Gio. Set 19th, 2019

V-news.it

Quotidiano IN-formazione

La luce del fuoco e la redenzione della pioggia

7 min read

Siamo sicuri di avere certezze? Siamo veramente tutelati dall’abominio che una minoranza di esseri umani in questa Terra perpetra ai danni di tutti noi, maggioranza posta a parte della minoritaria parte che conta? Dai diritti alle opinioni sembra sempre di più che il genere umano, al di là della longitudine e del periodo storico, sia sempre, inesorabilmente, prevedibilmente e ipocritamente destinato a “vivere sotto il dominio delle scelte di una piccolissima elite”. Si ha la parvenza, nella “ignoranza” in cui credono di lasciarci beoni, di poter esprimere la nostra considerazione sugli eventi. Social, bar e stadi sono pieni, sempre. Addirittura, ogni tot di tempo, si va anche a votare! Eppure, nonostante tutto, ci ritroviamo ad essere “pedine in un gioco che ci vede tali”. Pensiamo, ma il più delle volte con pensieri indotti e con costrizioni e limiti valutativi studiati ad arte giusto per “tenerci a bada”, sfruttando pensieri non nostri, anche se tali ci appaiono. Siamo il sondaggio perenne che ha come unico risultato il farci restare sottomessi. Siamo il fuoco della rivoluzione a cui far mancare l’ossigeno. Votiamo secondi leggi amorfe che non garantiscono un minimo di libertà espressiva e valutativa. Siamo in dittatura, sebbene non ne abbiamo consapevolezza palese. E su questo … ci piove … e non poco. Piove infatti sulle nostre consapevolezze amorfe, figlie di “false propagande” e promesse a orologeria. Piove sui tetti delle nostre abitazioni, mai nostre ma di cui temere l’esproprio, ogni giorno, da parte degli strozzini chiamati banche. Piove sulle tasse che paghiamo, e su quelle che non riescono a pagare chi “realmente” non ce la fa, solo perché “qualcun altro”, forte dei suoi “appoggi”, evade infinite quantità di denaro reale, riciclandone altrettanto virtuale, impunemente. Piove sulla dignità delle famiglie, quando si umiliano a “svendere” le proprie braccia, i propri affetti, la propria etica, solo per un vago senso di “sopravvivenza”, solo per non “apparire meno degli altri”. Piove sui terreni abusivi che vengono sanati e diventano palazzi e chiese, piove sulla testa dei corrotti che corrompono anche l’acqua che gli bagna la testa stessa. Piove sul prete pedofilo e su quello coraggioso e ispirato, se non l’hanno fatto ancora fuori. Piove sul cadavere di giudici onesti, sulle loro tombe, mentre piove sui vestiti da mille euro e passa di quelli collusi, che non muoiono certo in attentati, sulle teste phonate delle loro damigelle, sulle mani di un operaio costretto a lavorare 12 ore al giorno. Piove sul viso del figlio di un migrante e piove sul suo amico di scuola, nipote del candidato dell’ultradestra italiana, anche se nessuno dei due conosce questa differenza, e litigano solo quando giocano a calcetto insieme, entrambi indossando la maglia azzurra. Piove sull’attacchino che a Salerno affigge i manifesti della Lega (ex Nord) e che non bada al suo essere di “colore” (sembrano non badarci nemmeno i suoi committenti!). Piove sui ragazzi che chiedono giustizia e un luogo dove stare per crescere, così come piove sui quartieri dello spaccio e della prostituzione, appendici marce di un sistema votato alla disuguaglianza più totale ed infame. Piove sul nero e sul rosso, non per questo confondendone i colori, gli odori e le “idee”. Piove sulle idee. Ed è questo, forse, il dato più tragico di tutti. Annacquando le idee si è giunti all’accettazione dell’appressappochismo, dell’andare avanti ad ogni costo, del “si salvi chi può” che non tiene conto del fatto che nulla si può salvare se non cambiando le condizione di base. E anche se se spesso “andare avanti” equivale a retrocedere, nessuna pioggia potrà farmi bagnare i capelli. E non soltanto perché non ne ho più, ma soprattutto perché, anche se mi inzuppassi pienamente d’acqua, questa diverrebbe il mio vessillo di rivoluzione. La purificazione delle idee che contano, al netto della superficialità e dell’arroganza nella quale i “nostri controllori” credono di farci vivere nella sopravvivenza. E quindi ben venga questo “battesimo laico”,a metà tra un rimprovero e un insegnamento. Da un lato l’essere richiamati alla vita, all’innaffiare i terreni aridi del nostro “crescere” e della nostra autonomia. Dall’altro il giusto prezzo per una lezione che abbiamo dimenticato e abbandonato e barattato, in cambio della futile “modernità opportunista e senza nessuna competenza”, nella quale ci hanno indotto a credere. L’apparenza: il mito della giovinezza e del