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Ermanno Di Sandro pubblica un movimento artistico, il Mephitismo. Ecco il Manifesto

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Ermanno Di Sandro

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Manifesto del nuovo movimento artistico e territoriale denominato Mefitismo (o Mephitismo) Artistico
di Ermanno Di Sandro

1) Il fenomeno artistico denominato Mefitismo (o Mephitismo) nasce ufficiosamente nel 2017, ma ufficialmente il 2 marzo 2019 a Benevento (grazie alla mostra intitolata “La Buona Mephite e il Mefitismo. Un nuovo approccio alla Valle dell’Ansanto”) ad opera di artisti emergenti, giovani e meno giovani, che traggono direttamente ispirazione dal mito della Dea Mefite per realizzare opere (tele, sculture, land art, arte figurativa, astratta e concettuale, fotografie digitali, collage, ecc.) con le più svariate tecniche – alcune delle quali innovative – secondo un nuovo modo di concepire l’arte, fortemente radicata su un territorio storicamente importante quanto dimenticato nei secoli.
2) La Valle d’Ansanto, in Irpinia (l’alta Provincia di Avellino), fa da sfondo a questo nuovo movimento, i cui primi vagiti si ebbero già all’inizio del secondo decennio del XXI secolo grazie alle sperimentazioni artistiche di Vittorio Pannone con la sua Mefite Balloon (2012). Nei video e foto d’arte del fotografo digitale Benito Vertullo appaiono sempre più spesso sullo sfondo, poi in primo piano, impetuose emissioni gassose dietro imponenti figure, quelle di grandi sculture in legno che omaggiano la Xoanon. Nella Valle d’Ansanto fu infatti messa in luce solo una ricca stipe votiva attestante l’importanza del culto della Dea Mefite, mentre gli scavi non hanno mai riportato alla luce un vero e proprio santuario. La grande Xoanon che fu rinvenuta, databile intorno al V secolo a.C., eredita il proprio nome dal greco antico “xoanon”, ovverosia “intaglio”, ed in questo caso le sculture che ad essa si ispirano sembrano emergere dagli inferi, quasi liberate dalle mortali emissioni solforose a loro volta liberate dalla tettonica del posto. L’idea del manifesto, la denominazione del movimento e la sua teorizzazione sono dello scrittore nonché critico d’arte Ermanno Di Sandro. 
3) Le opere pittoriche e scultoree ispirate alla Xoanon emergono austere e solenni e sembrano quasi respirare quei gas micidiali liberati e composti da acido carbonico e idrogeno solforato, catturando gli sguardi degli osservatori in una sorta di osmosi data dal trinomio tempo, energia e coscienza storica. Le nuove interpretazioni della Xoanon e della Dea Mefite fanno rivivere la storia della valle in una nuova dimensione collettiva, sottraendola a livello di rappresentazione figurativa all’azione erosiva se non distruttiva del tempo. La rinascita della Xoanon immaginata dai nuovi artisti diventa strumento di narrazione di antichi miti legati alla Dea Mefite, potente e onnipotente in epoca italico-sannita, “depotenziata” in quella romana, quella della conquista di quei territori ostili in cui più volte gli stessi eserciti romani furono umiliati.
4) Per i neo-artisti le fonti antiche unite alla loro sensibile ricerca interiore ed artistica rappresentano la loro personale fonte d’ispirazione, che riesce a stupire chiunque per maestria artistica, a volte persino artigiana. Si dà ad ogni artista del movimento la concreta possibilità di ispirarsi liberamente, a suo insindacabile giudizio, al tema in oggetto e dopo opportuna documentazione e/o viaggio in situ (una sorta di moderno Grand Tour).
5) Il movimento intende affermare anzitutto il ritorno ai valori ancestrali del sentimentalismo, dei materiali naturali – senza tuttavia disdegnare quelli moderni, tecnologici e di ultima generazione – recuperando i valori della tradizione, del patrimonio culturale italiano in genere, del desiderio di riuso e rivitalizzazione di aree territoriali degradate o dimenticate, del patrimonio e tessuto urbanistico-territoriale della Valle d’Ansanto, includendo aspetti legati alla storia ed alle tradizioni locali, all’evoluzione sociale.
