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Germania. Il vero volto dell’economia tedesca, l’ex locomotiva d’Europa ha sempre più cittadini poveri

DiThomas Scalera

Gen 2, 2017

In Italia il dibattito sulla povertà dilagante è di stretta attualità tanto da focalizzare l’attenzione delle forze politiche e quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale nel discorso di fine anno a reti unificate ha dedicato ampio spazio alla questione sollecitando interventi urgenti. Il problema della povertà in Italia come in Europa è legata all’assenza di lavoro o lavoro sottopagato. In sostanza il grande tema è quello del reddito. Si fa un gran parlare di misure come quella del “reddito di cittadinanza” per cercare di far uscire gli oltre 4 milioni di italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà (ovvero avere un reddito di circa 900 euro mensili). Quelli che superano tale soglia comunque non se la passano bene. Infatti per loro è stata definita la categoria della “povertà relativa”. Quando si affronta questo argomento di conseguenza si tende a guardare agli altri paesi per cercare anche delle soluzioni. Il modello per eccellenza al quale gli altri paesi europei guardano è la Germania della Cancelliera Angela Merkel. Ma la realtà è ben diversa dall’opinione che si ha all’estero dell’economia teutonica. Infatti stando ad un rapporto recentemente reso noto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali tedesco, sempre più cittadini tedeschi vive in povertà o è vicino alla soglia di povertà. E soprattutto sempre più tedeschi sono indebitati. Nel 2015 le famiglie tedesche con debiti sono state 2,05 milioni. Una cifra record rispetto agli anni precedenti ed in costante aumento dal 2006. Una delle spiegazioni al fenomeno fornite dalle autorità tedesche è che sempre più famiglie si sono indebitate perché prive di reddito. Paradossalmente in generale pur essendo aumentati i salari è comunque parallelamente cresciuto il costo della vita. Il caro vita è particolarmente sentito oggi soprattutto da coloro i cui salari invece hanno iniziato ad abbassarsi. La nuova tendenza infatti sembra essere questa: una riduzione dei salari in molti settori produttivi. Salari insufficienti al costo della vita stanno provocando un aumento della povertà impensabile per una nazione considerata appunto il fiore all’occhiello dell’economia europea. A confermare questi dati spicca anche l’aumento considerevole della cosiddetta Hartz IV. Nel 2015 8 milioni di persone sono state dipendenti dal servizio di “sostegno al reddito” appunto l’Hartz IV, un servizio che spesso può diventare un incubo per chi vi accede. A fronte di un reddito minimo garantito per tre anni ai soggetti che si rivolgono all’Hartz IV vengono fatte delle proposte lavorative. Se queste vengono rifiutate per tre volte si perde il sussidio. Molti cittadini in difficoltà hanno denunciato come i lavori che vengono proposti da quelle che sono vere e proprie agenzie di lavoro interinale sono troppo spesso lavori sottopagati o che presentano un vero e proprio sfruttamento del lavoratore. In questo quadro desolante si innesta anche il fenomeno dell’immigrazione. La politica delle “porte aperte” della Merkel oltre ad una facciata “umanitaria”, alla solidarietà sbandierata ha uno scopo preciso: introdurre nuova forza lavoro a basso costo. Il livellamento verso il basso dei salari è dunque destinato ad incrementarsi. Mentre milioni di cittadini si impoveriscono, altri si arricchiscono a dismisura. Nel 2015 in Germania si sono registrati circa 4.000 milionari in più. Insomma il dramma della povertà come si può ben capire sta riguardando tutta l’Europa nessuno escluso e per analizzarlo bisogna partire dal sistema produttivo attuale, ultra capitalista e schiavo della finanza. Senza politiche europee comuni sulla questione del reddito da garantire ai cittadini europei il fenomeno è destinato a dilagare con gravissime conseguenze sui popoli occidentali e non solo.

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Thomas Scalera

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