• Sab. Mag 21st, 2022

“Trama e commento a “La leggenda del pianista sull’oceano” (1998), film tratto dal monologo “Novecento” di Alessandro Baricco (1994).

Introduzione

Il 22 Dicembre scorso, il canale YouTube ufficiale di Lucky Red ha pubblicato il trailer di Ennio, documentario di Giuseppe Tornatore riguardante Ennio Morricone. Non è un caso che Giuseppe Tornatore abbia scelto di omaggiare uno dei più importanti compositori della storia del cinema, non solo italiano, ma mondiale. Proprio “Peppuccio”, infatti, ha instaurato col maestro un profondo legame di amicizia, tradottosi in molteplici collaborazioni artistiche.

Il film di cui tratterà il nostro appuntamento odierno è frutto proprio di una di queste. Parliamo di “La leggenda del pianista sull’oceano”, film del 1998 vincitore di numerosi premi, tra cui sei David di Donatello e sei Nastri d’argento. Uno di ciascuno di questi riconoscimenti, insieme ad un Golden Globe, fu assegnato proprio ad Ennio Morricone per la colonna sonora.

Il soggetto da cui è tratta la pellicola è il monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco (1994). La lettura di questo prima della visione ha contribuito a un maggior coinvolgimento emotivo nelle vicende. Inoltre, per la profondità delle analogie contenute nel film e la facilità con cui ci si può identificare nel suo protagonista, questo film ha toccato – è il caso di dirlo – un delicato tasto nel cuore di chi vi scrive.

La locandina originale del film (fonte: Wikipedia)

[SPOILER ALERT] Di seguito, sarà descritta la trama de La leggenda del pianista sull’oceano. Proseguire con la lettura dell’articolo soltanto nel caso in cui non ci sia alcun problema a conoscerne i dettagli.

La trama

La vicenda non è narrata dal punto di vista del personaggio principale, Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, bensì da quello del suo amico e compagno di band Max Tooney (Pruitt Taylor Vince). È un imprecisato anno nel secondo dopoguerra. Recatosi in un negozio di musica per vendere la sua tromba Conn, Max chiede al vecchio commerciante di poter eseguire un’ultima canzone prima di separarsene.

L’anziano, dopo aver riconosciuto la melodia, riproduce un disco di vinile con incisa la stessa eseguita al pianoforte. Successivamente, domanda a Max chi sia l’autore di quel brano senza nome così straordinario. Max afferma che quel brano è di un pianista che non è mai esistito e, sotto insistenza del commerciante, decide di raccontarne la storia. Comincia, così, una serie di lunghi flashback dove viene ripercorsa la vita di Novecento.

Il 1° Gennaio 1900, nella prima classe del transatlantico Virginian, il fuochista Danny Boodman (Bill Nunn) trova un neonato abbandonato in una cassa di limoni. Dopo aver deciso di crescerlo come suo figlio, a scapito delle beffe dei colleghi macchinisti, gli dà il suo stesso nome. A questo, aggiunge ciò che era scritto sulla cassa (T.D. Lemon, che Danny è convinto significhi “Thanks, Danny” – “Grazie, Danny”), e il nome dell’anno di nascita, Novecento. Per il momento, Danny decide di nascondere il neonato nel ventre del Virginian e di occuparsi personalmente della sua educazione. Gli insegnerà a leggere e tutto ciò che sa, compresi i pericoli del mondo al di fuori del transatlantico.

Ben presto, Novecento esce allo scoperto e trova una famiglia in tutto l’equipaggio della nave. Un giorno di mare in tempesta, un grosso gancio colpisce Danny dietro la schiena. Morirà poco dopo, lasciando Novecento orfano all’età di 8 anni. Fino a quel momento, il bambino aveva percorso la distanza tra Europa e America almeno cinquanta volte. Essendo nato e rimasto sulla nave per tutta la durata della sua vita, tuttavia, non era mai stato registrato all’anagrafe di alcuno stato.

Giunge la polizia a bordo del Virginian per portare Novecento in un orfanotrofio, ma lui sembra essere sparito senza lasciare alcuna traccia. Passati circa 22 giorni, la nave riparte per Rio de Janeiro. Novecento viene ritrovato, tra lo stupore generale, ad improvvisare al pianoforte del salone da ballo come un vero prodigio. Nessuno riuscirà mai a spiegare quando abbia fatto a suonare così bene.