corpo. Dell’ignoranza “colta” di questa gioventù di leoni da tastiera, incapaci anche di piantare un qualsiasi seme di un qualsiasi ortaggio o la piantina di una qualsiasi verdura. L’apparenza del ruolo che scavalca l’essenza. In parole povere: la più “astuta stupidità” che ci rende inesorabilmente schiavi di un Sistema autoreferenziale e subdolo, che tali ci vuole. Vedete che anche tanta acqua non basta? Vedete come è semplice cadere nei meandri del “loro sistema” di pensiero e soggiogazione? Nulla di più semplice che far passare per “democrazia” ciò che in realtà tale non è. Consapevolmente. Scientemente. Onnicomprensivamente. Eppure piove. Ed è di questa pioggia che occorre approfittare, ora, sempre, o mai più. Perché se è vero che non esiste un “dominio” perfetto, allora credo ancora che possa esistere una, seppur imperfetta, rivoluzione. Conseguenza perfetta e precisa di un preciso volere di controllo, dominio e sopraffazione. Ma come può mai nascere una “vera rivoluzione”, consapevole del suo stesso ruolo e delle finalità che si prefigge? Come può crearsi una “reavoluzione” efficace a sovvertire e a sostituire questo sistema discriminatorio e ipocrita che domina il nostro Pianeta? È questo il punto “focale” del nostro ragionare. E la risposta, al di là dei “programmi”, delle “predisposizioni” e delle “architetture sociali e materiali” che in una tale rivoluzione sono insite, potrebbe essere racchiusa in una sola parola: la pioggia. La stessa pioggia che bagna la casa dei ricchi e quella dei poveri. Che irrompe nelle tavole dei corrotti e nelle tasche degli aguzzini. Che spero possa diventare diluvio, capace di far estinguere il malaffare e chi lo promuove, ad ogni livello, in ogni momento. La mia prima “ribellione” è verso una visione distopica del futuro, alla quale oso sostituire quella “utopica” dell’armoniosa convivenza tra eguali, in egual misura. Non credete che stia delirando, sono realmente convinto che un processo di “socializzazione” sia non solo possibile ma necessario, non fosse altro per “rendere reale” e far capire alle nuove generazioni che “continuare ad accontentarsi di essere automi non porterà a nulla che non sia il nulla steso”, continuando a farci fare il gioco di chi avalla le altrui scelte, credendo siano proprie. E questo mi basta per essere sempre più convinto, ora più che mai, che “la misura è colma”. C’è stata infatti quella famosa “goccia che ha fatto traboccare il vaso” della mia pazienza, spingendomi ad esplodere, non senza una ratio e un fine preciso. Sono stufo dei partiti presenti solo per autoproclamarsi e poi scomparire, delle persone che si affannano al loro seguito, in una sorta di “multilivel system” in cui “chi arriva prima e porta più gente vince un grande premio”, a spese degli altri. Sono stanco delle belle frasi e dei pulpiti pieni di gente ma vuoti di ideologie. Sono scioccato dalla presenza di alcuni “personaggi” all’interno delle istituzioni, e della presenza delle istituzioni all’interno di certi ambienti quali la massoneria, la camorra, la malavita in genere. Sono stufo di riscoprirmi ancora stufo di essere tale. E scelgo, anzi ho scelto, l’azione. Ho scelto di parteggiare, di fare scelte precise, di mettere in gioco la mia identità, non per “svenderla al miglior offerente” ma per “militare” nella concreta correttezza della vita. Ho scelto di seguire un “credo” che non è religioso ma etico, morale, civile e rivoluzionario. Ho scelto di voler scegliere! Per noi. Affinché si “faccia la nostra volontà”, affinché si creino i presupposti per poter dare, davvero, potere al popolo sovrano. L’audacia e il coraggio c’entrano poco quando a prevalere sono i legami d’interesse e le logiche della convenienza. Nonostante ciò, ho scelto la normalità impostami da una normale visione del mondo, della società del Pianeta. E non posso fare a meno che continuare a dare quel “seppur piccolo contributo”, nella speranza, che diviene sempre più certezza, che ci saranno sempre più persone da incontrare in questo cammino. Persone che non temeranno di essere “fuoco nella pioggia”, perché consce che, seppur si spegnesse un singolo cero, ce ne saranno 10, 100, 1000,10000, 100000, un milione a continuare a brillare  a fare luce per gli altri che si uniranno alla lotta, senza temere nessuna pioggia. Anzi rallegrandosi in essa, consapevoli del “compito gravoso” ma necessario che si apprestano a perseguire. Senza arretrare!

Violenza di genere e in genere: stupro “a tempo” e riforma stalking

Sessa Aurunca.Presentato il testo dell’Aurunkatelier nel Salone dei Quadri. Il ricordo di Tonino Calenzo

Open