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La presa per il mulo: le alleanze “mostruose” in vista delle Politiche del 4 marzo

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Ci hanno studiato per anni. Hanno messo in campo i migliori cervelli politicamente bipartisan per arrivare a partorire un obbrobrio di legge elettorale che porta il nome di Rosatellum (dalla moda di neo latinizzare i nomi delle varie leggi elettoral-farsa che si sono succedute negli anni). Allo stato attuale, a pochi giorni dal voto alle Politiche del 4 marzo prossimo, sembra che la legge voluta da destrorsi e centrosinistrorsi stia stretta un po’ a tutti. Tra il caos che scaturisce dalla divisione dei collegi proporzionali e quelli uninominali, dove il “carisma” dei vari attori in campo deve necessariamente essere determinante, per racimolare quella manciata di voti in più (ne basta anche uno solo) per sconfiggere l’avversario, e le varie alleanze “mostruose” che si sono venute a creare per poter essere presenti alla competizione, il teatrino degli orrori e degli errori, di una classe politica egoista ed autoreferenziale, è bello che servito … al popolo mai sovrano di nulla. Andiamo per ordine: analizziamo per prima cosa le alleanze. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere sul serio e non solo figurativamente, a sentire di accordi “naturalmente improponibili”, come quello tra la radicalissima Emma Bonino ed il conservatore democristiano antiabortista Tabacci. Cosa ci fa il cattolicissimo Tabacci con la laicissima Bonino? Mistero della fede oppure un modo comodo per evitare anche di dover raccogliere le firme per la presentazione della nuova lista +Europa, come del resto quasi tutti quelli che non hanno avuto rappresentanza in Parlamento stanno facendo? La risposta esatta, ovviamente, è la seconda. E pensare che definirli diavolo ed acqua santa sarebbe un eufemismo: la profetessa del laicismo tout court da un lato, con le sue battaglie abortiste negli anni settanta, quelle attuali per la maternità surrogata e non solo, e dall’altro chi invece non accetterebbe nemmeno la stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. Tradotto in altri termini: un matrimonio di interesse (per loro esclusivamente, è ovvio). E se è vero che non c’è limite alla vergogna delle continue contraddizioni, sottolineiamo come poche ore fa è stata anche ufficializzata la loro presenza nella coalizione del PD. Forse era stato deciso un po’ prima che quest’ultimo scegliesse di concludere il suo mandato governativo a favore della legge sul fine vita, piuttosto che con quella sullo ius soli? Ma non sono solo loro ad aver dato prova di incoerenza, opportunismo politico e superficialità nel considerare la capacità di ragionamento degli elettori. Infatti dopo aver tuonato per anni che non sarebbe mai e poi mai andato alle urne con il signor Silvio Berlusconi, il leghista Matteo Salvini non si fa scrupoli e, con la buona compagnia della nazionalista Giorgia Meloni, si è ritrovato a fare il baciamano al cavaliere, siglando l’ennesima alleanza d’acciaio tra Lega (che nel frattempo per racimolare voti al centro e al sud, ha fatto cadere l’aggettivo “nord” dal simbolo), Fratelli d’Italia e il sempreverde partito del cavaliere, Forza Italia. Sarei curioso di sapere cosa hanno da proporre non solo in politica interna, dove il neoliberismo di Berlusconi dovrebbe essere agli antitesi sia del nazionalismo “sociale” della Meloni che del populismo popolare di Salvini, ma anche se non soprattutto sull’Europa e sull’Euro. Salvini vorrebbe uscire da entrambi, gli altri no. Però, come dire, nudi e puri erano un tempo, ora i tempi son cambiati e una contraddizione non si nega a nessuno. Anzi, a nessuna coalizione. Infatti, volendo rimanere sul tema “Europa”, non si può non notare un’altra strana alleanza: quella tra i soggetti di Liberi e Uguali, guidati da Grasso, dove al suo interno è presente l’antieuropeista Stefano Fassina, che non ha esitato a lanciare bordate contro l’Europa per mesi, tranne starsene zitto, ovviamente, negli ultimi tempi. Non posso fare a meno di segnalare un’altra grandissima anomalia del sistema di alleanze elettorale: Noi con l’Italia. Ma come cavolo si fa ad alleare sotto lo stesso simbolo l’ultraleghista Tosi, ex sindaco di Verona, e l’immortale (forse nel termine c’è una “t” di troppo) Clemente Mastella? Di cosa parleranno i due? Cosa si diranno riguardo alle convergenze politiche e alle prospettive amministrative e governative su questa nostra (?) Italia? Spostandoci un attimino più a sinistra (ma sempre