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I giovani e l’autostima: progetto del prof. Eramo per scuotere le coscienze

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Il prof. Marco Francesco Eramo, originario di Carinaro e docente di Scienze umane al liceo “Galilei” di Jesi, ed il suo progetto per scuotere le coscienze giovani

JESI (AN). “La mancanza di autostima rappresenta un vero problema per molti, in special modo per i giovani. Se si ha l’autostima, tutto sembra fluire più speditamente e gli obiettivi sembrano più facilmente raggiungibili”. Queste le parole, nonché il messaggio, che Marco Francesco Eramo, docente di Scienze Umane, ha voluto lanciare ai giovani studenti del liceo “Galilei” di Jesi, attraverso il progetto educativo “Valori e Bisogni della persona umana:un approccio essenziale per la riscoperta della propria Autostima”.

L’evento si è svolto nella giornata del 17 dicembre. Il docente, avvalendosi della teoria indiscutibile delle intelligenze multiple di Gardner, ha mostrato come un alunno riappropriandosi della propria autostima, sia  capace di raggiungere obiettivi educativi e didattici più alti: “Questo progetto – afferma il prof. Eramo – è servito agli alunni come monito a migliorare le proprie capacità intellettive. Così detto sembra una cosa facilmente realizzabile, se non fosse per il fatto che il più delle volte noi docenti dobbiamo confrontarci con alunni con bisogni educativi speciali e con disturbi specifici dell’apprendimento, che sono tra quelli che facilmente, considerando i propri limiti, sono i primi a perdere la propria autostima”.

Un’iniziativa che ha come presupposto fondamentale quello di comunicare con gli studenti, infondendo loro un senso critico e un’autostima che li sproni a fare sempre meglio, credendo in sé stessi: “Danno per scontato che per ogni loro azione bastino a sé stessi; si accontentano del limite indispensabile che riescono a garantire.  Questo purtroppo è quello che succede il più delle volte agli alunni durante l’interrogazione: si accontentano della sufficienza raggiunta, sottovalutando le proprie potenzialità cognitive. Quello che viene a mancare in questi casi – conclude – è il ‘need for competence’ ossia la capacità di mettere in gioco le proprie reali capacità intellettive”.

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