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Flusso migratorio in Italia: che cos’è il razzismo

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L'italia è un Paese tollerante o razzista? Senza incorrere in generalizzazioni, che è proprio ciò che vogliamo evitare; cerchiamo di offrire una panoramica generale su cosa sia il razzismo, in quali categorie si declini e come fare per vincere i pregiudizi e la tendenza a discriminare
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Il fenomeno migratorio in Italia non ha radici così lontane: solo dagli anni ‘80, infatti, il nostro Paese si è trasformato da luogo di partenza a luogo di arrivo. In questa inversione di ruoli, da ospiti a “proprietari di casa”, è mutato anche il nostro “atteggiamento di tolleranza nei confronti del diverso”, così tanto decantato? Quanto riusciamo a fronteggiare il cambiamento derivante dall’integrazione con minoranze diverse da noi per lingua, cultura, origini e costumi? Alla luce degli ultimi sviluppi in Italia, è ragionevole o azzardato parlare di razzismo?

Il presente articolo non ha la pretesa di riuscire a conciliare tematiche importanti e socialmente e politicamente sentite in poche righe, bensì tenta semplicemente di offrire una panoramica generale sul come dalla semplice identità sociale possiamo incorrere nel pregiudizio e da qui, apparentemente senza renderci conto dei passaggi intermedi, in vere e proprie forme di razzismo.

Come abbiamo già avuto modo di vedere insieme, c’è differenza tra identità collettiva e identità sociale.

Per usare delle similitudini e alleggerire concetti che già in precedenza abbiamo trattato più dettagliatamente (vedi qui https://www.v-news.it/perche-anche-sud-sostiene-la-lega-salvini-sposta-centro-inclusione/), potremmo interpretare entrambe come uno specchio. Il primo che riflette il modo in cui ci vediamo, il secondo che riflette il modo in cui siamo visti dagli altri, quindi dal “nostro osservatore giudicante”. Per questo motivo, positiva o negativa che sia, la nostra identità sociale è acquisita da noi senza merito né colpa; è fondata su un giudizio esterno, su una generalizzazione.

Come appunto abbiamo già anticipato, il discrimine tra l’identità sociale e una primordiale forza di pregiudizio è veramente labile. Prendiamo in prestito la definizione di pregiudizio offertaci da Pettigrew che lo intende come “un’antipatia accompagnata da una dannosa generalizzazione”. Allport fornisce la stessa definizione aggiungendo che la generalizzazione sia falsa e inflessibile e che potesse essere espresso internamente (sottile o latente) o esternamente (manifesto). Un’aggiunta che possiamo apportare a queste formule è che il pregiudizio non si configura mai solo come un fenomeno individuale, relativo cioè a particolari caratteristiche di personalità o temperamentali del singolo soggetto, ma come un fenomeno gruppale alla cui base vi è una categorizzazione.

Secondo la Teoria del Conflitto Realistico (Campbell, 1965; Sherif, 1967) il conflitto tra gruppi (vedi qui https://www.v-news.it/non-giudicate-e-non-vi-sbaglierete-mai-dal-pregiudizio-alla-discriminazione/) è enfatizzato e può diventare irrisolvibile se vi è un’inconciliabilità di scopi tra i gruppi o se si “concorre” in un territorio con scarsità di risorse. In altre parole, ciò a cui un gruppo tende è considerato lesivo dall’altro gruppo. Un’altra evidenza che in parte integra, pur non sovrapponendosi come concetto alla Teoria del conflitto realistico, risale al lavoro effettuato da Pettigrew e colleghi ed è definita GDR (Deprivazione Relativa del Gruppo). Essa riguarda la discrepanza tra ciò che si ha e ciò che si pensa di meritare (aspettative Vs risultati) e mira a studiare gli effetti di questo fenomeno sul Pregiudizio manifesto e sul Pregiudizio sottile. La deprivazione relativa origina dai concetti di giustizia distributiva (c’è ingiustizia nella distribuzione dei beni) e giustizia procedurale (i metodi di distribuzione dei beni sono utilizzati iniquamente) Sia nella teoria del conflitto realistico che nella GDR giocano un ruolo cruciale le dinamiche ingroup/outgroup e, soprattutto, il senso di minaccia percepito dell’outgroup derivante dalla competizione. 

