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Fase 2: quali sono gli incentivi per la sanificazione di imprese e attività commerciali?

Prima o pio bisognerà cominciare a tornare a uno stato di normalità, o pseudo tale. Questo è ciò che il popolo italiano si augura posa avvenire al più presto, per evitare che i danni economici dell’ormai certa recessione possano rivelarsi ancora peggiori di quelli che ha portato l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus.

Non abbiamo ancora una data certa, non sono stati ancora rivelati i dettagli della graduale uscita dal lockdown, ma è chiaro che la prossima fase riguarderà soprattutto il mondo del lavoro. Alcune filiere sono rimaste operative ed è dall’esperienza di queste che si prenderanno tutti gli elementi utili per determinare un ritorno a lavoro efficace e in sicurezza.

Ma non si tratta di semplice teoria, il Governo ha già disposto i primi fondi per supportare aziende e attività commerciali nel rafforzamento dei protocolli di sicurezza interni, in modo da poter assicurare l’incolumità dei propri dipendenti.

Di che fondi si tratta?

Parliamo degli incentivi fiscali che sono stati diramati in primo luogo con il Decreto Cura Italia e poi allargati con il Decreto Liquidità. Andiamo a vedere più nel dettaglio cosa prevedono queste misure.

Gli incentivi del DL 18/2020

Il DL 18/2020, meglio conosciuto come il Decreto Cura Italia, è stato il primo provvedimento complessivo emanato dal governo Conte per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica causa dal Covid19, e cominciare a porre le basi della ripartenza. Tra i vari stanziamenti c’è anche una parte che riguarda la sanificazione dei luoghi di lavoro, stabilità all’articolo 64.

A tale articolo si comunica la disponibilità di un credito di imposta pari al 50%, per tutto l’anno in corso, che sarà erogato a risarcimento dei lavori di disinfestazione degli ambienti di lavoro. Il tetto massimo di spesa che può essere coperto per ogni singolo richiedente è di 20mila euro, mentre l’ammontare del fondo, totale, è di 50 milioni di euro.

Quindi questa prima misura è stata decisa per aiutare a pulire e sterilizzare i luoghi di lavoro, consci come siamo che il virus sia particolarmente resistente se posato su superfici (soprattutto metallo). Scendendo nel tecnico, queste operazioni di disinfezione sono soprattutto caratterizzate da una sterilizzazione mediante ozono, pratica veloce e sicura per l’ambiente ma comunque dal peso specifico sui bilanci delle aziende già messe alla prova dallo stop forzato.

Il credito di imposta si applica anche ad interventi di sanificazione più specifici, come quelli relativi a condizionatori e impianti di climatizzazione. Anche in questo caso, la semplice pulizia di unità esterne e interne non basta ad assicurare l’eliminazione dei microrganismi patogeni che possono proliferare all’interno degli apparati e, poi, essere diffusi negli ambienti quando questi vengono attivati. I benefici della sanificazione dei condizionatori all’interno di uffici, negozi, sedi aziendali e luoghi di lavoro di qualunque tipologia, in ogni caso, non riguardano solo il contrasto alla diffusione nel nuovo Coronavirus, ma anche quello a vari batteri patogeni capaci di provocare malattie respiratorie e, più banalmente, agli agenti inquinanti causa di allergie e asma.

Per accedere agli sgravi bisognerà richiedere l’assistenza esclusivamente di quelle imprese iscritte alla Camera di Commercio (codice: lettera E come stabilito dal DM 274/1997), e tenere traccia di ogni documentazione relativa alle operazioni.

Gli incentivi del DL 23/2020

Non solo i luoghi di lavoro vanno sanificati ma vanno anche potenziati i dispositivi di sicurezza personale di ogni singolo dipendente. Stiamo parlando del ricorso a guanti, mascherine, occhiali e visiere, tute, calzari, tutta una serie di materiali che andranno cambiati saltuariamente, che avranno un costo d’acquisto e di smaltimento piuttosto elevato a lungo andare.

Per questo motivo il Governo ha deciso di intervenire anche in questo caso con il DL 23/2020, Decreto Liquidità, che all’articolo 30 spiega come quanto stabilito dall’articolo 64 del DL Cura Italia sarà esteso anche all’acquisto di questi materiali, e anche a plexiglass, gel e detergenti.

Quindi anche queste dotazioni potranno essere sommate al monte spesa di 20mila euro, sempre con l’obbligo di conservare ogni fattura ed eventuale documentazione.

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