Lun. Set 16th, 2019

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Il guerriero di luce e l’opaca falsità

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luce e tenebre... l'eterno scontro per la coscienza di classe

Ci sono momenti in cui, anche senza averne una chiara consapevolezza, ci si sente persi. In quei momenti tutto sembra avere difficoltà oggettive di attuazione. Sembrano mancare ancore con le quali potersi fermare, stoppando di conseguenza quel senso di impotenza che si ha. Sembra mancare una qualsiasi finestra aperta, che possa dare ossigeno e luce alla buia stanza del proprio essere. Sembrerebbero mancare addirittura le parole. Le stesse che di norma non hanno difficoltà nel pronunciarsi. Sembra, sembrerebbe. Uso non a caso il condizionale. La verità è che, semplicemente, non è così. O meglio: nell’attimo in cui avverti tale condizione, la stai già superando. Proprio quando i pensieri sembrano aggrovigliarsi in intricati nodi, che diventano via via più distanti, fino a scomparire agli occhi dell’anima, è lì che ti accorgi che le parole, le azioni e la forza creatrice che ci appartiene sono pronte a prorompere nello spazio e nel tempo tutt’intorno. Occorre perdersi per ritrovarsi. Si necessita di silenzi per comprendere il suono. Di paralisi per  coordinarsi meglio nel camminare. E di buio, pesto, per circondarsi di luce. E di luce ne necessitiamo tutti, indistintamente. Angosciante è sapere che ce ne sarebbe a sufficienza per ognuno degli esseri viventi di questo pianeta, così come per il cibo e l’acqua, ma non tutti riescono a fruirne, purtroppo. C’è chi ostruisce la luce, chi la insulta, chi, nel tentativo di metterne da parte una riserva personale, la inquina, privandone la fruizione ad altri. C’è chi ne viene talmente preso da restarne accecato, tanto da non riuscire più a vederla. E poi c’è chi crede di dominarla, la luce. Di manovrarla. Nella infelice convinzione di esserne il padrone. Quasi una sorta di setta, con l’unico scopo di assoggettare chi tale luce anela. Questi “Illuminati” altro non sono se non degli imbonitori, truffatori dell’anima e del corpo. Sono quelli che, non avendo la più minima possibilità di “possedere” la luce (in quanto si può solo fruirne, non possederne), la sostituiscono con qualcosa che, in apparenza, le è molto simile. Ma una torcia, per quanto potente, non sostituirebbe il sole. Così come le loro regole e quello che credono essere la soddisfazione e il soddisfacimento del proprio essere, non rappresentano il vero fine ultimo dell’umanità tutta: la condivisione della vera luce! Noi non siamo la macchina che guidiamo, i panni che vestiamo o la quantità degli zeri del nostro conto in banca. Noi non siamo la sottomissione del prossimo, l’arrivismo ad ogni costo e con qualunque mezzo, lecito e non. Noi non siamo schiavi e mai dobbiamo pensare di poterlo essere. Né accettare che ci siano tali condizioni, per noi stessi ma anche per chiunque altro. Chiunque altro. Che vuol dire tutti, ognuno, l’umanità. Nella logica del “mors tua vita mea” abbiamo tollerato e sentenziato secoli di barbarie. Poi, quando abbiamo pensato bene di unirci in “società civile”, abbiamo sostituito tali barbarie con regole da poter comunque infrangere, per alcuni. Ma “alcuni”, come dicevo, non rappresentano la totalità. E in un gioco di squilibri, dove la ricchezza, la potenza e il raggiro diventano regola non scritta per renderci schiavi, tutto diventa appannaggio dei pochi, pochissimi personaggi che dominano la scena internazionale, nazionale e locale, fino ad arrivare finanche alle contrade più disperse della nostra Penisola e dell’intero pianeta. Esiste un dio assurdo, che adora essere adorato. Esiste un dio assurdo chiamato denaro. E se con trenta di essi è stato possibile vendere anche un Dio in Terra, vuol dire che, almeno su questo mondo, è un dio valido. Una cambiale di arroganza e saccenza, di odio e sottomissione, di “cretinismo parlamentare”, come amava dire Antonio Gramsci. Parole vuote e atteggiamenti atteggianti, senza una vera finalità popolare, se non l’ottenimento di qualcosa di personale. La politica, quella con la “p” minuscola, è piena di questi soggetti. Acidi e basici contemporaneamente, poiché nella loro camaleontica capacità di adattarsi alle più svariate circostanze, sanno diventare vittime e carnefici, a volte anche contemporaneamente. Anche perché, essi, vittime non lo sono mai. Esseri ipocriti che siedono sempre nei posti che contano, affinando capacità formali e “titoli”, affilando armi e maschere