6) Il nuovo movimento propone, oltre alle opere artistiche comunemente intese, anche un nuovo genere di Land Art, intesa quest’ultima come rilancio di un intero territorio, re-invenzione dell’arredo urbano su vasta scala, proposta di opere a carattere empirico-estemporaneo dislocate su grande scala, ovvero un’arte territoriale consistente in installazioni collocate prevalentemente, a volte permanentemente per quelle più grandi in dimensioni e complessità strutturale, nella Valle d’Ansanto e aree limitrofe. 
7) Il movimento intende dare massima libertà espressiva ai suoi aderenti, facendo prevalere emozioni, sentimenti, espressività unitamente all’utilizzo di tecniche già consolidate o inesplorate, innovative, con l’apporto digitale o della video-art.
8) Al movimentano partecipano indistintamente artisti, intellettuali, critici, storici dell’arte, galleristi, architetti, poeti e scrittori: le loro produzioni in campo artistico e territoriale devono intendersi espressioni sublimi del creativo pensiero umano, e si esprimono in quanto voci dello spirito e megafoni dell’interiorità ed evoluzione temporale di ciascun aderente, nonché espressioni della cultura, dei sentimenti, della tecnica e del pensiero creativo di ognuno.
9) Il movimento esprime un nuovo concetto di bellezza dell’arte e degli spazi urbani che contrasta apertamente con il grigiore della quotidianità della vita e dell’ambiente stratificato urbano in cui purtroppo si vive, spazi abbrutiti dall’incuria, disattenzione ed insensibilità dell’essere umano.
10) Il movimento si nutre e si evolve grazie agli scambi sculturali ed incontri dei propri aderenti, durante i quali è d’obbligo scambiarsi esperienze, cultura, impressioni, concetti, produzioni, il fare artistico, il sapere nel suo complesso.
11) Il movimento ha tra gli obiettivi quello di lasciare all’umanità produzioni artistiche e paesaggistiche di elevato livello, da documentare, classificare, catalogare, archiviare, ordinare e sistemare in maniera organica per le future generazioni, per i critici e ricercatori, per gli studiosi in genere. 
12) Il movimento esprime la sua audacia nella granitica convinzione dei suoi aderenti di voler far ripartire la nazione parlando di arte anche su scala urbana e di cultura, e di riflessiva espressione artistica ed artistico-urbana e territoriale. 
13) La forza del movimento sta nelle differenze lessicali ed interpretative delle arti espresse liberamente, senza vincoli e dando vigore alla piena e creativa espressività dei suoi aderenti, anche se molto diversa nel linguaggio finale. Grazie a tale visione ogni opera d’arte rappresenta un atto artistico grandioso nella sua unicità creativa, da tutelare in quanto tale e da tramandare alle future generazioni come punto di partenza. 
14) In caso di opera territoriale estemporanea, dunque di breve durata perché smontabile, verranno tutelati il suo ricordo, la documentazione relativa, schizzi, disegni, fotografie, appunti, progetto/i e video che la riguardano, con la pubblicazione cartacea e su supporti digitali.
15) Ogni atto artistico concepito, meditato, elaborato, studiato, perfezionato, rappresenta un capolavoro nella sua unicità e perfezione, in cui convivono talento, studio, creatività, tecnica, fare artistico, intelletto, emozione e sentimento.
16) Ogni opera creativa espressa e concepita dal movimento risulta infinitamente superiore alla più dotta critica su di essa.
17) Gli atti degli aderenti al movimento sono contemplativi, mentre risulta dinamico l’intelletto di ciascun aderente. 
18) Per il movimento le tecnologie digitali sono indispensabili per la conservazione del ricordo delle opere e delle installazioni e per tramandalo ad un lontano futuro, per offrire ai posteri ciò che fu la sua produzione artistica ed artistico-urbana diversificata.
