Dom. Ago 25th, 2019

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Insetti a tavola. I “novel food” in arrivo.

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Si chiama “novel food” ma si legge insetti da mangiare. È questa la novità annunciata dalla Coldiretti al forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. Infatti dal primo gennaio anche in Italia verranno riconosciuti come alimenti e come prodotti tradizionali importabili da paesi terzi alcuni tipi di insetti. Entro quella data infatti la Commissione Europea instituirà un elenco dei novel food autorizzati per la commercializzazione nel territorio della comunità europea. Inizialmente si provvederà ad inserire gli alimenti a norma del vecchio regolamento, che poi verrà integrato con le nuove autorizzazioni in questione. Sempre da una ricerca svolta da Coldiretti in collaborazione con Ixè, si evince che gli italiani contrari a questa “novità” alimentare sono circa il 54%, mentre restano indifferenti il 24% e favorevoli solo il 16%; il 6% infine preferisce non rispondere. Sono pochissimi comunque coloro i quali mangerebbero insetti interi, molti di più quelli che lo farebbero se “preparati” , tipo farina o paste di farina. Ma lungi da noi pensare che l’introduzione di questi nuovi alimenti sia solo una stranezza, una moda o un eventuale business! Un documento della Fao, infatti, chiamato “Il contributo degli insetti per la sicurezza alimentare, l’economia e l’ambiente”, afferma che il graduale aumento del consumo alimentare degli insetti potrà essere l’arma vincente per le crisi derivanti da sovrappopolamento e per le immissioni di gas serra provenienti dagli allevamenti intensivi di bestiame (circa un quinto del totale!). Se a questa constatazione aggiungiamo che la quantità d’acqua occorrente per produrre un solo hamburger è di 2.500 litri, credo sinceramente che non ciano più dubbi sul carattere “etico” che potrebbe spingere sempre più grandi fette della popolazione italiana a “variare” le proprie abitudini alimentari, optando per una alimentazione ecosostenibile. Gli insetti consumano pochissima acqua, si possono allevare in spazi ridottissimi e hanno un valore e un apporto nutrizionale ben equiparabile, se non addirittura superiore, ai cibi derivanti dalla carne. D’altronde fino 1.500 anni fa erano parte integrante della dieta dei territori dell’impero romano, sia d’oriente che d’occidente. Nulla di strano quindi, se non quell’automatico “senso” di nausea che a molte persone viene alla sola vista degli insetti. Pasta all’uovo artigianale ai grilli, millepiedi cinesi arrostiti al forno e poi affumicati, tarantole arrostite del Laos, vermi giganti della farina dalla Tailandia, sono solo alcuni dei novel food che verranno inseriti nelle liste alimentari italiane. Probabilmente se non sapessimo che ci hanno servito un piatto di spaghetti fatti con farina di grillo, probabilmente lo mangeremmo senza alcun problema, dando il nostro contributo alla salvezza dell’economia, dell’ambiente e degli spazi vitali del mondo. Che poi è semplice: occhio non vede, schifo non duole! E buon appetito a tutti.

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