Comunicati Stampa

La protesta del sindacato “Itamil – Esercito”

“Conte ha parlato di dialogo, ma è inesistente con il ministero della Difesa”

ROMA. Dignità per i militari partendo dai volontari. “I precari dell’esercito della prima e seconda immissione del 2013 meritano delle risposte immediate. Vertici della difesa ci ascoltino”. È quanto si legge nella nota di “Itamil – Esercito Italiano”, nel cui testo si apprende tutta la preoccupazione per il futuro dei Volontari dell’Esercito in attesa del tanto sperato passaggio a ruolo permanente. 

“In un clima d’incertezze governative, dove le parole del premier non corrispondono ai fatti – afferma il Sindacato Itamil Esercito -, nonostante siano giunte, a maggio, rassicurazioni e risposte da parte del Ministro della Difesa, pochissimo è cambiato. A pagarne le conseguenze sono oltre 300 militari impegnati in prima linea in Italia e nel mondo. È facile parlare di meritocrazia quando il sistema è deficitario. Bisogna guardare in faccia la realtà: quale impiego può trovare un militare dopo 10 anni di insegnamenti all’uso di armi ed esplosivi? Il pericolo è che questi soggetti, qualora di dovessero ritrovare senza un lavoro, potrebbero rivelarsi un problema sociale, il precariato con le stellette va abbattuto”. 

“I militari in servizio permanente aspettano il rinnovo del contratto, la rivisitazione del modello difesa 244 che ha prodotto tagli e invecchiamento del personale, un nuovo riordino delle carriere a due binari (uno veloce riservato ai giovani con le cosiddette carriere aperte sul modello americano e l’altro ad anzianità, per sfoltire gli organici dei ruoli iniziali. È necessario si riconoscano gli ex 958 rimanenti che sono stati esclusi dal concorso straordinario del 2019 per vari motivi, oggetto di un provvedimento inaudito, che i li ha nuovamente esclusi, di fatto, dai pessimi correttivi sul riordino realizzati dall’attuale governo reo di non aver riproposto un concorso bis aprendo ad ulteriori contenziosi con l’amministrazione), la mancata valorizzazione professionale ed economica delle qualifiche speciali dei ruoli marescialli con Sergenti e Graduati che sono fermi al palo dai tempi del riordino delle carriere, i comandanti non sono messi nelle migliori condizioni di svolgere i compiti di comando a loro assegnati e attendono risorse da destinare al personale per garantire maggior ristoro, straordinari, miglior equipaggiamenti e mezzi per la tutela della sicurezza e della salute, alloggi decorosi per i militari impiegati su strade sicure. Non si comprende perché non esista una polizza assicurativa sul modello per la tutela Covid – 19 per i militari ed è ormai utopia la tanto attesa specificità dei Militari (legge esistente, ma priva di contenuti concreti). Siamo preoccupati per tutela del posto di lavoro per i militari con oltre 25 anni di servizio con lunghi trascorsi in missioni internazionali, oltre che per alcuni provvedimenti sanitari dove il personale militare viene messo a riposo coatto (in convalescenza) con patologie non permanenti che non limitano i movimenti e per eccesso ponderale, creando ulteriori disagi in epoca Covid-19. Il personale è invecchiato e ridimensionato negli organici – continua la nota -. Auspichiamo non si cerchi il pelo nell’uovo per mandare via gli anziani, ovviamente non dirigenti. Auspichiamo azioni finalizzate all’inclusione dei Militari e non all’emarginazione oppure all’esclusione. È compito del datore di lavoro tutelare la salute dei suoi dipendenti, assisterli e verificare se sono oggetto di stress psicofisico correlato al lavoro. Purtroppo è evidente il distacco tra il Ministero della Difesa e le organizzazioni sindacali dei militari riconosciute dalla sentenza 120 e il decreto ministeriale sui sindacati riconosciuti. È evidente la differenza con il discorso per la fiducia pronunciato alla Camera dal Presidente del Consiglio Conte, che ha sottolineato il dialogo con le parti sociali, elogiando i Sindacati. Tuttavia, il Ministero della Difesa non dialoga per niente con i Sindacati Militari riconosciuti. Siamo, dunque, di fronte ad una preoccupante contraddizione tra l’atteggiamento del governo e quello del ministero della difesa nei confronti dei sindacati militari. Siamo stanchi della banale scusa dell’attesa della legge; chi afferma questo sa bene di mentire e la pazienza è finita – continua la nota -. Dialogare con gli attuali vertici politici e le due commissioni della Difesa alla Camera ed al Senato è praticamente impossibile, quindi non in linea con i principi del discorso alla Camera del Presidente del Consiglio Conte. Andremo avanti con i nostri strumenti e siamo disponibili per chiunque voglia ascoltarci, pur rispettando i principi fondanti della nostra Repubblica democratica e partecipativa. Avanzeremo, se si presenterà occasione, idee attraverso proposte di legge su tematiche d’interesse militare, scrivendo direttamente al Presidente del Consiglio Conte, dato che non abbiamo interlocutori alla Difesa.  Abbiamo l’obbligo morale di rappresentare chi, con il suo impegno, ci ha dato fiducia. Lo faremo tramite i nostri canali pubblici e rispettando le regole. Non intendiamo restare spettatori”. 

In conclusione, la nota del Sindacato “Itamil – Esercito”, auspica “interventi immediati per il bene delle forze armate italiane. Ci congratuliamo con il nuovo Comandante dei Carabinieri che, nel suo intervento, ha speso parole d’apprezzamento per i sindacati militari, dimostrando di guardare al futuro. Dovrebbe essere d’esempio verso quei comandanti che dimostrano chiusura nei riguardi delle organizzazioni sindacali dei Militari riconosciuti. Auspichiamo che il Ministro ascolti il nostro appello, ma, sopratutto, confermi le parole del Presidente del Consiglio Conte, facendo sì che le amministrazioni della difesa coinvolgano le organizzazioni sindacali nei vari tavoli tecnici, attualmente in corso dallo Stato Maggiore della Difesa, incentrati su temi come il riordino, le specificità, la 244, casse, ecc. Se ciò non avviene, vuol dire che le parole del presidente Conte resteranno nella storia come belle parole prive di concretezza. Insomma, chiacchiere politiche, mentre i fatti li faranno i cittadini con le stellette alle urne”.

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