19) Per il movimento nasce una nuova consapevolezza della centralità dei musei all’aperto, dei siti archeologici ed infine dell’architettura e tessuto urbanistico di ogni epoca, soprattutto antica, perché la vita tecnologica e tecnocratica dell’uomo, spoglia della cultura e della sua memoria, non riveste alcun valore per la specie umana. E’ l’arte in genere ad essere portatrice di immensi ed eterni valori, che danno lustro e gloria alle nostre miserrime esistenze.
20) Il movimento intende dare un futuro alla dignità artistica figurativa che si è perduta nel tempo ripartendo dall’espressività creativa di un gruppo di arditi artisti dalle potenzialità ancora inesplorate ed inespresse nella loro potenza immaginativa e tecnica. 
21) Per gli aderenti al movimento le loro opere su scala territoriale devono dare un chiaro segno di intervento sul territorio, magari visibile da lontano ed anche di notte, quasi si trattasse di un nuovo genius loci di un’area, quella della Valle d’Ansanto e zone limitrofe, giunta fino ad allora senza più memoria storica. L’indotto incrementato dalla partecipazione diretta del pubblico nell’usufruire delle stesse opere, esperienza unica ed indimenticabile, riguarda anche pubblicazioni, cataloghi, gadget, prodotti d’eccellenza del territorio.
22) Ci sono aree urbane che pagano nel loro complesso un elevato prezzo socio-economico, reso ancora maggiore (in senso negativo) da campagne ostili se non denigratorie relative al territorio, al degrado, alla criminalità. Gli aderenti al movimento pensano fermamente che sia finalmente giunto il momento di intraprendere il cammino inverso, generando in zone bistrattate e dimenticate nel recente passato, cultura, arte in forma innovativa, il culto del bello e dell’armonia. Nuova realtà ed utopia si fonderebbero bene con un glorioso passato generando un’operazione commerciale – oltre che artistica – che gli aderenti al movimento vogliono immaginare prolifica e ricca di prospettive e di benessere, diffondendo un nuovo “capitolo culturale” tra i non iniziati e le persone normali, prima ancora che tra gli esperti ed amanti dell’arte ai vari livelli.
23) Il movimento denominato Mefitismo Artistico intende invertire la rotta e garantire pieno successo alle sue proposte, con un’azione di dinamica e contemplativa rigenerazione del bello supremo anche a livello urbano-territoriale, risanando e rivalutando un territorio ricco di potenzialità e di fascino, dando applicazione anche ad una visione creativa dell’arte su vasta scala. Tutto ciò darebbe un concreto aiuto e sostegno ad un nuovo modo di procedere nel campo artistico e del risanamento ambientale, potenziando l’economia degli abitanti di un’area che per anni è andata progressivamente spegnendosi a livello sociale, economico e di potenzialità e prospettive future. Con gli artisti del movimento, che saranno sempre più numerosi, si aprirà una porta attraverso le memorie del tempo, del passato, di una terra mefitica incastonata nella provincia irpina, un tempo regno dei gloriosi e valorosi Sanniti, uno scrigno di storia fatto di pietre e materiali fangosi e gassosi, eterei e misteriosi. La Valle d’Ansanto si presenta agli artisti del movimento come un luogo dalle infinite emanazioni ed emozioni che richiederanno sempre maggiori attenzioni per il valore storico intrinseco, ma anche per l’energia vitale che sembra risalire direttamente da “quegli” inferi. 
24) Infine le opere degli aderenti al Mefitismo Artistico devono essere suggestive e generare gioia, positività, vita, essendo il megafono sia della loro formazione artistica, sia di un luogo difficilmente accessibile ma ricco di fascino finalmente riscoperto e reinterpretato grazie alle loro azioni dinamico-contemplative, quelle che sanno generare nell’osservatore emozione e benessere impalpabile, ma reale.

Prof. Arch. Ermanno Di Sandro, critico d’arte e scrittore.

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