• Mar. Ott 19th, 2021

Il Sospetto – la recensione

DiThomas Scalera

Dic 5, 2014

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Il silenzio nello sguardo di un uomo disperato, ferito moralmente e fisicamente, riesce a comunicare molto più di quanto si possa farlo in maniera più esplicita. In una notte di Natale quegli occhi che diventano espressione di una dignità tradita, fissano l’unica persona che avrebbe saputo comprendere la verità. E’ una scena del film “il sospetto” di Thomas Vinterberg, presentato per la prima volta al festival del cinema di Cannes 2012 e che ha fatto vincere l’Oscar come migliore interpretazione all’attore protagonista Mads Mikkelsen. E’ la storia di Lucas, un uomo che dopo aver perso il lavoro in seguito alla chiusura della scuola dove insegnava, viene assunto nello stesso asilo frequentato dalla figlia del suo migliore amico. La bambina inizia ad affezionarsi a Lucas in maniera sempre più profonda finchè un particolare avvenimento la porta a confessare alla direttrice della scuola, un abuso sessuale subito dall’uomo. Immediatamente allontanato, Lucas è vittima di un’ingiusta persecuzione che causa lo stravolgimento completo della sua vita. Nonostante l’assoluzione giudiziaria dalle pesanti accuse, coloro che erano stati suoi amici diventano complici di una violenza psicologica e fisica contro di lui.

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Temi diversi si incrociano e si mescolano. Da una parte l’innocenza infantile e la convinzione della totale veridicità di ciò che i bambini dicono senza tener conto di eventuali circostanze particolari che li possono portare a fare certe affermazioni, dall’altra le conseguenze drammatiche che alcuni di questi convincimenti causano. E’ stravolgente quanto un semplice sospetto che si dimostra essere infondato, possa guidare il giudizio di un gran numero di persone. Il pregiudizio o il giudizio affrettato e dato su basi non certe, può avere effetti fortemente negativi. Questo elemento insieme ad altri fa de “il sospetto” un film portatore di un chiaro messaggio rappresentato secondo modalità che si tengono lontane da posizioni moralistiche. In questo senso, la vicenda narrata si potrebbe considerare come una fotografia di un particolare aspetto sociale poco spesso analizzato seppur largamente diffuso. Lucas, non cerca mai di fuggire dal vortice di intimidazioni a cui è sottoposto dando segno di grande determinazione. Nonostante questo, niente può invertire quello che è ormai uno stato sociale. Nemmeno il tempo riesce a svilire sentenze di condanna prive di possibilità di cambiamento.

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La scenografia come la direzione alla fotografia del film sono libere da qualsiasi artificio cinematografico. Le musiche e alcuni luoghi in cui sono state girate delle scene coinvolgono vividamente lo spettatore da un punto di vista emotivo. Un suggestivo scenario boschivo infatti e l’ombra di una persona che impugna un fucile da caccia, chiudono ad effetto un film che è stato molto apprezzato anche dalla critica cinematografica internazionale.

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Thomas Scalera

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