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IL Partito Democratico ha rinunciato ad essere di sinistra, ed ora cari GD bisogna arrivare alla resa dei conti

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CASERTA. Ai Giovani Democratici della Federazione Provinciale

di Terra di Lavoro chiedo soprattutto di parlare su un tema centrale in quella che potremmo chiamare se si vuole la <<seconda fase>> della ricostruzione all’interno del PD di Terra di Lavoro:

il passaggio caro Fiorenzanzo –  viene spesso descritto come una vera cesura della politica del compromesso storico a quella dell’alternativa democratica.

 

 

 

“Il periodo del PD casertano è completamente morto. Ora c’è bisogno di una seria risposta. <<Nel senso che in questa fase di questa esperienza, bisogna avere contatti ed intravedere meglio il disegno strategico complessivo. A Caserta il PD ha perso una politica di unità autonomistica- contro il Movimento 5 stelle e contro il centrodestra, contro l’oscurità – che ha anticipato la distruzione della linea dirigenziale provinciale dell’unità del partito. Oggi appunto evidenziamo  il crollo di molti scambi di vedute, atteggiamenti di propensione e patteggiamenti arrendevoli di un partito completamente sparito- portano oggi  ad un  risultato banale, mistificante- vuol dire che davvero non c’è voglia di cambiare la situazione  storica. “

 

La preoccupazione di questi signori del PD era quella di evitare senza una linea politica – un forte appiattimento sulle formule; di imprimere sempre grande respiro ad una politica incoerente da garantire, in essa, la difesa della fisionomia del PD come forza di profonda capacità di innovazione per la provincia di Caserta.

Purtroppo i pericoli hanno segnato la fine di questa classe politica. Nessuno ha cercato con il dialogo di tenere fermi gli obiettivi, di portare alla direzione dello Stato proprio quel partito “diverso” che la vera gente di sinistra chiama oggi “la giraffa”. L’obiettivo cari GD è completamente fallito, insomma tutta la provocazione di una certa alternanza di ceti all’interno di uno stesso sistema, si è completamente persa nei poteri torbidi dei vecchi democristiani che hanno dimenticato i veri principi di Donat-Cattin. 

Bisogna individuare libertà e democrazia come valori permanenti caro Fiorenzano e quindi la nozione di valorizzare la linea dirigenziale del partito deve andare di pari passo con i sacri valori dei GD, superando un falso giacobinismo democristiano di destra e avanguardismo di chi vuole un passaggio non autonomistico di politiche del Partito Democratico provinciale. I giovani come voi- in questa fase più che mai devono essere collegati al pensiero di Gramsci- il problema è opposto:non è uno schieramento di maggioranza che deve impossessarsi del governo e quindi calare la sua politica nella società, che esprime le sue forze protagoniste e quindi accede al governo di sé medesima.

Qui c’è una visione, direi, molto pavoneggiante  <<non c’è nulla di liberale>> 

<< E’ proprio così. La distruzione di questi superbi dirigenti politici si è legata alla ricerca delle condizioni per non mettere a repentaglio la libertà di alcuno. Questo rappresenta un salto negativo che ha distrutto tutta la tradizione della sinistra democratica all’interno del PD. Il problema alla base è di realizzare se si ha la forza un consenso assai largo all’interno di una maggioranza di un direttivo provinciale allargato ai veri militanti della sinistra: con semplici maggioranze di schieramenti sociali, solo così non si potrà mai andare oltre i limiti di mutamenti relativi e modesti.

 

Chi ha la forza cerca alleanze originali nel corpo sociale, che spia, direi la società per individuare in essa nuove forze motrici: il proletariato, gli studenti, i giovani come voi nel loro nuovo associazionismo, tenici e scienziati ( le competenze), gli emarginati, i nuovi fermenti nel mondo cattolico. E’ tutto il contrario del verticismo e della chiusura nelle istituzioni o di una visione dell’unità fra forze politiche date, concepite come fine invece che come strumento e mezzo per la trasformazione>>. La questione morale del partito è divenuta oggi la questione territoriale più importante. Per conseguenza ora occorre <<un cambiamento radicale nella guida politica del direttivo>>. Tutti i cosiddetti “deplorables” hanno voluto punire il Pd, il banco all’interno del Partito Democratico casertano è saltato definitivamente. La reazione dell’opinione pubblica è  stata durissima: non è solo amarezza, e anche profonda indignazione. Il merito di questa sconfitta  è stato solo un pretesto, un insieme di topoi retorici con cui coagulare il vasto ed eterogeneo fronte anti- Mirabelli gettato via infatti appena arrivati i famigerati risultati di  domenica sera ed ascoltate le affermazioni incredibili – per la loro assoluta incoerenza – di politici del partito che non ammettono che l’unica strada ora è la completa rifondazione provinciale del partito.

La tesi più condivisa durante le settimane precedenti alle elezioni era che l’unico partito in grado di esprimere una classe dirigente “da Paese normale” fosse il Partito Democratico; ma nel giorno in cui tale Partito Democratico sparisce dalla cartina della politica italiana che conta bisogna domandarsi quale sia questo fantomatico “Paese normale” cui si continua a fare riferimento per descrivere le nostre miserie. La sinistra provinciale del PD   si è trasformata in una specie di pro-loco, impegnata ad organizzare cortei, manifestazioni e kermesse incentrate su una generica rivendicazione di diritti per tutti, senza però avere la più pallida idea di come tali diritti potessero essere sostenuti a livello economico. Per concludere  con questa monumentale Caporetto finiscono gli alibi, crollano le scuse tipo le fake news sulla fantomatica data del Congresso provinciale,  o il ritorno della vecchia Dc,  spacciate come emergenze da giornali compiacenti per mobilitare un’elettorato stremato, che a furia di tapparsi il naso ha perso definitivamente il senso dell’olfatto. Da oggi cari GD  o si entra nel futuro o si muore: per farlo, il PD casertano  non deve fare altro che aprire le porte alla sinistra democratica.

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