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Francesco Fienga. Quando la musica viene dal cuore

Quattro passi nella natura, un registratore e tanta voglia di raccontarsi. E’ così che inizia l’intervista ad un cantautore che ha fatto della musica un mezzo di comunicazione di sentimenti, di emozioni e soprattutto di ricordi.

Fienga nasce nel 1971, l’epoca in cui i giovani vivevano di musica, l’epoca dei Pink Floyd, l’epoca delle rivoluzioni perché le discriminazioni erano ancora un problema sociale. Nasce e cresce in provincia di Salerno, ma la sua vita non è stata affatto facile. “ Oggi è così. Chi scrive per hobby, per passione. C’è poi chi è nato per fare musica anche se non ha avuto i mezzi per studiare, come me che non ho fatto grandi scuole,ma quanti sanno ancora trasmettere emozioni con le note? Oggi accendi la tv e segui il telegiornale, scopri che c’ è stato un attentato dove sono morte delle persone e con nonchalance sì passa all’argomento successivo e si parla di pallone” .

Francesco inizia il suo racconto da quando è iniziato tutto: All’età di tre anni è stato portato al Sacro Cuore di Pompei insieme al fratello maggiore, causa problematiche familiari e sarà questa l’esperienza che gli cambia la vita.  Con nostalgia mi racconta questi aneddoti e mi dice :”Era più bello ma c’era tanta educazione. Lì ho conosciuto Suor Celina, colei che mi ha fatto da madre e da guida fino ai quattordici anni.

Dopo sono tornato a casa per volontà dei miei,ma mi sono trovato in una realtà molto distante dalla mia. Scugnizzi che giocavano a pallone per strada, senza scuola,senza un obiettivo nella vita. Non mi trovavo bene con questa realtà e ne ho sofferto. Ho fatto degli errori e delle rinunce, sbagliando. A 20 anni dovevo fare delle scelte diverse ma quello che mi mancava era la musica,scoperta durante la mia permanenza al Sacro Cuore ed ho deciso di prendere in mano la situazione: Io scrivo, io ho bisogno di scrivere il mio sogno,scrivo e canto per passione. Come il pezzo ‘Vient’. Un pezzo che sto scrivendo con il mio amico Eugenio Lato, l’unico che mi è stato vicino dopo un grave incidente,lui è un sognatore.

Eugenio è colui che vuole cambiare il mondo, è nato per scrivere e per fare musica, tutto quello che sta intorno è solo un contorno conta ciò che si ha dentro e lui ha molto da dare. Non voglio il successo, ma io sono un cantautore e voglio dare emozioni a chi mi ascolta. Lui suona il sax e mi accompagna in questo percorso. Abbiamo lavorato anche sul pezzo ‘Fravulè’ ed insieme ad un nostro amico con la chitarra vogliamo finire questo brano che nasce acustico ed è crudo.”

Ha le lacrime agli occhi dovute alla commozione e mi cita una frase di questo pezzo: ‘ A morta ven e nun buss’. “Ecco perché dobbiamo portate avanti le nostre passioni perché oggi ci sei e domani chi lo sa, e tutto ciò che fai ti rimane nel cuore. Pij a Pino Daniele, i suoi testi non sono solo canzoni, ma sono poesie. Mi hanno ispirato nei momenti più bui della mia vita ed ora sto cà a dire che io nel mio sogno ci voglio credere “

Mi parla della sua spiritualità e dei suoi figli, di come è orgoglioso di come suo figlio studi le Belle Arti perché sta tramandando l’arte che apparteneva a lui e prima ancora  a sua madre. Parlando dei sogni futuri mi dice che ha voglia di lavorare con i bambini e che vorrebbe suonare per loro, “perché non c’è gioia più grande di dare loro un sorriso.

Mi ci vedo già vestito da arlecchino a cantare tutte le canzoni dei cartoni animati e fare uno show dove li farei ridere a crepapelle. Li farei divertire tantissimo, canterei di Heidi, una bambina coraggiosa che ha ridato il sorriso ad una ragazza infelice. “

Tornando serio, con lo sguardo perso nel vuoto mi parla di ciò che vorrebbe fare per chi non ha voce, per chi non ha niente. Vorrebbe aiutare chi non ha i mezzi nemmeno per dire la propria opinione e mi confida che anche lui ha visto il ‘buio’, ha sofferto la fame ed una brava signora sua vicina l’ha aiutato finché non ha trovato un lavoro in una ditta di imbianchini.

Non vuole rattristirmi e mi dice che ognuno di noi ha una strada in questa vita, chi è nato sotto una stella migliore, chi è nato sotto una stella bruciata ma dobbiamo cercare quella che è la nostra,perché non c’è cosa più bella di portare avanti i propri sogni.

Passeggiamo ancora mentre io con registratore alla mano non mi faccio scappare nemmeno una sua emozione, ascolto attentamente ciò che questa persona straordinaria ha da raccontarmi e scavando tra i suoi sogni emerge un qualcosa che attira la mia attenzione: Francesco è anche un poeta, infatti sulla sua pagina di Facebook egli ci dedica pezzi che parlano d’amore e di sentimenti forti.

Ha raccolto questi pezzi per creare un libro di 50 poesie in napoletano, corrette da Antonio D’Andretta “per non commettere errori nella sintassi, non me lo perdonerei mai!”

Prima di lasciarci mi dedica dei versi della poesia ‘Quando’ con la promessa di portare avanti questo progetto e noi glielo auguriamo.

Francè, l’è prumis.

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Marianna D’Antonio
Classe '85. Attivista per la tutela degli animali, avida lettrice ed amante delle serie tv e film d'autore. "Il problema della razza umana e' che gli idioti sono assolutamente sicuri,mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi." Bertrand Russell

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