Riepilogando, pregiudizio e discriminazione sono due concetti diversi in quanto il primo fa riferimento ad un giudizio che precede l’esperienza reale con l’altro gruppo, mentre la discriminazione già porta con sé una sfumatura di azione in quanto è mirante a danneggiare l’altro. Tuttavia, nella pratica, i due termini vengono usati in maniera interscambiabile in quanto in letteratura è stata studiata la loro diretta associazione: chi ha un pregiudizio è tendente a discriminare. Col termine razzismo, invece, siamo soliti indicare il senso di inferiorità sia biologica che culturale che attribuiamo a un altro gruppo.

Ora, qual è o meglio, quali sono i meccanismi che scattano viziando il pregiudizio (che di per sé non è negativo in quanto ognuno di noi ha necessità di formarsi a priori delle idee sul mondo non potendolo esperire in ogni suo aspetto) e lo convertono in razzismo? Ne semplificherò alcuni, per amore di sintesi:

  • Iper categorizzazione che tende ad accentuare le differenze (soprattutto culturali) dell’altro in maniera negativa creando una discrepanza noi/loro così abissale che deve essere fatto uno sforzo cognitivo notevole per ridurla.
  • Senso di minaccia alterato (anche del tutto infondato e irrealistico) che mette in moto le ancestrali reazioni di attacco/fugo sfavorendo il contatto e l’integrazione.
  • Mancanza di empatia, che può sfociare nella deumanizzazione (Haslam)
  • Percezione di violazione di norme sociali condivise
  • Percezione di ingiustizia riguardo lo stato attuale del gruppo di appartenenza rispetto a quello di cui godeva in passato in assenza della presenza degli stranieri
  • Eccessiva valutazione del proprio gruppo (più morale, giusto, onesto) rispetto a quello straniero

I TIPI DI RAZZISMO

Il razzismo comunque non è un concetto unitario, ha diverse sfaccettature. 

  • Razzismo avversivo o ambivalente: riguarda il contrasto tra sentimenti egalitari a cui si vorrebbe tendere contro quelli negativi percepiti nei confronti dell’altro creando una dissociazione tra risposte esplicite ed implicite. 
  • Razzismo riluttante: tipico di persone progressiste che aderiscono anche a valori umanitari ma esperiscono a livello inconscio sentimenti negativi verso le minoranze. Ha punti di convergenza col precedente
  • Razzismo moderno: tipico di chi aderisce a un modello conservatore, contrasta le vecchie espressioni di razzismo ma è convinto che le minoranze beneficino di politiche senza merito
  • Razzismo simbolico: nega la presenza del razzismo, la discriminazione, non contempla il favoritismo nei confronti delle minoranze e nutre la convinzione che per integrarsi le minoranze dovrebbero impegnarsi di più

Le ricerche che da oltre 50 anni studiano il fenomeno individuano come punti per ridimensionarlo le seguenti condizioni:

  • Rendere il contatto efficace con azioni volte alla integrazione/cooperazione e non alla rivalità/ competizione
  • Possibilità di conoscenza approfondita tra gruppi per livellare la percezione di diversità
  • Creare uno Status simile 
  • Essere favoriti da un supporto istituzionale
  • Imparare a ri-categorizzare

Per rispondere all’ultima domanda di quelle poste nella premessa, ovvero se in Italia è ragionevole o azzardato parlare di razzismo, per rifarci allo schema sopra delineato, credo sia giusto ritenere che negare il razzismo è il primo modo per incorrere nel razzismo simbolico. Certe differenze sono tuttora ancora troppo rimarcate e siamo lontani dall’applicare politiche di integrazione e uguaglianza in maniera sincera e non ambivalente. Recentemente, anzi, pare si sia quasi istituzionalizzato l’odio razziale, si difenda a spada tratta il proprio gruppo di appartenenza con le conseguenze che abbiamo visto che questo comporti. 

Ricordatevi che da un punto di vista biologico LA RAZZA NON ESISTE. Ricerche genetiche hanno dimostrato che la distanza media tra due individui di una “presunta razza” è uguale se non superiore a quella tra “due presunte razze differenti”

https://www.v-news.it/perche-anche-sud-sostiene-la-lega-salvini-sposta-centro-inclusione/

https://www.v-news.it/non-giudicate-e-non-vi-sbaglierete-mai-dal-pregiudizio-alla-discriminazione/

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