da impugnare ed indossare in base alle circostanze del palcoscenico in cui sono chiamati a recitare. Volta per volta. Sono pronti al dubbio nella misura in cui il dubbio possa assolverli dai propri peccati. Così come sanno essere intransigenti con tutto ciò che non fa parte del cosmo dei loro “protetti”, anche quando c’è da condannare consapevolmente un innocente. Cretinismo parlamentare, inteso non come ignoranza formale, anzi. Ad una prima, rapida ma anche attenta occhiata, questi individui si presentano capaci di ragionamenti su qualsiasi argomento. Riescono a parlare di ogni cosa, pur non conoscendone l’argomento. Sfoggiano sorrisi e muovono gli arti assumendo una postura che dovrebbe parlare da sé. In altre parole: vivono di illusioni. E illudono il popolo. Sono quelli che riescono a stare lontano dalla gente per 5 anni e tornare pochi mesi prima delle elezioni a chiedere convintamente  e, spesso, efficacemente, il voto. Sono quelli che sanno di essere funzionali a un sistema che non lo è per la comunità, ma affermano il contrario. Sono quelli che sanno spiare dal buco della serratura, senza avere il coraggio di entrare, chi invece “sul serio” vive la vera realtà, per il solo fatto di esserne avulsi a prescindere, ma inestricabilmente legati. Realtà di luce che offuscano ma che non possono ignorare. Poiché è da lì che traggono carburante. Mostri condannati a non poter snobbare il popolo, fungendo da mediatori tra esso e i bassi fini legati al proprio clan. Un insieme di persone illuse che credono di governare veramente il mondo intero con il potere che gli deriva dall’opacità della propria nera coscienza e scienza. Eppure, da che mondo è mondo, qualcosa o qualcuno hanno mantenuto sempre viva la fiamma di quella che amo chiamare la “vera luce”. Al di là di ogni credo religioso, la laica coscienza dell’uomo guerriero di luce ha portato squarci nelle tenebre dell’oscurantismo, ogni volta che ce n’è stato bisogno. E non è mai stata l’opera di un solo uomo o di una sola donna. Ad affiancarlo, sempre, altri guerrieri. Ad affiancarlo, sempre, altri esseri umani che avevano consapevolezza di esserlo. Oggi, come ieri e come forse domani, viviamo l’ennesimo tentativo di chiudere ogni barlume di luce e speranza. Oggi, come domani e forse più di ieri, ci ritroviamo a vivere una guerra tra poveri, capace di renderci ciechi nei confronti del vero male che ci minaccia. Siamo diventati, per la gran parte, disposti a perderci nelle braccia di un presunto “uomo forte”, mettendo insieme quattro frasi fatte di una comodità assurda, solo per non dover partecipare alla vera lotta che da sempre ci attende, e che molti già vivono. La corruzione, la perversione e la soggiogazione sono i nostri veri nemici. Eppure, spinti dalla paura e dai gemiti di fame d’odio che la pancia delle nostre più basse deformazioni ci spinge a sentire, non riusciamo più a vedere al di là del nostro naso. O di quei nasi che hanno lo stesso colore del nostro. Chi delinque ha il diritto di pagare per i suoi crimini, in proporzione al danno commesso o tentato. E questo vale per tutti, indistintamente. Purtroppo si continua ad adulare il meschino politico e l’industrialotto da salotto, cornici di un quadro mafioso ben noto, cambiando l’orizzonte della nostra vera lotta. Ci si accontenta di una misera prebenda momentanea, solo per spostare più in là la “fame” di luce da cui invece dovremmo trarre unico sostentamento. Alla fine tutti abbiamo una scelta da fare: essere guerrieri di luce, con tutte le conseguenze che ne possono derivare, oppure schiavi di un nero sistema che apparentemente ci tutela e ci conforta. Chi impugna l’arma della coscienza sociale, del riconoscimento di classe unica scevra da inganni e sottomissioni, pur rischiando in prima persona, sa di poter anche morire sorridendo. Chi invece è avvezzo alla seconda ipotesi, altro non è che l’alimento preferito di una macchina del male, capace solo di segnare differenze, soggiogazioni, carestie spirituali e materiali, odio tra simili, invidie e turbamenti. In quella falsa convinzione che il mondo si riduca a una frontiera, a un impero nero, a un passo falso dove far cadere chiunque. È una guerra che siamo chiamati a combattere, e il tempo stringe. Ognuno ha il dovere di scegliere da che parte stare. Ognuno può davvero farlo anche per i propri figli. Quelli di tutti, non solo i propri. Luce e tenebre, nella migliore tradizione delle più antiche storie ancestrali. E tu … da che lato stai?

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