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Il caso oscuro di Vanessa Scialfa

Vanessa Scialfa, la rabbia non passa

Enna. È il 24 aprile del 2012 e il tempo sembra essersi fermato. Le auto sfrecciano a pochi metri da un corpo esanime, legato in un lenzuolo e gettato da un cavalcavia. È il corpo di Vanessa Scialfa 21 anni uccisa e buttata in una scarpata.  Vanessa era bella, sorridente, con tanti sogni e la lunga frangetta che le incorniciava il volto. Aveva gli occhi pieni di cose belle e di amore per la vita. In un caldo giorno di aprile la ragazza è con il fidanzato Francesco Lo Presti. 

Vanessa sbaglia nome, li chiama come l’ex fidanzato e l’uomo va su tutte le furie. Afferra il cavetto di un DVD e con il filo la strangola. Le infila uno straccio in bocca intriso di candeggina. Una morte violenta alla quale nessuno può credere. 

Lo Presti prende il corpo di Vanessa e lo chiude in un lenzuolo. Lo lega stretto e lo getta da un cavalcavia. Vuole nascondere le prove. Vuole che tutto sia confuso, occultato.  Poco dopo la polizia sta cercando la ragazza e questo mette in difficoltà l’assassino. I poliziotti sanno cosa devono fare, hanno già capito che quell’uomo è colpevole e devono farlo crollare. Dicono di aver trovato Vanessa che è viva e sta bene. 

A quel punto Lo Presti crolla e racconta di aver ucciso la fidanzata. La famiglia della giovane è straziata dal dolore. Il quadro inizia a diventare chiaro, definito e ogni cosa prende forma. 

Vanessa è deceduta per soffocamento. I genitori della ragazza non sono d’accordo con il movente e pensano che Vanessa abbia visto qualcosa che non doveva. Inoltre chiedono nuovi sopralluoghi poiché, secondo loro, l’assassino sarebbe stato aiutato. Poco tempo dopo la lapide di Vanessa viene deturpata, forse presa a martellate. Un ultimo violento  atto dei vigliacchi, che purtroppo spesso agiscono in compagnia. 

Un’altra storia che mette i brividi, un’altra donna entrata nell’elenco delle vittime di femminicidio. Un altro nome impresso nella fredda vernice rossa di una panchina. Non vi sono giustificazioni alla violenza né ce ne sono per l’assassino! 

“La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci.”

Documento senza titolo

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Valentina Pinelli
Classe 86 vive a Vairano Patenora ha collaborato per 10 anni con un quotidiano campano. Ama scrivere romanzi, leggere e stare a contatto con la natura.

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