• Sab. Ott 23rd, 2021

Il delitto a ‘porta chiusa’ di Mara Calisti

L’omicidio di Mara Calisti, il mistero del 14 luglio del ‘93

E’ dal 14 luglio del 1993 che risulta irrisolto l’omicidio di Mara Calisti, una giovane che tutt’oggi cerca giustzia. La donna di soli 36 anni, uccisa a Todi nella sua abitazione, quella sera era in casa con suo padre. Quest’ultimo, Mario Calisti, che viveva con lei fu il primo a finire sotto accusa. Oltretutto, prosciolto una prima volta, inquisito nuovamente  nel gennaio del 1998 e definitivamente prosciolto da ogni accusa, il 5 marzo 2001, “per non aver commesso il fatto”.
Un delitto, quello di Mara definito da tutti i rotocalchi come il mistero del delitto della “camera chiusa” in quanto era sola in casa con il padre la sera in cui venne uccisa. Ricordiamo infatti che un delitto della camera chiusa si definisce tale quando consta di due specifici elementi: un luogo circoscritto dal quale nessuno può entrare e/o uscire e la presenza di un numero ristretto di persone e testimoni, compresa la vittima. Cerchiamo di ricostruire la vicenda con i pochissimi elementi a disposizione. Alle 3.30 di notte Mara entra nella stanza del padre, riuscendo a dire soltanto “Guarda cosa mi hanno fatto”, prima di morire. La causa della morte, secondo il medico legale, è una ferita di coltello o di cacciavite che le ha tranciato l’aorta secondo il medico legale che aggiunge, pare non inferto per uccidere ma sferrato in un momento di ira. Le indagini e le varie trasmissioni che hanno cercato, negli anni, di tenere alta l’attenzione sul caso, purtroppo non sono comunque riuscite a fare chiarezza su questo delitto. In prima linea soprattutto la nota trasmissione “Chi l’ha visto?”, che qualche anno fa, dopo ben 23 anni, mandò in diretta una telefonata, nota anche agli inquirenti, in cui una voce anonima affermò: “Il mistero della morte della signorina Calisti va ricercata nella sua adesione alla Terza età”. Non si è riusciti ahimè ad identificare l’autore della telefonata che lasciò il messaggio alla segreteria telefonica dello studio dell’avvocato presso il quale lavorava la donna. Nella telefonata si consigliava dunque di indagare tra i corsisti dell’università della terza età. Quel che è noto è la frequentazione che, prima di essere uccisa, Mara aveva con un giovane originario di Terni, con precedenti penali. Una persona però mai stata identificata né trovata. Altro interrogativo è il mistero di un ipotetico aborto avvenuto pochi giorni prima di essere uccisa.

Perché quello di Mara Calisti è un esempio di “delitto a camera chiusa”? Innanzitutto, la notte del delitto, mentre il resto della famiglia si trovava nella nuova abitazione, soltanto Mara ed il padre si trovavano nel vecchio appartamento di Todi. I carabinieri accorsi sul posto, dopo la richiesta di intervento, trovarono l’uomo con il corpo della figlia in braccio e porte e finestre chiuse, senza segni di effrazione. Chi l’ha uccisa aveva dunque le chiavi oppure gli è stato permesso entrare. Probabilmente per questo le indagini si indirizzarono subito verso il padre, essendo l’unica persona a trovarsi in casa con lei. Sono diverse le testimonianze dei vicini ma un paio hanno catturato l’attenzione degli inquirenti. Uno dei vicini che, pochi minuti dopo le 3.30, dunque a delitto compiuto, sente il rumore del portone che si chiude sbattendo (forse l’assassino che fugge?) e un’altra inquilina invece che ai carabinieri dice di aver sentito suonare il campanello. Quel che desta maggiore sospetto è la dichiarazione del medico legale per cui risulta impossibile, vista la ferita, che la giovane sia riuscita a camminare dalla sua stanza a quella del padre: sarebbe morta prima oppure darebbe stata pugnalata nella seconda stanza. Altro indizio che portò ai sospetti sul padre fu il ritrovamento, nella cassetta degli attrezzi dello stesso, di una goccia di sangue di Mara. Le tracce di sangue portano invece dalla camera della ragazza a quella del genitore ma sulla scia di sangue non risultano e impronte dei piedi della vittima. Il magistrato, supportato dai referti medici, sostiene che Mara sia collassata al massimo un minuto dopo il colpo fatale e che dunque sia poco probabile che abbia fatto il tragitto da camera sua a quella del genitore. L’ulteriore ipotesi  fu la presenza di un ladro, forse uno dei partecipanti al trasloco che pensava di trovare la casa vuota. Successivamente si sospettò di un professionista, magari amante della giovane ma per la sera del delitto fornì un alibi: era con la moglie ed alcuni amici. Mara, impegnata politicamente e da poco iscritta ad un corso di arte presso l’Università della terza età, dopo la maturità classica si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, lasciata quasi subito per trovare un lavoro. Durante l’estate del ‘93 lavorava sia come segretaria da un avvocato che come addetta alle pulizie in altro condominio. Se Mara e suo padre, a differenza del resto della famiglia già nella nuova casa appena comprata, restano ancora nel vecchio appartamento è per alcuni impegni da svolgere il giorno dopo, come l’appuntamento di Mario preso con il suo commercialista. I vicini accorsi subito dopo il delitto, lo fanno perché terrorizzati dall’urlo lanciato dal padre di Mara che trovano disperato con in braccio la figlia. Questa è la stessa scena che appare ai carabinieri arrivati sul posto. Quel maledetto 14 luglio  Mario Calisti resta in casa tutto il giorno e verso sera prepara la cena mentre attende il rientro della figlia Mara, che giunge intorno alle 20.30. Cenano, verso le 21.30 il padre esce per fare visita ad una cognata, come fa spesso e Mara invece chiama una vicina di casa per bere il caffè insieme. Più o meno alle 23.00 la giovane vittima riceve una telefonata mentre conversa serenamente con la vicina. Una telefonata brevissima, aggiunge ascoltata dai militari quest’ultima. Pochissimi minuti dopo rientra Mario che scambia qualche battuta con entrambe intente a guardare un film e si ritira nella sua camera da letto. Qualche istante e va via anche la vicina di casa. All’una e trenta, il  signor Calisti riferisce agli inquirenti che si alza per bere un bicchiere d’acqua, non sente alcun rumore e ipotizza che Mara stia probabilmente dormendo. All’interno e fuori dello stabile di via Cortesi non tutti stanno dormendo e, tra le 2.30 e le 3.00 un paio di condomini svegli per la calura estiva dichiareranno di non aver sentono nulla di particolare. Verso le 3.40 fuori dal palazzo c’è un giovane che abita nelle vicinanze, che fuma una sigaretta. Passano pochi istanti e l’inquilino del piano immediatamente inferiore a quello dei Calisti sente un tonfo: non sa distinguere se si trattò del portone del palazzo o di un rumore proviene dal piano di sopra. Il tonfo lo sveglia definitivamente, l’uomo si alza e dopo pochissimi secondi sente le urla del signor Mario, così sale subito la rampa di scale che lo separa dall’appartamento dei Calisti. L’urlo dell’uomo viene udito anche dal ragazzo che sta per strada a fumare, tanto che si dirige verso la cabina telefonica più vicina avvertendo il 118.

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Annamena Mastroianni

Docente. Media Educator. Formatrice.