero cresciuti nel tempo.

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