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Formia. Il resoconto dello sciopero globale delle Donne a Formia

DiThomas Scalera

Mar 10, 2017

“L’8 marzo è una giornata di lotta, non un’occasione per locali, ristoranti e fiorai di far girare l’economia. Prende vita dagli scioperi delle operaie che dai primi del Novecento in tutto il mondo animarono le lotte per i loro diritti violati di persone e lavoratrici. Ricordiamo Il primo, quello delle camiciaie di New York nel 1909, poi lo sciopero e la rivolta delle operaie di Pietrogrado, l’8 marzo del 1917, perché senza donne non c’è rivoluzione possibile!” così recita il comunicato sul blog del movimento “Non una di meno” e con questo spirito sono stati accolti lo sciopero e la manifestazione anche nella città di Formia.

A seguito di una grave violenza di gruppo inferta su una giovane di sedici anni, le donne argentine riunite nel movimento #NiUnaMenos (non una di meno), hanno lanciato un appello internazionale a tutte le donne per aderire allo sciopero generale nel giorno simbolo dell’emancipazione femminile, l’otto marzo appunto, asticolando le pratiche di lotta a partire dal blocco della produzione e della riproduzione.

L’8 marzo Formia è apparsa tappezzata da fiocchi e palloncini fucsia e neri, per abbellire e lasciare un “segno” tangibile di partecipazione, mentre 19 si è poi dato il via, in piazza della Vittoria, ad un’assemblea aperta a chiunque avesse voluto discutere sui temi presentati dal movimento:

  1. Centri Antiviolenza laici e autonomi, luoghi femministi di trasformazione culturale;
  2. Piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne;
  3. Autodeterminazione alla salute sessuale e riproduttiva, piena applicazione della legge 194, libero accesso alla contraccezione di emergenza (RU486), contrasto alla violenza ostetrica; Consultori pubblici riqualificati e aperti ad ogni individualità;
  4. Educazione alle differenze praticata dall’asilo nido all’università, per una sucola quale laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.
  5. Comunicazione massmediatica rispettosa della donna e di tutte le individualità;
  6. Permesso di soggiorno incondizionato e asilo per tutte le donne migranti vittime di violenza;
  7. Salario minimo europeo contro le disparità di retribuzione e lo sfruttamento;
  8. Spazi politici e fisici antisessisti nei territori, liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie.

 

Numerosi gli interventi, tra cui un toccante monologo teatrale sul tema mai abbastanza approfondito della violenza sessuale.

Si è trattato insomma di un 8 marzo che verrà ricordato come una giornata globale in cui la sponda di molte donne, e non solo, assumerà proporzioni enormi di lotta e giustizia amorosa per il proprio futuro. E non ci si fermerà.

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Thomas Scalera

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