Mar. Nov 12th, 2019

V-news.it

Quotidiano IN-formazione

La generazione delle briciole di pane o del rinforzo intermittente: come la psicologia comportamentista spiega perché ci accontentiamo

7 min read
EVENTI IN EVIDENZA

Siamo agli sgoccioli dell’anno e, come tutti gli anni, è opportuno o comunque consigliabile fare un piccolo bilancio. Questo può farci trovare preparati nello stilare una lista di obiettivi che vogliamo prefiggerci per il prossimo anno, ed evitare di incorrere nel fenomeno già sviscerato della procrastinazione, nemico che è sempre in agguato. Vediamo, quindi, insieme, perché a volte ci ritroviamo imbrigliati in cicli ricorsivi poco produttivi. Se siamo fortunati, già capire come certi nostri comportamenti e le credenze ad essi sottese, agiscano per produrre certi risultati, può suggerirci qualche modifica, laddove, al netto, dovessimo riscontrare che qualcosa non va.

Non molto tempo fa abbiamo già trattato il problema più attanagliante per la nostra generazione, quello del lavoro, parlando del mito utopico del posto fisso e cercando di prendere in considerazione le diverse, e non certo trascurabili, variabili in gioco: tempo, denaro, prospettive future, prestazioni non pagate o sottopagate, percezione di soddisfazione personale, desiderio e/o necessità di espatrio. Quello di espatriare non è solo un consiglio, un caldo suggerimento. Il più delle volte come nel celeberrimo film “La meglio gioventù”, diviene quasi ammonimento critico, obbligo doveroso e imprescindibile. È un “cosa ci fa ancora qui?!” spietato e irriverente. Tant’è che in maniera esplicita, fredda e diretta il professore incalza “L’Italia è un Paese da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire”.

Siamo quindi la generazione del “meglio un uovo oggi che una gallina domani”, del “chi si accontenta, gode”. Però, se vogliamo, tra accontentarsi ed essere contenti c’è una leggera differenza. Ai due poli opposti troviamo, da un lato, chi vive nella rassegnazione più totale, certo che poco o nulla possa cambiare e “tanto vale prenderla come vienesenza confidare troppo nel domani. Dall’altro, chi è riuscito a compiere quel salto da concedergli una certa soddisfazione e una vita economicamente dignitosa, più o meno in linea con gli standard prefissati e gli obiettivi che si era programmato di perseguire. Può esserci riuscito sfruttando al meglio qui le proprie risorse (e sapendole vendere, soprattutto) oppure optando per la scelta, più o meno convinta, di emigrare verso terre più fertili che offrissero prospettive e possibilità più produttive.

Nel mezzo, invece, la stragrande maggioranza degli Italiani, che vive un po’ di speranze e un po’ di disperazione. Che arranca qua e là e che vive alla giornata. Non sono rassegnati totalmente ma non li si può certo definire soddisfatti, tantomeno arrivati. Lavorano per la pagnotta di oggi ma non arrivano a fine mese o, se ci riescono, non accade certo senza sacrificio. Il più delle volte, le monete di scambio sono il tempo, la salute e gli affetti. Cosa spinge questi ultimi a restare? Da cosa sono “ingannati”, in cosa confidano? Perché sono schiacciati tra i due poli della rassegnazione e della salvezza? Scomodare il fattore Fortuna, in questi casi non serve mai a nulla. Quindi ho provato a cercare risposte nella Psicologia, almeno per potermi spiegare un fenomeno che oscilla tra quella che sembra essere una fioca speranza e, a tratti, diventa un atto di inconsapevole masochismo. Una risposta l’ho trovata al perché ci troviamo in questo limbo e da cosa siamo condizionati.

Il modello stimolo – risposta e il ruolo del rinforzo nella psicologia comportamentista

Siamo agli inizi del Novecento quando il comportamentismo comincia a spopolare grazie ai primi studi di John Watson. Egli era convinto che per giungere alla comprensione dell’essere umano, l’unica cosa in nostro potere fosse studiarne il comportamento manifesto attraverso il metodo dello stimolo- risposta. Il motivo del successo di questo approccio risiede nel fatto che, avendo estromesso il concetto di “mente” dall’oggetto di indagine, in quanto ritenuto qualcosa di troppo vago e difficilmente oggettivabile, ha saputo porre l’accento sugli aspetti “esteriori” dell’agire umano. A ciò aggiungiamo che in quegli anni la Psicologia stava avviandosi verso lo statuto di scienza, così come tradizionalmente la intendiamo, quindi era chiaro che dovesse arginare il suo interesse solo a ciò che è matematicamente studiabile. Questo approccio ovviamente tende ad escludere i fattori innati nella determinazione del comportamento, considerandolo quindi come la risultante di sole influenze ambientali. Potete trovarlo interessante o sterile a seconda dei vostri “gusti” personali. Ma sul se ci siano variabili intervenienti tra lo stimolo e la risposta, e su quanto queste possano incidere, ci soffermeremo un’altra volta. Ciò che qui ci interessa è come funzioni il modello stimolo-risposta, quale valenza abbia il rinforzo e, laddove è possibile, come estinguere un comportamento che si era in precedenza consolidato, quando questo, a lungo termine, non produca gli effetti desiderati.

