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Enzo Toscano, custode della Reggia scrive una lettera aperta al Direttore Felicori

DiThomas Scalera

Mar 7, 2016

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LETTERA APERTA al Dir. Mauro Felicori.
A sessantadue anni, dopo trenta passati onorevolmente ed onestamente a servizio dello Stato, tre da Ufficiale con note caratteristiche eccellenti, venti nei Beni Culturali dove spero tra non molto di concludere (finalmente, a questo punto). Dopo averne solo sentito parlare, adesso sulla mia pelle so cosa è la “MACCHINA DEL FANGO”. A sessantadue anni essere considerato peggio di in delinquente, chiamato Parassita, Ladro di stipendio, complice e responsabile di tutte le nefandezze e disservizi presenti da anni nella Reggia, colpevole di bagni rotti o nauseabondi, pesci morti, alberi caduti, piante seccate, pietre cadute, sterpaglie cresciute, fontane colme di alghe, cani randagi e zanzare, polvere sui mobili, rubinetti rotti (dai turisti), essere colpevole per il solo fatto di prestare servizio in questo posto meraviglioso. Ricevere le telefonate ironiche di parenti ed amici da tutta Italia, il sarcasmo degli amici dei propri figli, la vergogna di dover dire dove si presta servizio, pur onestamente. Il sentirsi oggi omaggiati dai turisti che entrano e ti regalano un “E’ finita la pacchia”. Non apro più neanche facebook per evitare di leggere montagne di insulti; un vero e proprio linciaggio mediatico. NO. NON CI STO. Vorrei puntualizzare alcune cose, premettendo che credo fermamente nel valore del sindacato e di quel che per i lavoratori ha materialmente e storicamente significato, ma di quel vecchio sindacato, per ciò volutamente da molto tempo senza più nessuna tessera . Conosco il famoso documento, letto anche in anteprima; non ho condiviso parte della sostanza ma soprattutto nella forma, per ciò che poteva far intendere all’esterno (facile profeta). Conosco l’estensore del testo, collega corretto seppur caratterialmente purtroppo molto irruento. Dico in tutta onestà che nessun impiegato, tranne gli internati a vita in qualche centro di igiene mentale, potrebbe accusare pubblicamente il proprio Direttore o Dirigente di lavorare troppo e di togliere il disturbo. Detto ciò non voglio entrare in merito del perché si è scatenato questo tritacarne mediatico su di una categoria di persone, anche se ho adesso una mia ben precisa idea. Voglio ricordare che, con tutti i pregi e difetti, siamo italiani esattamente come quelli che ci insultano, e che vorrei vedere singolarmente nei loro impegni giornalieri di lavoro. Noi siamo quotidianamente e pubblicamente sovraesposti, altri non so, ma lasciamo stare … Caro Direttore, la cosa grave è che quando si finisce nel tritacarne bersagli della macchina del fango, quando non si controlla più una esplosione, vede non viene centrata solo una categoria di persone (cosa che a molti può anche rendere felice), ma qui perde tutta la Reggia, perde Caserta, perde tutto il Sud. Direttore, continui tranquillamente nella sua opera e nel suo difficile lavoro di ricostruzione e rilancio della nostra splendida struttura. Stia tranquillo e lavori fin quando lo desidera, siamo con lei, quando capiterà il mio turno sugli uffici ci faremo compagnia. Solo la prego di porre fine a questo ignobile massacro verso una intera categoria di “suoi” dipendenti, che nella grande maggioranza non merita questo vile trattamento. E’ un suo dovere morale. Molto Cordialmente, e stia attento ai troppi adulatori.

toscano

Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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