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Ida – recensione

DiThomas Scalera

Apr 15, 2014

La trama di Ida, intensa ed originale si svolge nella Polonia post nazista del 1962. Anna, una giovane ragazza orfana, cresciuta in convento, sta per prendere i voti ma, pochi giorni prima, viene mandata a conoscere l’unica parente di cui si ha notizia: la zia Wanda, sorella della madre. Si trova di fronte una donna bella, cinica e disillusa che conduce una vita dissoluta e lontana dalla morale e dalle ferree regole conosciute e seguite da Anna. La donna rivela alla nipote di provenire da una famiglia ebrea, di chiamarsi in realtà Ida e di essere scampata per miracolo al massacro dei suoi genitori. Iniziano insieme un viaggio attraverso una Polonia desolata, alla ricerca dei corpi dei suoi, durante il quale, la fede e la determinazione di Ida vengono messa a dura prova. Wanda le mostra e le propone una vita diversa, opportunità nuove e prospettive di vita opposte a quelle fino ad allora seguite, mettendo gradualmente ma inesorabilmente in crisi la sua coscienza e le sue certezze. Un film delicato, dove niente appare scontato e che rivela l’abilità di Pawel Pawlikowski nello scandagliare l’animo umano, mostrando in maniera velata pensieri, ossessioni, dubbi e paure tipicamente umane e lasciando allo spettatore un ampio margine di interpretazione e riflessione personale. Un film consigliatissimo anche per la bellissima fotografia, rigorosamente in bianco e nero, e per l’ambientazione: una Polonia distrutta  e ancora molto segnata dagli eventi della seconda guerra mondiale, a quasi vent’anni dalla fine.

Un film di Pawel Pawlikowski. Con Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik, Adam Szyszkowski.Drammatico, durata 80 min. – Polonia, Danimarca 2013.

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Thomas Scalera

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