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Giornata Internazionale della Disabilità: un momento di integrazione oltre le 24 ore

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Ieri, 3 dicembre, si è celebrata, come ogni anno dal 1981, la Giornata Internazionale della Disabilità. Sottolineo che sia stata istituita nel 1981 perché mi piace pensare che sia un dato conseguito prima che io nascessi. Siamo venuti al mondo con l’idea che ci sia qualcosa da cambiare. Invece, spesso, è solo da riscoprire, da migliorare, da perfezionare, da tramandare, per cui educarci ancora. Qualche volta, come oggi, abbiamo solo bisogno di credere nuovamente, rinnovare una promessa già fatta e, si spera, mantenuta. Siamo chiamati, insomma, a dimostrare la nostra fedeltà nei confronti dei valori che predichiamo. Valori che celebrano tolleranza, rispetto, comprensione e spirito di accettazione ed integrazione nei confronti del nostro prossimo.
I traguardi sono mere illusioni, è vero, ogni volta che ne conseguiamo uno, in realtà non facciamo altro che muovere un passo in avanti e sbilanciare nuovamente il nostro baricentro verso altre, più nuove, e ci si augura migliori, scoperte e realizzazioni. Non sarà nulla di eclatante quello che concretamente abbiamo oggi, mi obietterete, ma, come disse Armstrong: “ Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’Umanità”.

La disabilità fisica, mentale o psicologica che sia, è tutelata dalla Legge 104/1992 che mira all’integrazione sociale. Al di là di questa legge, che formalizza quello in cui dovremmo già credere, vi ricordo le parole di Kant: “Il cielo stellato sopra di me, la Legge Morale in me”.
Basta con la retorica dell’ uguaglianza. Noi non siamo tutti uguali. Nessuno vuole essere uguale ad un altro. Noi siamo tutti diversi. Meravigliosamente diversi, unici ed irripetibili. E dobbiamo amarci per la nostra diversità. Perché, pur nella nostra diversità, siamo tutti uniti da un comune denominatore: siamo tutti umani. Vorrei che leggeste la parola “umani” sia come sostantivo, sia come aggettivo, nel senso di caritatevole, solidale, tollerante. Scusate la ridondanza e il gioco di parole, ma siamo tutti esseri umani, umani.
Sensibilizzare” è ciò che si fa in giorni come questo, che non vuol dire solo acuire la nostra sensibilità, vuol dire renderci più consapevoli e partecipi di un problema.
In patologia, la sensibilizzazione indica la capacità di un organismo di essere reattivo ad uno stimolo. Mi sembra particolarmente indicato in questo specifico contesto affiancare la sensibilità alla reattività. Riesce a dare un tocco pragmatico e concreto al nostro ideale di integrazione. Tradotto in parole povere si potrebbe leggere come un “fa’ qualcosa”. Ricorda al tuo paese l’importanza di avere scivoli per le carrozzelle affinché andare in banca,posta,dal panettiere o prendere un pullman non rappresenti più un problema insormontabile. Invita i comuni e gli enti pubblici ad assumere interpreti per le persone sorde. Fai in modo che la scuola investa sul sociale e richieda la presenza di persone competenti per problemi specifici.  Negli ideali siamo tutti solidali ma nell’attuazione pratica siamo ancora lontani anni luce. Quanto ai singoli ricordate che è un dovere di tutti fare e un diritto di tutti ricevere.

Questa è una giornata di promozione. Quando una cosa è in promozione, la si acquista. Un abbraccio di accettazione, una parola di conforto, un sorriso sincero, non hanno un costo ma hanno un valore. È una giornata di saldi: facciamo scorta di umanità e aiutiamo a riversarla sul nostro territorio.

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