Novecento adulto

Un altro flashback mostra Novecento, ormai adulto (interpretato da Tim Roth), fare la conoscenza di Max Tooney. Il trombettista, infatti, è entrato a far parte del complesso musicale del Virginian. I due instaurano immediatamente un rapporto di profonda amicizia. Max si accorge che, oltre a quello per la musica, Novecento possiede un altro straordinario talento: un’immaginazione sconfinata. Ascoltare i racconti narrati da gente di ogni dove permette al pianista di conoscere tutti i luoghi del mondo senza aver mai messo piede fuori dalla nave. Proprio i suoi viaggi fatti a mente e le persone incontrate a bordo sono ciò che ispirano la sua musica improvvisata.

Durante i giorni trascorsi insieme, Max incoraggia più volte Novecento a scendere dalla nave. Egli vuole soltanto che Novecento possa portare il suo talento in giro per il mondo e costruirsi una vita normale. La possibilità di diventare un musicista di successo non sembra smuovere il pianista. Questa situazione non cambia nemmeno quando Jelly Roll Morton, autoproclamato inventore del Jazz, lo sfida in un duello a pianoforte, che Novecento vincerà.

Un giorno, l’agente di una casa discografica propone al pianista di incidere la sua musica su una matrice in vinile. Lo stesso disco sarà ritrovato dall’anziano proprietario del negozio di musica in seguito. Durante l’esecuzione del brano, una giovane migrante si specchia all’oblò che dà sulla sala e Novecento, infatuatosi di lei, improvvisa una dolce melodia. Una volta terminato di suonare, sottrae la matrice all’agente con l’intenzione di regalarla alla donna. Tenta più volte di parlarle, riuscendoci soltanto quando lei è in procinto di sbarcare a New York. Non riuscendo né a consegnarle il dono, né a confessarle i suoi sentimenti, un affranto Novecento spezza il vinile e lo getta in un bidone dell’immondizia.

Un giorno, improvvisamente, mentre sono a tavola, Novecento dichiara a Max che l’indomani, a New York, scenderà dal Virginian. Salutati tutti i componenti dell’equipaggio tra commossi abbracci e il suo amico trombettista, Novecento si incammina sulla scaletta di sbarco. Tuttavia, si blocca prima che possa averla percorsa tutta. Dopo aver osservato a lungo gli alti grattacieli di Manhattan immersi nella nebbia, lancia il suo cappello in mare, si volta e risale a bordo. L’avvenimento suscita lo stupore degli astanti, ma Max decide che sia il caso di non parlarne con Novecento. Il 21 Agosto 1933, il trombettista decide di abbandonare per sempre la vita sulla nave da crociera.

Novecento e Max Tooney insieme (fonte: Wikipedia)

Dopo la guerra…

La storia ritorna al tempo presente. Max viene a sapere dal commerciante che il Virginian, dopo aver servito come nave ospedaliera durante la Seconda Guerra Mondiale, sarà presto demolito. Capisce, inoltre, che l’anziano era entrato in possesso del vinile ritrovandolo proprio all’interno di uno dei pianoforti dove Novecento era solito suonare. Lo strumento, infatti, era stato comprato di seconda mano da un rigattiere dopo che la nave era stata svuotata. Max si reca immediatamente al cantiere navale dove operai stanno trasportando e collegando cariche di dinamite in ciò che rimane nel transatlantico. Percepito che Novecento potrebbe essere rimasto ancora a bordo, Max blocca le operazioni e convince gli uomini ad aiutarlo a cercare il suo amico. Lo troverà solo molto dopo, nella stessa sala macchinari che ha visto quest’ultimo crescere nei suoi primi anni di vita.

