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Il Potere …

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Il potere .

Il potere è il potere.

Il potere è il potere di poter stabilire.

Il potere è il potere di poter stabilire come, quando e perché una determinata volontà abbia potere o meno.

Il potere è il potere… e si crede invincibile.

Ma quando ad un determinato momento non bastano più le “apparenze” e\o le repressioni (legali, morali, fisiche e psichiche) il potere tenta un mutamento: la sua capacità di adattarsi è “storicamente” accertata!

Ed ecco che nasce la Storia, non obbligatoriamente così come la conosciamo ora, perché anch’essa soggetta ai “mutamenti” del potere.

Si dice che chi controlla il passato controlli il futuro, e chi invece controlla il presente controlli il passato… ergo il futuro (passato e presente!), ed è su questa semplice equazione che il potere sguazza come camaleonte multicolore e multiforme, al di là del tempo e dello spazio.

È inutile parlare delle “specificità” quando ci si vuole confrontare con lui (il “potere” n.d.r.), perché egli non condona e non assolve, egli “è” l’assoluzione e il condono … e molte volte anche il “perdono” (nella sua accezione più deviata).

E se lo identifico con un “egli” piuttosto che con un “esso” non è un errore di distrazione, ma un atto volontario di volontaria precisazione: “egli” è persona al di là delle persone, religione al di là dei dogmi, filosofia al di là delle contraddizioni, tesi senza antitesi e giudizio senza repliche.

Vive nel senso di eternità che molti confondono con l’immortalità, si tiene in vita con la morte di interi popoli, se necessario, e fa finta di morire nelle rivoluzioni più cruente, solo per schierarsi dalla parte dei vincitori, perché il potere non conosce sconfitta, il potere non può essere sconfitto!

… ma solo ANNULLATO!

Annullare il potere !… sembrerà assurdo ma è possibile: forse non qui e non ora, forse tra millenni e dopo sforzi extra-umani, forse in una Atlantide di consapevolezza e “pienezza” che tarda a venire (o a tornare), forse…

Ad ogni modo si può “sconfiggerlo” con l’annullamento delle condizioni che lo rendono ineluttabile e imprescindibile: dominio e sfruttamento.

Sono queste le facce della stessa medaglia incolore ed inodore che rappresenta la moneta sonante da cui il potere trae linfa vitale e imperitura.

Inutile cimentarci in complicati discorsi filosofici, inutile stabilire priorità di importanza tra economia, politica, religione, legislatura, ecologia, etc… etc… poiché tutto è riconducibile a queste due semplici e diaboliche parole: DOMINIO E SFRUTTAMENTO!

Sembrerebbe un caratteristica dell’uomo dai tempi in cui nacque, quella di voler dominare gli atri uomini a lui simili ( e a lui “pari” se non altro per diritto di “natura”), che ha portato nei millenni a determinare “classi” di persone e “classi” di nazioni.

Imperi hanno lasciato spazio a superpotenze, ma nulla nella sostanza è mai cambiato, tranne piccoli slanci di eversione  che troppe volte sono confluiti in  utopie ricercate che male hanno sfruttato le proprie chances, fungendo, consapevolmente e non, da contraltare alla legittimazione del potere stesso, che dalle battaglie fatte ne usciva sempre più forte e soprattutto unico, vero, inossidabile vincitore.

Sembra tutto segnato, tutto scritto, quasi non ci fosse possibilità di “variazioni sul tema” se interpretiamo questa perversa condizione come un dato temporalmente evidente ed accertato, ma, con le dovute precisazioni, il fatto che una roccia rotoli da sempre su una pendenza che le consente il rotolare non vuol dire che prima o poi non trovi una valle che la fermi, o volontà tali da arrestarne la caduta!

Traggo un monito di speranza da tutti coloro i quali hanno tentato (pagando) di “eliminare” il potere.

Non citerò nomi di giudici o di statisti illustri, né di individui sconosciuti che nella loro dignità e moralità hanno cementificato il germe di un “nuovo mondo”, al di là dei confini geografici, religiosi, politici e sociali, ma mi limiterò a ricordarne le intenzioni: perché laddove un uomo riesce a parlare con l’autorità della moralità e non del dominio, laddove riesce a percepire l’obbligo dell’uguaglianza piuttosto che della differenziazione, laddove intuisce il dovere di mettere da parte la parte più perversa che si insinua nell’animo umano e lasciarsi guidare da “ideali” che sono al di là del singolo (o delle elites), là persevera una volontà di “essere vita” al di là della propria vita stessa.

… e là, semplicemente, il potere non può più potere altro che … svanire…

Eugenio Lato

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