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“Il Principe dei sogni”. Arazzi da sogno al Quirinale

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Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre, 1549 disegno e cartone di Agnolo Bronzino atelier di Nicolas Karcher Firenze, Soprintendenza  Speciale PSAE e per il Polo Museale
Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre, 1549
disegno e cartone di Agnolo Bronzino
atelier di Nicolas Karcher
Firenze, Soprintendenza Speciale PSAE e per il Polo Museale

Il Principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino” è una mostra esemplare (curata da Louis Godart), in programma fino al 2016 in diverse sedi. Dopo il Salone dei Corazzieri del Quirinale (fino al 12 aprile) sarà a Milano (Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale dal 29 aprile al 23 agosto) e a Firenze (Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio dal 15 settembre al 15 febbraio 2016). Grazie all’impegno culturale della Presidenza della Repubblica Italiana e del Comune di Firenze, dopo centocinquanta anni è possibile ammirare insieme i venti arazzi, commissionati (tra il 1545 e il 1553) da Cosimo I de’ Medici, Granduca di Toscana. Nel 1882 furono smembrati (tra il palazzo del Quirinale e Firenze) dai Savoia che ne vollero una parte a Roma, ‘trascurando’ che la storia di Giuseppe, narrata nella Genesi (37-50) e raffigurata negli arazzi, costituiva un’unica grandiosa opera d’arte, concepita per la sua sede d’elezione: la Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio. Cosimo I non rimanendo soddisfatto dei disegni che aveva commissionato a Pontormo si rivolse a un altro pittore di corte: Agnolo Bronzino, allievo dello stesso Pontormo. La tessitura e i ricami di questi capolavori, quasi tridimensionali e raffinatissimi, fu affidata alla manifattura granducale, in particolare ai maestri fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher, che lavorarono sui disegni dei suddetti pittori e su uno di Francesco Salviati.

Gli arazzi sono stati oggetto di un pluridecennale restauro (27 anni) – presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e il Laboratorio Arazzi del Quirinale – che li ha restituiti al loro antico splendore.

Lamento di Giacobbe, 1553 disegno e cartone di Pontormo atelier di Jan Rost Roma, Presidenza della Repubblica
Lamento di Giacobbe, 1553
disegno e cartone di Pontormo
atelier di Jan Rost
Roma, Presidenza della Repubblica

L’opera aveva uno scopo celebrativo, la storia si prestava a un facile accostamento tra le vicende alterne della dinastia medicea e quelle di Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto dai fratelli come schiavo in Egitto, ma che riesce, grazie alle sue doti e capacità di interpretare i sogni, a diventare viceré del faraone e a salvare la popolazione dalla carestia. Le bordure, ricche di festoni, figurine, vegetali e frutta (uva, melanzane, corbezzoli, melagrane etc.) rivelano la cura fiamminga per i dettagli e rimandano a un gusto esoterico-magico-astrologico che fa capo alla tradizione umanistica, con chiara allusione al principe mediceo, committente, quale incarnazione di una rinnovata età dell’oro.

Il ciclo – quasi una fiaba intrisa di passioni: gelosia, invidia, amore – è costituito da preziosi ‘quadri’ tessuti in seta, oro e cotone, esempio di raffinata manifattura, che destano stupore per la loro grandiosità e meticolosità nei dettagli. Tra queste paradisiache raffigurazioni, da cui è difficile distogliere lo sguardo, colpisce, in particolare, per la sua modernità, pathos e l’erotismo controllato dalla tecnica rigorosa e razionale del Bronzino: Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre (1549). La moglie del faraone, una giovane donna nuda su un talamo candido che sembra illuminarne l’incarnato, tenta invano, furibonda, di sedurre Giuseppe, che scappa per fedeltà al faraone. Nella scena del Convito di Giuseppe con i fratelli lo spazio bidimensionale si apre prospetticamente sullo sfondo con una scala al centro che sembra salire verso il cielo, uno sfondamento che crea uno spazio pressoché illimitato. Qui, in primo piano, con la veste rossa Giuseppe, consapevole della sua autorevolezza, è ritratto con sembianze cristologiche. Una storia epica (i cui dettagli è possibile seguire attraverso un’audioguida) al servizio di un principe che fece dell’arte un raffinato strumento della politica. Antonella Cecconi, 3.3.2015

INFORMAZIONI:

Sedi della mostra:

ROMA – Salone dei Corazzieri, Palazzo del Quirinale

17 febbraio – 12 aprile 2015

MILANO – Sala delle Cariatidi, Palazzo Reale

29 aprile – 23 agosto 2015

FIRENZE – Sala dei Duecento, Palazzo Vecchio

15 settembre 2015 – 15 febbraio 2016

Orari: dal martedì al sabato ore 10.00 – 13.00; 15.30 – 18.30;

domenica 8.30 – 12.00.

Chiusura: lunedì, domenica 5 aprile, festività e per impegni istituzionali

Info: www.quirinale.it

Ingresso gratuito – audioguida € 3

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