• Sab. Giu 25th, 2022

Ancora tanta amarezza per l’Italia fuori (di nuovo) dal Mondiale. Che ci sia da lezione!

La notte non ha portato consiglio perché non ha smaltito la delusione. Una delusione enorme. E anche il caffè sorseggiato stamattina era più amaro del solito. L’Italia è fuori dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. Non era mai accaduto nella storia della Nazionale. Un disastro, una disfatta, chiamatela come volete. Un danno oltre che economico, anche e (forse soprattutto) d’immagine. Una vergogna storica, calcisticamente parlando.

La vittoria degli Europei ci aveva illuso e probabilmente aveva accantonato o, sarebbe più corretto dire, mimetizzato i problemi che il calcio italiano si porta dietro da anni, molti anni. Siamo stati un gruppo coeso, abbiamo giocato anche bene a tratti, ma la fortuna e i rigori ci hanno sorriso stavolta. Questa è la verità.

Oggi, come accade sempre in situazioni analoghe, si cerca un colpevole, un responsabile. Ma i colpevoli e i responsabili sono un po’ tutti, anche se c’è da dire che con un rigore sbagliato in meno da Jorginho forse saremmo già in Qatar. Però non può essere un alibi uno o più penalty falliti. Se non vinciamo due volte con la Svizzera, se non battiamo Bulgaria e Irlanda del Nord, se veniamo sconfitti dalla Macedonia è giusto rimanere a casa.

I problemi iniziano da molto lontano. Dopo il Mondiale del 2006, solo amarezze per la Nazionale escludendo la parentesi felice dello scorso anno. Nell’ultimo decennio, più dolori che gioie per le squadre italiane nelle coppe europee. Non può essere solo un caso.

Come risollevarsi? Investire nei settori giovanili, dare fiducia e spazio ai ragazzi in tutte le squadre del campionato, non mettere troppa pressione ai calciatori dopo un periodo positivo (bisogna lasciarli crescere con calma e anche sbagliare), ridurre il numero dei giocatori stranieri, avere più coraggio e idee nuove. Sono semplicissime opinioni personali. Ce ne sarebbero pure altre, ma queste credo siano basilari per ripartire e ricostruire le fondamenta del nostro pallone. Spero che questa lezione faccia riflettere tutti.

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Andrea De Luca

La rassegna