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La difesa di Bruno Vespa

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 (ANSA/CLAUDIO PERI)
(ANSA/CLAUDIO PERI)

Ha spiegato sul Corriere della Sera la sua scelta di intervistare il figlio di Totò Riina, tirando in ballo Enzo Biagi e Michele Santoro

Sul Corriere della Sera di oggi il giornalista e conduttore televisivo Bruno Vespa ha difeso la scelta di avere ospitato nel suo programma tv Porta a Porta il figlio del noto boss mafioso Totò Riina, Salvatore Riina. Nei giorni precedenti e successivi alla trasmissione, Vespa era stato molto criticato, e accusato da più parti di voler “legittimare” la mafia. Rosy Bindi, a capo della Commissione parlamentare antimafia, si era opposta alla messa in onda della puntata dicendo che Porta a Porta si prestava «a essere il salotto del negazionismo della mafia». La puntata è andata regolarmente in onda mercoledì 6 aprile.

Nella lettera al Corriere, Vespa ha spiegato che siccome «la Storia è stata in larga parte scritta dai Cattivi, compito dei cronisti è intervistarli per approfondire e intervistare l’immagine della Cattiveria». Vespa ha anche fatto notare che in passato altri noti giornalisti della RAI come Enzo Biagi e Sergio Zavoli avevano intervistato terroristi o mafiosi senza attirarsi grosse critiche, e che di recente Michele Santoro ha ospitato a più riprese Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino noto per essere stato vicino alla mafia, a sua volta condannato per riciclaggio e sotto processo per associazione a delinquere.

Leggi anche: Luca Sofri sul caso Vespa-Riina, “La censura senza dirla”

Caro Direttore,
se Adolf Hitler risalisse per un giorno dall’inferno e mi offrisse di intervistarlo, temo che dovrei rifiutare. Vedo, infatti, che dopo il «caso Riina» vengono messi in discussione i parametri di base del giornalismo. La Storia è stata in larga parte scritta dai Cattivi. Compito dei cronisti è intervistarli per approfondire e mostrare l’immagine della Cattiveria. Aveva ragione nel gennaio del ’91 il governo Andreotti a voler bloccare (senza riuscirci) la mia intervista a Saddam Hussein alla immediata vigilia della prima Guerra del Golfo perché il dittatore iracheno era un nostro nemico? Chi ha intervistato per la Rai il dittatore libico Gheddafi o quello siriano Assad avrebbe dovuto puntare sui crimini commessi da entrambi invece di focalizzare il colloquio sulla loro politica estera?

Quando l’editore del libro di Salvo Riina ha offerto una intervista esclusiva al Corriere della Sera , a Oggi e a Porta a porta , non immaginavo né di fare il colpo della vita, né di creare un turbamento sensazionale. Ho letto il libro, ho detto ai miei colleghi che era l’opera di un mafioso a 24 carati e ho informato quell’eccellente professionista che è il nuovo direttore di Raiuno che avremmo potuto mostrare per la prima volta il ritratto della più importante famiglia mafiosa della storia italiana vista dall’interno. Decidemmo allora di far seguire all’intervista un dibattito con parenti delle vittime di Riina e con dirigenti di associazioni che coraggiosamente si battono contro la mafia. Così è avvenuto.

(Continua a leggere sul sito del Corriere della Sera)

Fonte: Il Post

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