Max tenta in tutti i modi di convincere Novecento ad andare via con lui, arrivando anche a proporgli di fondare una band musicale insieme. Il pianista, tuttavia, asserisce nuovamente di non avere intenzione di scendere dall’imbarcazione. Aggiunge, inoltre, di aver paura anche soltanto del pensiero di vivere nella sconfinatezza del mondo, che “è una nave troppo grande” per lui. Un Max affranto è, dunque, costretto a salutare il suo amico, stavolta per sempre, e a lasciarlo andare incontro alla sua fine. Tornato al negozio di musica, confessa al commerciante di essere stato lui a trarre in salvo il disco rotto e nasconderlo nel pianoforte. Prima che esca dal negozio, il negoziante restituisce a Max la sua Conn, affermando che “una buona storia vale più di una vecchia tromba”.

La nave portoghese S.S. Lusitania, il cui piroscafo ha in parte ispirato la forma del Virginian nel film (fonte: Wikipedia)

Commento al film

Nel corso della nostra rubrica, abbiamo già fatto la conoscenza di un personaggio la cui esistenza era confinata all’interno di uno spazio limitato. Si tratta di Truman Burbank, protagonista di The Truman Show (di cui potete leggere qui). Novecento, a differenza del suo collega, non sente necessariamente il bisogno di recarsi a scoprire di persona la realtà che lo circonda, ma ciò non vuol dire che non sia intenzionato a conoscerla.

Dopotutto, senza la curiosità, che è a pieno titolo parte della natura umana, la Storia forse non avrebbe mai conosciuto gli sviluppi raggiunti finora. Chi sceglie di abbracciare la propria curiosità, tuttavia, deve necessariamente accettare le conseguenze che essa reca con sé. Novecento che si ferma sulla scaletta del Virginian è qualcuno che si è appena reso conto che non sarà in grado di affrontare quelle conseguenze. A quella distesa di palazzi che si staglia davanti a lui non manca nulla, tranne che una cosa: la fine. Egli è terrorizzato dall’idea dover scegliere una strada tra milioni di strade quando finora ne ha percorsa sempre e solo una. Per lui, la città e, per estensione, il mondo esterno, sono una tastiera di “miliardi e miliardi di tasti che non finiscono mai”.

“La leggenda del pianista dell’oceano” è ambientato nella prima metà del XX secolo. Di fronte alla complessità che contraddistingue il mondo odierno, tuttavia, non sentirsi altrettanto disorientati è un’ardua impresa. Il sociologo Zygmunt Bauman (1925-2017), all’interno dei suoi saggi, parla di società liquida. Con questo termine, egli indica la velocità con cui, nella società post-moderna, le strutture sociali tendono a decomporsi e ricomporsi. Questa impossibilità delle cose a mantenere una forma definita in modo stabile si riflette inevitabilmente sulle esistenze degli individui e sul numero di certezze su cui essi possono contare. Lungi dal sottoscritto affermare che l’evitare del tutto di prendere una decisione sia una soluzione in sé e per sé. Se pensassimo alla scelta di Novecento, tuttavia, raffrontandola a noi stessi, non dico che la giustificheremmo, ma almeno riusciremmo a comprenderla dal punto di vista umano.

Un ultimo spunto di paragone si ricollega al pensiero precedente. La continua mutevolezza di cui si è parlato prima coinvolge largamente l’aspetto delle relazioni umane. È raro che un essere umano, intrecciato un rapporto con qualcuno che non sia un familiare (o lo diventerà), mantenga questo in modo costante fino alla fine dei suoi giorni. Giuseppe Tornatore metaforizza ciò in maniera estrema con la fugacità delle relazioni strette da Novecento con i passeggeri della nave, diversi ad ogni traversata.

Un caro amico del sottoscritto afferma che non importa quanto duraturo sia un legame di amicizia. Ciò che conta, invece, è circondarsi di persone dalle quali si sia capaci di trarre aspetti per il proprio miglioramento personale, proprio come Novecento si ispirava alla gente per esprimere la sua arte. Non sottovalutiamo, però, l’importanza dei doni che può offrire chi rimarrà al tuo fianco più a lungo degli altri. È per questo che dovremmo conoscere tutti, almeno una volta nella vita, un Max Tooney.

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Francesco De Dominicis

Classe 1995, Francesco De Dominicis è specializzato in Lingue e Civiltà Orientali all'Orientale di Napoli. Tra un articolo e l'altro, adora guardare vecchi film del cinema cult, scrivere racconti e canzoni e strimpellare strumenti vari.