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Il racconto schock di Maria Antonietta Rositani e l'intervento dell'On. Lucia Azzolina

Il Movimento Cinque Stelle non resta a guardare e dichiara guerra alla violenza

Di Femminicidio non si deve solo parlare ma bisogna agire.

Maria Antonietta Rositani, è  la mamma 42enne che pochi giorni fa è stata aggredita dall’ex marito Ciro Russo a Reggio, nel giorno in cui si sarebbe dovuta tenere l’udienza per l’affidamento del figlio minorenne.

A dir poco scioccanti i particolari del suo racconto su quanto accaduto: “Ho spento il viso in una pozzanghera”, “Sentivo il fuoco addosso”. Il suo ex, Ciro russo, è riuscito a farle del male dopo aver evaso i domiciliari esclusivamente per riuscire a mettere in atto il suo piano contro la moglie, con cui era in corso la causa per l’affidamento del figlio.

La donna, ad oggi è ancora ricoverata in ospedale e dal suo letto ricorda alcuni flash durante l’attentato messo a punto dal suo ex marito : “Mi sono rotolata e ho cominciato a correre, fino ad arrivare in un luogo in cui, la prima cosa che ho fatto è stato specchiarmi. In quello specchio, pur vedendo come ero combinata, mi sono detta ‘Maria Antonietta ce l’hai fatta’. Ho chiamato subito la Polizia perché avevo paura per i miei figli”.

Ricordiamo che l’uomo, evaso dagli arresti domiciliari, ai quali era sottoposto per maltrattamenti, ha prima speronato la macchina di Maria Antonietta, poi le ha buttato benzina dicendole ‘muori’. La donna ha iniziato a sentire sempre di più il calore delle fiamme, ha aperto lo sportello della macchina dal lato passeggero, dove c’era lui, ed è scappata. Lui le ha buttato benzina sul volto ripetendole ‘Muori’. Lei scappando, rispose ‘No, vado dai miei figli’. Dopo una fuga di ben 36 ore, rintracciato all’esterno di una pizzeria mentre stava tranquillamente mangiando un trancio di pizza, Russo è stato arrestato dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, dove sono avvenuti i fatti.

Colpisce la forza di una donna che non si arrende al terrore della morte per amore dei suoi figli, la lotta al diritto di vivere una esistenza accanto ad un uomo che la protegga e non che la distrugga psicologicamente e fisicamente.
Colpisce la naturalezza con cui un uomo, dopo quanto descritto, abbia voglia di gustarsi una pizza subito dopo aver attentato alla vita della donna che diceva di amare, la madre dei suoi figli.
Colpisce la facilità con cui si possa evadere dai domiciliari. Fa male nella società odierna leggere ogni giorno di donne aggredite, umiliate, uccise, derise. Il termine ‘femminicidio’ regna nel comune vocabolario quotidiano e la dice lunga questa constatazione su come risulta quasi una arresa tale scempio, una catena macabra intrinseca di arrese, assenze istituzionali e sociali.

Tante le opinioni sulla tragedia, anche la convinzione che il comportamento del Russo sia quello di un folle ma Maria Antonietta è sicura di quello che ha visto e percepito in quel momento, mentre la guardava e le urlava di morire: “Era una persona instabile ma non un pazzo – dice dell’ex – perché un pazzo non fa quello che lui ha fatto a me. Ho visto i suoi occhi e la tranquillità con cui svolgeva il suo piano”.

L’opinione pubblica è ormai consapevole che venga fatto ancora troppo poco o quasi nulla per evitare che si verifichino queste orribili intervalli bui, affinché non restino ‘le ennesime’ pagine di cronaca inevitabili.

Qualcuno invece ha deciso di non abbassare la testa, di non voltarsi dall’altra parte, lo Stato dunque c’è e nella persona dell’ On. Pentastellata Lucia Azzolina, fa sentire forte le sue intenzioni in tal senso.
L’Azzolina solo qualche giorno fa attraverso la sua pagina Facebook scriveva:” LA BELLEZZA NON È REATO. Nessuno può permettersi di limitare la libertà di una donna. TUTTE LE DONNE devono essere e sentirsi LIBERE di vivere la propria vita. Senza sentirsi minacciate. Libere di dire di no, di essere lasciate in pace, di camminare da sole, di guardarsi allo specchio, di sentirsi belle. Dichiariamo guerra alla violenza e alla sopraffazione. Stiamo lavorando alla legge sul Codice Rosso, per renderla ancora più efficace. Abbiamo previsto PENE PIÙ SEVERE per questi reati odiosi. E un nuovo reato specifico: fino a 14 anni di carcere per chi sfregia il viso di una donna! Non vogliamo più sentir parlare di aggressioni e violenze di genere. #LibereDiVivere”.