dove il concetto di sinistra latita, anzi dove lo stesso termine “sinistra” non sarà presente in nessuno dei simboli presentati alle prossime elezioni), non fa nemmeno tanto scalpore e rumore e clamore, il passaggio alla corte Pd della ex Ncd e Forza Italia Lorenzin, che nel frattempo ha riesumato il simbolo della margherita di rutelliana memoria. Si, è proprio lei, la stessa Lorenzin che sostenne Alemanno come sindaco di Roma. D’altronde si era già capito che Renzi Matteo avesse scelto il campo di centro destra per manifestare le sue affinità elettive (e la sua sudditanza al cavalierissimo, a cui sta fornendo infiniti assist). Detto ciò, vorrei passare ad elencare alcuni di quei possibili candidati che non fanno altro che portare alto e nel tempo il valore del più becero nepotismo nazional-affaristico di sempre. Perché per alcuni, si sa, la politica è un ruolo di comando da tramandare, non un servizio verso chi li sceglie. A dimostrazione di questa affermazione, tra i tanti esempi possibili, inizio col citare quello che riguarda papà Cesaro e figlio. I loro presunti “meriti politici” sono tutti e solo nel cognome. Luigi e Armando Cesaro, rispettivamente padre e figlio da sempre militanti in Forza Italia (di cui il primo è deputato e l’altro consigliere regionale), sarebbero in lizza per almeno una candidatura alle Politiche, se non proprio entrambi in collegi diversi. Peccato che proprio ieri (20 gennaio 2018 n.d.r.) è filtrata la notizia di un loro coinvolgimento in una inchiesta che li vede sotto accusa per probabile “voto di scambio”, in occasione delle ultime elezioni regionali del 2015 che hanno visto il “Cesarino” eletto con più di 27.000 preferenze. Peccato sembra essere emerse alcuni “patti pre elettorali” tra i “politici” campani e alcune ditte di costruzione legate alla malavita, nonché altre prebende di più piccola entità, tra cui spicca per “banalità” un abbonamento a una piscina. Lo vogliamo dire? Diciamolo: la solita solfa. Il solito clientelismo italiota. Io aggiungerei: il solito schifo. Restando sempre in Campania, ma stavolta nel recinto del Pd, sembra scontata la candidatura di un altro figlio d’arte della politica nostrana: il rampollo figlio dello sceriffo ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, Piero. Per il figlio dell’amante delle fritture di pesce ben fatte e servite, sembrerebbe pronto addirittura un posto da capolista nelle fila del collegio proporzionale. In Sicilia a non far sfigurare l’usanza della successione dinastica, ci pensala candidatura della democratica Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Salvatore. Ma è la Campania ad avere il record di longevità politica familiare. Stavolta facciamo addirittura un salto generazionale, passando non più tra padri e figli, ma da nonni e nipoti (più nepotismo di così? Ahhahahaha … ). È la volta di Giuseppe De Mita, nipote del potente e sempreverde (come alcuni alberi del suo feudo avellinese) Ciriaco. Aggiungiamo altro? Penso possa bastare. E considerando la voglia e il senso di nausea che sopravviene alla mia persona, dovendo trattare questi “alti” argomenti, sarebbe opportuno finirla qui. Non prima però di aver evidenziato altre 2 cosucce, non proprio di poco conto. La prima è, sempre rimanendo in ambito di nepotismo,la probabile candidatura, nei collegi beneventani , del figlio di Clemente, Pellegrino Mastella. La seconda è il cambio di “regolamento” interno del Movimento 5 Stelle, che ha consentito l’apertura alle candidature alle Politiche, non solo degli iscritti e dei militanti al Movimento, ma anche di “esterni” ad esso. Così facendo infatti si è concesso, solo per citarne alcuni esempi, al giornalista ultraleghista e xenofobo Gianluigi Paragone (già direttore de La Padania) di candidarsi nelle fila dei penta stellati, insieme ad Elio Lannutti, presidente dell’Abusbef ed ex senatore dell’Italia dei Valori. Per non parlare poi del vignettista “Marione”, al secolo Mario Improta, che da mesi attacca,senza gusto né decenza alcuna, tutti i presunti avversari del Movimento, tanto da essersi guadagnato un posto in lista. D’altronde cosa aspettarsi da una classe politica che rinnega valori, ideologie e appartenenza politica di base? Del resto come non pensare a una vera e sana rivoluzione, che metta sotto scacco lo status quo con alternative competenze che rispecchino le ideologie perdute nell’opportunismo e nella vigliaccheria dell’arroganza e dei cazzi propri? P.s. Buon voto a tutti. Oppure, se preferite, buona fine e buon “principio”!

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