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Inchiesta petrolio: i pm ascolteranno Maria Elena Boschi e Federica Guidi

DiThomas Scalera

Apr 2, 2016

Le ministre Federica Guidi (s) e Maria Elena Boschi alla Camera durante le comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo, Roma, 22 ottobre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI
I pm di Potenza ascolteranno il ministro Boschi e il ministro dimissionario Guidi come persone informate dei fatti, nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Al momento non risultano indagate
Nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, i pm di Potenza ascolteranno il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e il Ministro dimissionario dello Sviluppo economico, Federica Guidi.

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ANSA/ GIUSEPPE LAMI

INCHIESTA PETROLIO: MARIA ELENA BOSCHI E FEDERICA BOSCHI E GUIDI DAI PM

Secondo quanto riferisce l’ANSA, i magistrati si recheranno a Roma per ascoltare Maria Elena Boschi e Federica Guidi. Al momento né Guidi né Boschi risultano indagate e verranno sentite come persone informate dei fatti. Stamattina il ministro Boschi è arrivata a Villa Morghen per partecipare al master Eunomia, dal titolo ‘L’Italia nella transizione’, ma il ministro delle Riforme ha evitato le domande dei cronisti sugli sviluppi dell’inchiesta. L’intervento sarà a porte chiuse e i giornalisti sono stati obbligati a rimanere dietro un cordone.

RENZI: «GUIDI HA COMMESSO UN ERRORE»

Della questione è tornato a parlare anche il premier che ha commentato come, comunicando al suo compagno la presentazione dell’emendamento prima dei tempi previsti, «Federica Guidi ha compiuto un errore e giustamente ha deciso subito di dare le dimissioni, per evidenti ragioni di opportunità. Ricordate quando nel 2013 chiesi le dimissioni del ministro Cancellieri per una telefonata inopportuna? Noi crediamo che la coerenza non sia un optional». Così Matteo Renzi nell’e-news ha spiegato la decisione del ministro. «Se è vero che il governo di allora – sostiene il il Presidente del Consiglio – non vuole procedere alle dimissioni, noi ci siamo comportati in modo diverso. Perché, diciamo la verità, noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia con noi paga. E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti uguali rispondiamo con i fatti».

RENZI ALL’ATTACCO DELL’OPPOSIZIONE

«Andremo in Parlamento, spero il prima possibile. E ancora una volta il Parlamento potrà mandarci a casa, se vorrà. Ma non credo succederà neanche stavolta» continua Matteo Renzi nella nota. «Perché le opposizioni sanno perfettamente che l’unico modo per molti di loro di restare aggrappati a una poltrona comoda e ben pagata è che questa legislatura vada avanti: con la nuova legge elettorale e con le preferenze, molti di loro non rientrerebbero in Parlamento nemmeno con le gite scolastiche. E quando la nostra riforma costituzionale sarà finalmente Legge e i posti da parlamentare diminuiranno in modo drastico, la stragrande maggioranza dei deputati delle opposizioni proveranno l’ebbrezza di tornare a lavorare, anziché pontificare tutti i giorni sulle agenzie di stampa».

LORO PARLANO, NOI CAMBIAMO L’ITALIA

«Loro parlano – punta ancora il dito Renzi – noi stiamo cambiando l’Italia. Dunque faranno ancora qualche piccolo show in aula. E poi torneranno alle loro cene romane a fantasticare su nuovi complotti: del resto i capipopolo sono persone che pensano che l’uomo non sia mai andato sulla Luna, che le sirene esistono, che la mafia non ha mai ucciso nessuno. Noi del governo invece non raccoglieremo le polemiche, continueremo a lavorare, per l’Italia e per gli italiani».
(Photocredit copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI)
Fonte: Giornalettismo

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Thomas Scalera

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