Mar. Set 24th, 2019

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I fiori di Kirkurk. I fiori di Erbil. Una nuova primavera.

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Un nuovo terremoto invade il Medio Oriente, un terremoto sociale che riempie le strade con canti, grida e balli: un nuovo entusiasmo dilaga, un entusiasmo capace di esorcizzare la paura di tutto quello che sarà il futuro.

Il Kurdistan ha ottenuto l’indipendenza dall’Iran, con un referendum popolare, il 78% della popolazione, di cui il 91,8% ha votato a favore: un risultato storico.

Facciamo un passo indietro, il Kurdistan è un vasto altopiano del Medio Oriente, situato nella parte settentrionale e nord orientale della Mesopotamia, che vede ai suoi confini Turchia, Iran, Iraq, Siria e Armenia. Una terra impregnata di storia, una terra massacrata da una fortissima discriminazione, una terra ricchissima di petrolio.

La questione territoriale fonda le sue radici nell’Impero Ottomano, il Kurdistan è stata da sempre una regione autonoma alla ricerca della propria indipendenza, ci aveva già provato nel 1946, ma Teheran riuscì a reprimerla dopo appena undici mesi.

Per molti la scelta dei Curdi Iracheni è un vero azzardo. I dati economici rappresentano uno scenario tragico: Erbil sebbene sia ricchissima di potenzialità, è alle prese con un debito di 22 miliardi di dollari, superiore al suo prodotto interno lordo, incapace di pagare i salari di un esercito di pubblici funzionari.

I Curdi credono nella libertà, e hanno lottato per ottenerla: il 25 settembre 2017 diviene una nuova pietra miliare nella storia araba, guidati da Mosaud Barzani, incuranti delle reazioni di chiusura, incurati che Ankara ha ritenuto nullo quanto vuoto questo referendum, ammassando al confine il proprio esercito, o ancora incuranti che Bagdad si rifiuti di aprire qualsiasi forma di negoziato, ma forti dell’alleanza di Washington che ribadisce la sua vicinanza, e del silenzio russo, il Cremlino tace pensando solo al proprio business. I Russi hanno definito accordi per quattro miliardi di dollari in 9 mesi.

Il maggior timore di Teheran è tuttavia vedere avamposti del suo acerrimo nemico: Israele.Non è un segreto lo stretto legame tra Israele e il Kurdistan iracheno. Dagli anni ‘60, Erbil e Gerusalemme mantengono legami diplomatici, commerciali e d’intelligence. restasse isolato, Gerusalemme potrebbe anche aiutarlo militarmente. Un nuovo capitolo prende vita.

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