Siamo riusciti ad Intervistare l’On. Azzolina ed a chiederle la sua opinione su quanto accaduto a Maria Antonietta. Di seguito le sue dichiarazioni:
“In Italia quasi sette milioni di donne hanno subìto qualche forma di abuso nel corso della loro vita, come violenze domestiche, stalking, stupro, insulto verbale o violazioni della propria sfera intima e personale, che rappresentano spesso tentativi di cancellarne l’identità, di minarne l’indipendenza e la libertà di scelta. Il tragico estremo di tutto questo è rappresentato dal femminicidio. Negli ultimi 5 anni si sono registrati 774 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all’anno. Significa che in Italia ogni due giorni viene uccisa una donna.
A fronte di questi dati, vi sono a mio parere due livelli d’azione.
C’è innanzitutto quello emergenziale, dettato dalla necessità di agire nell’immediato. Ciò significa in concreto maggiore efficacia degli strumenti giuridico-legislativi attualmente previsti; messa in sicurezza e sostegno economico delle donne vittime di violenza; finanziamento delle attività e formazione permanente di tutti gli operatori che entrano in contatto con le vittime di violenza; messa a punto delle reti antiviolenza territoriali; attività di prevenzione e contrasto a molestie e violenze nei luoghi di lavoro. Abbiamo, quindi, proposto un pacchetto di emendamenti al DDL Codice rosso che introduce un nuovo reato per danni permanenti al viso, punito con il carcere fino a 14 anni; pene più severe per maltrattamenti e stalking (fino a 7 anni di carcere. Se poi la violenza avviene davanti a un minore la condanna può arrivare fino a 10 anni e mezzo); sorveglianza speciale anche per i violenti; pene più severe per gli stupratori (fino a 12 anni di carcere per chi violenta una donna; fino a 14 anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo); indagini su chi compie atti sessuali con minori, anche senza denuncia ed altri. Il risultato migliore per un Paese democratico sarebbe raggiungere l’unanimità in Parlamento, senza differenza di colore politico, perché questa è una battaglia di tutti. È una battaglia di civiltà.
La proposta verrà votata in Commissione lunedì e inizierà l’esame in Aula il prossimo 27 marzo.
Ma c’è poi un secondo piano d’intervento, che si concretizza nell’adozione di azioni concomitanti per il rispetto delle differenze di genere. Virginia Woolf nel 1929 sosteneva che il vero processo di emancipazione femminile sarebbe dovuto partire dall’avere simbolicamente “una stanza tutta per sé” in cui scrivere, riflettere, vivere insomma la propria vita. (questo perché non era consentito alle bambine e alle ragazze, perfino a quelle di buona famiglia e della borghesia, di avere una stanza indipendente).
Perché dico questo? Perché, e parlo da docente in questo caso, sono fermamente convinta che anche oggi sia ancora una volta la scuola l’unico luogo da cui possa realmente partire la battaglia per l’uguaglianza, la battaglia contro la violenza, contro i numeri terribili sopracitati.
Si possono inasprire le pene, certo, ma il deterrente della pena è insufficiente. Non basta la repressione, occorre scatenare la “potenza dell’educazione”.
Ciò significa, in concreto, l’istituzione strutturata nelle scuole di percorsi di educazione alla parità di genere, all’affettività e alla sessualità consapevole. L’educazione di genere intesa dunque come punto di partenza per il rispetto di tutte le differenze e per il superamento di tutti quegli stereotipi culturali che sono purtroppo alla base della violenza, degli abusi e di tutte le forme di sessismo. Emancipazione è infatti, prima di tutto, emancipazione dell’intelletto. Quando non si hanno sufficienti strumenti culturali per esercitare la ragione, ecco che si diviene schiavi delle opinioni. E l’opinione ancora largamente dominante è, purtroppo, che la donna debba restare a casa, a stirare o a cucinare. Opinioni che ho avuto il dispiacere di sentire anche alla Camera dei Deputati e al Senato. Alcuni deputati e senatori hanno detto ad alcune mie colleghe testuali parole: “stai a cuccia”, “torna a casa in cucina”, “vai a stirare”, come se la politica, la comunità, l’economia fossero “cose solo da uomini”. Credo che sia fondamentale partire dalla scuola per costruire la ragione dei cittadini di domani, capace di sfidare le opinioni dominanti. Solo allenando l’intelletto dei ragazzi a smontare lo stereotipo dilagante, è possibile pensare di vivere in questo mondo senza essere traviati dal bombardamento pubblicitario, mediatico e televisivo che ancora dipinge la donna come un oggetto”.

Maria Antonietta Rositani
On. Lucia Azzolina
Documento senza titolo

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