L’esempio più gettonato è quello relativo alla situazione sperimentale creata da Pavlov, che attiene al condizionamento cosiddetto classico (anche noto come pavloviano o rispondente). I suoi studi fisiologici gli suggerirono che gli stimoli ambientali producano della reazioni o, per meglio dire, delle risposte riflesse, chiamate stimoli incondizionati perché non appresi precedentemente.

La situazione sperimentale prevede un cane affamato che sente suonare una campanella (stimolo neutro). A seguito del suono gli viene presentato del cibo (stimolo incondizionato) che produrrà la risposta incondizionata (non appresa) della salivazione. Ripetendo questa sequenza svariate volte, il cane comincerà ad aspettarsi il cibo già solo al suono della campanella che quindi diverrà stimolo condizionato producendola risposta condizionata della salivazione. In altre parole, per il cane, la campanella diverrà l’anticipazione del cibo, sarà stato educato ad associare già al suo suono la somministrazione del cibo.

Il rinforzo aiuta a solidificare dunque l’apprendimento, di per sé non ha valenza né positiva, né negativa, dipende da cosa materialmente presentiamo dopo il comportamento che vogliamo consolidare. Nel nostro esempio (cibo) è positivo, quindi il cane sarà spronato a consolidare la sequenza ho fame- campanella-cibo. Stesso dicasi se, ad esempio, dessimo una caramella ad un bambino dopo che abbia fatto i compiti o, dico tanto per dire, dei soldi ad una persona dopo aver offerto una prestazione lavorativa. Oltre al rinforzo, le altre due tecniche utilizzate per convalidare un comportamento o estinguerlo sono la punizione e l’estinzione. La punizione consiste nel porre la persona in una situazione per lui sgradevole in modo da non incentivare il ripetersi del comportamento. Un esempio di punizione è rimproverare i bambini quando la loro condotta non è del tutto irreprensibile. Quando la punizione non funziona (anch’essa non ha valenza esclusivamente negativa, come si suppone), la terza tecnica utilizzata dalla scuola cognitivo-comportamentale è quella dell’estinzione. Essa consiste nella repressione di un rinforzo precedentemente consolidato. Nell’ esempio del cane, non gli verrà più somministrato il cibo dopo il suono della campanella, o negheremo la nostra attenzione a nostro figlio quando si comporta male.

Queste tecniche funzionano? Sì. Con un piccolo appunto. Ciò che conta nell’apprendimento e nel consolidamento di un comportamento (come, del resto, anche in una sua eventuale repressione) è la continuità.

Ed è qui che veniamo al nodo cruciale di questo scritto. È qui che mostriamo la nostra resistenza al cambiamento, preferendo la zona di comfort. Anche se non è idilliaca è conosciuta, e quindi non comporta stravolgimento e investimento di risorse. È qui che la Psicologia, dunque, interviene a spiegare come mai troviamo così difficile uscire dalle sabbie mobili: cambiare lavoro, chiudere una relazione dolorosa, decidere di emigrare.

Il nostro problema maggiore è che non ci sia data continuità e viviamo perennemente in contrasto tra gratificazione e punizione. Può sembrare banale, ma pensateci. Come dovrebbe comportarsi il cane a cui venga somministrato il cibo una volta su dieci al suono della campanella, pur avendo imparato la sequenza fame- campanella-cibo? La campanella, da iniziale stimolo neutro, era diventato incondizionato a seguito dell’associazione ripetutamente eseguita e poi diviene infine, come direbbe Skinner (che introdusse il concetto di condizionamento operante) rinforzo intermittente.Ve lo dico io: letteralmente il cane impazzirà.Lo stesso Skinner condusse un esperimento simile su dei topi in una gabbia addestrati a ricevere del cibo premendo una levetta. Quando il rinforzo veniva presentato in maniera irregolare, volete sapere cosa accadeva? I topi cominciavano a premere la leva compulsivamente, alla disperata ricerca della gratificazione.Notate qualche somiglianza?

Credo che il motivo per cui fatichiamo ad uscire da certe situazioni risieda proprio nel fatto che ci abbiano abituati ad un contentino una tantum. Una persona che non ci ama, ma talvolta si presenta con un mazzo di fiori. Un lavora che non ci appaga, ma qualche volta ci viene remunerato. Ed altri, numerosissimi esempi. Il punto è che, essendo stati condizionati a credere che a determinate condizioni dovessero corrispondere determinati risultati, facciamo fatica ad eliminare la sequenza appresa, ci accontentiamo di quel poco che, più per fortuna che per merito, ogni tanto ci viene dato e cerchiamo di andare avanti. Siamo la generazione dei topi in gabbia, che preme compulsivamente leve, sperando le venga dato un pezzetto di formaggio.

https://www.v-news.it/oggi-no-lo-faccio-domani-la-tendenza-alla-procrastinazione-e-l-esperimento-del-secchio/

https://www.v-news.it/crescere-i-bambini-con-i-no-il-duro-mestiere-del-genitore/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Open

Close