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La goccia che fa traboccare il vaso, di Greta

“Papà, parlami di Greta”. “Beh, non ne so moltissimo, ma so che è una ragazzina coraggiosa e chiede e dice cose giuste, cose di vitale importanza, per quanto dovrebbero sembrare ovvie”.

“Quindi è vero quello che ha detto Mario a scuola stamattina, cioè che se non facciamo ciò che dice Greta moriremo tutti?”. “Diciamo che, in un certo senso, è come ha detto Mario. Però possiamo, e dobbiamo, fare ancora qualcosa”.

 “Ho capito, ecco cosa vuol dire che voi grandi ci avete rubato il futuro…”. “No, il futuro non ve lo abbiamo rubato solo con l’inquinamento, ve lo abbiamo rubato negando a molti bambini, il diritto di essere tali …”!

Qui non si tratta di essere “pro” o “contro” Greta Thunberg (sarebbe come dire se si preferisce togliere un coltello infilzato in una mano oppure no); qui la questione è ben più grande, e non si può ridurre a niente che non sia una dichiarazione di guerra vera e propria ad ogni forma di sfruttamento (sessuale, psichico ed economico), nei confronti dei bimbi di ogni parte del globo terrestre.

Nel  mondo, infatti, sono più di 150.000.000 (150 MILIONI!!)i bambini costretti in impieghi che mettono a rischio la loro salute psichica e fisica, condannandoli ad una vita senza diritti, senza svago, senza gioia e senza alcuna istruzione. Un sottoprodotto della povertà, per dirla in termini tecnici, che non fa altro che aumentare se stessa. Ma non sono solo le popolazioni del “Sud del Mondo” ad essere interessati da questo scempio, anche il Nord ha i suoi baby lavoratori. Stando ai dati dell’Unicef, di questi 150 milioni, 74 sono impiegati in varie forme di lavoro pericoloso, come ad esempio il lavoro in miniera, oppure a contatto con sostanze pericolose di natura chimica o pesticidi agricoli, nonché vicino a macchinari pericolosi. È il caso dei bambini impiegati nelle miniere cambogiane, nelle piantagioni di tè dello Zimbabwe, o nelle vetrerie che fabbricano bracciali in India. Tra le forme peggiori di lavoro è doveroso sottolineare quello cosiddetto “di strada”: raccogliere rifiuti da riciclare o vendere cibi e bevande, sviluppatosi soprattutto nelle metropoli asiatiche, latino-americane e africane. A Dakar, capitale del Senegal, 8.000 bambini vivono come mendicanti. La piaga però più orrenda è quella dello sfruttamento sessuale, che fa il paio con quella del trapianto di organi da bimbi sani. Spesso, tali schifose “attività”, sono strutturate in modo tale da essere “fruibili” come “normali offerte di prestazione di servizi e lavori”. Purtroppo, fino a quando non avremo compreso che, come canta Enzo Avitabile, “Tutt ugual song e criatur…” (tutti uguali sono i bambini, non riusciremo ad avere una vera e sana coscienza di classe, umana oltre che etica, che ci permetta di andare oltre uno stato di sfruttamento in cui, oltre alle risorse naturali del Pianeta Terra (che quindi pregiudicherà il futuro), troviamo quello dei bimbi lavoratori, e quindi la negazione del loro presente.

“Papà se Greta viene in Italia posso andare ad ascoltarla come abbiamo fatto con il concerto di Max Gazzè?” “Certo, e come per il concerto, ti accompagnerò …”

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