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Che fine ha fatto la Provincia di Caserta?

DiThomas Scalera

Feb 5, 2017


I bruschi mutamenti politici della Provincia di Caserta riguardano disfunzioni che si aggravano sino a raggiungere una “fase parossistica,” che prelude al totale superamento. Descrivendo la politica casertana evidenziamo la condizione di vita del nostro capoluogo affossato da questo “terremoto”che ha distrutto il mondo politico e le gerarchie delle nostra provincia.
La nostra provincia oggi risulta essere una vittima, tutti noi ora pretendiamo senza licenziosità una ricostruzione di un nuovo assetto politico, in grado di trasformare le nuove esigenze che verranno legate alla totale evoluzione sociale di “Terra di Lavoro.”
Caro Senatore Mirabelli commissario provinciale politico del Partito Democratico Caserta, con la sua politica ha ormai raggiunto la sua fase parossistica, che prelude a una sua radicale negativa mutazione. Non ci sarà una “migliore Politica”, ma un’ “altra Politica”, a noi totalmente scadente. Il termine Partito, caro Senatore Mirabelli richiama il concetto di divisione (Guelfi e Ghibellini dell’antica Firenze) e che da sempre indica la difesa dei nobili interessi della collettività, oggi questo significato muore completamente.
Le aspirazioni politiche, da sempre noi tutti cittadini affermiamo sono progressiste, potrebbero trovare appagamento se ci fosse una concreta validità democratica. Vi piace questa affermazione Senatore? A noi piace tanto. Siamo torbidi quando ascoltiamo da parte dei politici sia di sinistra che di destra la spensierata leggerezza con cui si annunciano elezioni immediate anche senza gruppi politici, scissioni e nuove formazioni, categorici rifiuti di qualsiasi lista comune, dovrebbe davvero far tremare le vene nei polsi di chiunque abbia un qualche interesse alla salvezza provinciale di Caserta.
Ci si avvia, danzando come sul ponte del Titanic, verso un Provincia priva di ogni centro di gravità, priva dei due grandi partiti di coalizione su cui fondare la responsabilità del governo provinciale, nel quale ogni coalizione, anche la più ipotetica e fantasiosa, potrebbe non avere la maggioranza; con un centrosinistra insidiato dai mediocri problemi interni dentro il PD, e da una sinistra italiana che non ha senso, da un centro destra scomparso ma ovviamente anch’esso inesistente e una destra-sinistra (perché questi sono i Cinque Stelle) che prendono da tutti ma non si alleano con nessuno. Unica stella polare: l’interesse dei titolari dei singoli simboli.

Oggi la Provincia di Caserta risulta essere un nuovo Big Bang politico, forse più vergognosamente pericoloso, e di nuovo nel pieno di una svolta scandalosa che coinvolge tutti gli assetti decisionali. Terra di Lavoro caro presidente Lavornia, sembra aver trovato solidità con rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano.

Come si può privare alla nostra provincia un valore unico ed indispensabile “la cara sopravvivenza umana”. Chi sono i responsabili di questo vergognoso disastro?. Ora basta avete perso, tutti siamo stufi del vostro scarso teatrino cari governanti del centro destra, e del centro sinistra ora si deve cambiare, non vogliamo più assistere ad “uno scarica barile”che consiste nello scaricare le proprie responsabilità sulle spalle di altri, che a sua volta se ne laveranno completamente le mani.
Ieri a con il presidio dei lavoratori del <BACINO DI CRISI DI CASERTA> in piazza Vanvitelli la politica era assente, solo una delegazione dei GD di Caserta in piazza per portare sostegno ai lavoratori del <BACINO DI CRISI DI CASERTA> La vergogna istituzionale ha trionfato. Presidente Lavornia non c’è nessuna risoluzione verso la crisi.
Bisogna cambiare ordine, ma soprattutto cambiare padrone, l’ordine liberale spinga la politica casertana a mettere da subito ordine in casa sua, a modernizzare la istituzioni in direzione di un bipolarismo di stampo progressivo verso governi di legislatura e presidenti eletti, a replicare l’alternanza tra le famiglie europee del popolarismo e del socialismo, se il centro destra non è in grado di compiere questa azione si torni alle elezioni.
Mentre ora il grande disordine provinciale continua nella crisi indirizzando la nostra Caserta verso una direzione diametralmente opposta, attivando il caos e la frammentazione, noi cittadini rimaniamo qui a modellarci sui nostri peggiori difetti.
Bisogna agire, non essere costruttori negativi di un sistema che sta finendo nel baratro. Essere politico oggi equivale a porsi consapevolmente dinnanzi ad una scelta andando oltre il proprio interesse e abbracciando l’idea del bene comune. I nostri rappresentanti politici del PD Senatore Mirabelli non sono chiamati a ricoprire ruoli ancillari. Bisogna lavorare per la prima linea, questo concetto deve essere chiaro fino alla fine dei giorni.
E’ pur vero che è sempre più radicata l’idea che la politica oggi è diventata uno strumento di lotta per un viscido, clientelare potere asservito a interessi individuali e settoriali, di posizionamento e di occupazione di spazi piuttosto che di sviluppo e gestione di processi, questo concetto deve essere chiaro per il centrosinistra casertano.
In questo modo non c’è tutela per il popolo dei lavoratori, degli studenti, ma soprattutto non c’è benessere per la società. Adesso basta cari politici, ora bisogna pagare per gli errori commessi. La parola “fine”non la utilizzeremo nemmeno in futuro, perché sappiamo che purtroppo questa storia non è ancora finita qui per la provincia di Caserta, ma vogliamo aspettare che qualche politico di destra/sinistra ascolti il grido d’allarme, della provincia di “Terra di Lavoro”. Oggi preferiamo salutarci con uno speranzoso: in attesa di risposta.
Oggi noi cittadini non ci guadagniamo nulla, la nostra Caserta, sia dal punto di vista economico che del peso politico, rimane da sola a gareggiare in competizione con le provincie più avanzate della nostra penisola, oggi Caserta rimane senza più nessuna speranza di proteggere i suoi interessi sotto il manto di una dimensione nazionale, è un mistero che i fautori dell’ esclusione di Caserta dall’area complessa di crisi un giorno magari ci spiegheranno. Ma è senza dubbio che il nostro sistema politico, solitamente meschino e di corta veduta, sembra ansioso di replicare in Parlamento questa idea del conflitto di tutti contro tutti, in cui ognuno sta per sé, preparando l’esplosione di ogni residuo centro di mediazione dentro una mediocre frammentazione.
Oggi la provincia di “Terra di Lavoro” chiede un sistema politico che si senta finalmente sganciato, libero di seguire i suoi spiriti animali, l’interesse regionale ma soprattutto l’interessa nazionale, chi non vuole questo aspetto ha solo da temere.

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Thomas Scalera

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