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Il pianeta soffre e chiede aiuto, ma noi non sentiamo le sue urla

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L’Amazzonia, uno dei polmoni della Terra, brucia

Nel 2019 si è toccato il record di incendi

BRASILE – 16 giorni di inferno, di devastazione e di morte. Della foresta pluviale in Amazzonia non sta restando nulla. Brucia da giorni senza tregua e sui carboni ardenti restano le carcasse degli animali arsi vivi. La foresta amazzonica è considerata uno dei polmoni del pianeta e ora non riesce più a respirare. Una folta nube di fumo nero denso ha invaso i cieli brasiliani ma questo non sembra preoccupare la politica locale. Da giorni sul web girano le immagini del disastro che metterà in ginocchio il mondo intero. Se continueremo a distruggere tutta questa vegetazione le conseguenze saranno devastanti. La notizia non sembra fare scalpore eppure in ballo c’è la vita di tutti. Migliaia di alberi rasi al suolo dalle fiamme enormi e migliaia di animali in fuga.

Il bilancio è preoccupante. Nel 2019 si è toccato il record di incendi in Amazzonia: 73mila roghi contro i 40mila dello scorso anno. Non c’è tregua. Non c’è scampo. Ma dietro questi feroci attacchi alla natura c’è sempre la mano spietata ed egoista dell’uomo. Il fisico e ingegnere Ricardo Galvao (ex direttore dell’istituto nazionale per le ricerche spaziali brasiliane INPE) aveva dato l’allarme sulla continua deforestazione indignando il presidente Jair Bolsonaro che per tutta risposta ha deciso di dimetterlo dal suo incarico. Bolsonaro si era giustificato dichiarando falsi e inattendibili i dati prodotti dalla ricerca di Galvao. Si stima che da quando si è insediato il nuovo governo la deforestazione sia aumentata del 67% per cento rispetto al 2018. Tutta questa scelleratezza per fare spazio ad agricoltori e allevatori del posto. Ora è il mondo intero a puntare il dito su una politica distorta che non ha alcun interesse a tutelare il proprio patrimonio ma mira a distruggerlo e con esso il benessere di tutta l’umanità. Secondo ultime indiscrezioni Bolsonaro avrebbe accusato alcune ONG nazionali di aver provocato gli incendi e solo nelle ultime ore, dopo vari attacchi da parte dell’Europa, avrebbe dichiarato di voler inviare l’esercito per domare le fiamme. Le popolazioni indigene accusano invece il politico di favorire lo sfruttamento delle aree incendiate per favorire i fazendeiros.

Ma al di là dei teatrini politici resta l’amara sconfitta per quanto sta accadendo e per quanto si è perso in questi giorni. Siamo tutti col fiato sospeso ad aspettare qualcuno che metta fine allo sterminio della foresta amazzonica. All’indignazione generale si aggiunge lo stupore poichè i cittadini brasiliani erano inconsapevoli del devastante incendio fino a quando una forte nebbia di fumo non si è abbattuta sulle città portando l’oscurità. Una situazione quasi surreale che mette in ginocchio, ancora una volta, il pianeta Terra. Neanche stavolta resterà molto, forse giusto l’indispensabile per la nostra sopravvivenza. Intanto si piange e si prega perché tutto finisca al più presto. Il forte rumore degli alberi bruciati, le alte fiamme, i cadaveri degli animali che non sono riusciti a scappare, sono immagini che non riusciremo a dimenticare con la speranza che sia per gli uomini un monito e un motivo per ridare dignità a questo pianeta. La Terra piange e chiede aiuto, ma noi siamo sordi e ciechi dinanzi al dolore.

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