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La sinistra che non c’è

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CASERTA. PRIMA di sapere  cosa succederà nel PD casertano prima delle politiche,  c’è una questione più rilevante e urgente a cui rispondere: cosa c’è di salvabile nel concetto di sinistra casertana e nella sua traduzione politica e organizzativa italiana. La sinistra casertana, o ciò che ne resta, arriverà senza congresso provinciale esausta all’appuntamento con le urne, con tutti i nodi non sciolti in questi anni che si sono aggrovigliati, fino a trascinarla a fondo nel baratro.  Il peccato originale di sedere sullo scrigno della Segreteria provinciale di via Maielli, senza chissà  vincere  le elezioni  determinerà  un pieno di incoerenza nella guida del  partito casertano (questi sono gli anni più duri  della crisi istituzionale del partito) e un vuoto nel coinvolgimento emotivo, come se quello del Pd fosse un “partito amico” e niente di più, fino al commissariamento attivato con il Senatore Mirabelli che oggi considera il partito un  dispositivo tecnico senza colore. La sciagura della crisi politica ha infranto il mito fondativo del Pd come casa di tutti i riformisti, con un concorso di irresponsabilità, la spaccatura che la giudicavano inevitabile e Mirabelli  che la considerava irrilevante, ha portato la politica a governare il fenomeno. Il cozzo delle provinciali, ha sancito una riforma demagogica scritta male, e finita in una guerra democristiana.

Il pasticcio della legge elettorale con una sinistra casertana che ha divorato il maggioritario e il proporzionale per varare una riforma che premia le coalizioni nel momento in cui non è mai stata così divisa e distante. All’inizio e alla fine di tutto, il problema irrisolto che raccoglie in sé tutti questi problemi e spiega gli errori: cos’è oggi la sinistra e qual è la sua idea per la provincia di Caserta. In tutta la provincia di Caserta la spaccatura provinciale del PD, riformista democristiana ha portato una forte opposizione radicale, distruggendo i criteri della vera sinistra casertana, famose le lotte interne tra le varie correnti del partito. Oggi manca nel PD casertano la vera autorevolezza, non c’è più un leader che sia capace di parlare all’intelligenza dei giovani, ma anche al cuore, nessuno è in grado di ridare alla politica di sinistra un significato alto. Le sinistre riformiste oggi sono almeno due, forse tre, anche se rischia di mancar loro il governo. Pisapia a livello nazionale che si era proposto come ponte o rimorchiatore sembra aver ripiegato su un’idea di forza-cuscinetto insieme con Emma Bonino, caschi blu con buone intenzioni e pochi strumenti d’intervento. Sul campo restano le due parti rotte del Pd, incapaci di proporre una visione d’insieme e un vero progetto riformista, in cui si possano ritrovare le forze disperse che chiedono un progetto di cambiamento con una politica responsabile, europea, occidentale e moderna, accontentandosi di molto meno: Renzi di costruire un partito personale come macchina ubbidiente di conquista del potere (quasi che un secolo di storia della sinistra potesse ridursi a un scopo così misero) e Mdp di ostacolare tutto questo, proponendosi come organismo di puro veto al progetto renziano, come se la politica si esaurisse sulla piazza toscana di Rignano.

Questa disarticolazione degli orizzonti avvengono mentre la crisi casertana raggiunge il massimo della rappresentanza, rendendo licenziosi i cittadini facendoli sentire senza tutela e senza garanzie, svalorizzando la politica come strumento di controllo e di governo, semina dubbi persino sulla democrazia come cornice di valori e di garanzie, che oggi suonano astratti, senza incidere sulla fatica della vita quotidiana delle persone. È una campana d’allarme per tutto il pensiero liberal-democratico casertano, che dopo la fine della guerra ha dato vita alle costituzioni e alle istituzioni con cui ci siamo garantiti settant’anni di pace e di libertà. Ma è una campana a morto per la sinistra che nei settant’anni dentro l’ordine liberale del nostro mondo non ha mai potuto farsi forza di governo del sistema, con un progetto di inclusione, e insieme sviluppare un suo pensiero critico e d’alternativa. Oggi invece vede l’alternativa nascere totalmente fuori dal sistema, con i populismi che criticano la stessa democrazia e berciano contro le istituzioni, mentre attaccano il cosmopolitismo, il libero scambio, la libertà di circolazione, le politiche di accoglienza, l’integrazione europea: tutto ciò che si muove, si contagia, si mescola, s’influenza, si somma, tutto ciò che forma l’habitat naturale della cultura progressista europea, a favore di un ritorno dentro i confini delle vecchie carte geografiche, dentro una mentalità da indigeni, dentro il colore bianco della pelle, a un passo dal mito del sangue.

Era chiaro che inseguire i populismi con posture mimetiche dal governo era una contraddizione, ma prima ancora un calcolo sbagliato. Perché la sinistra casertana deve chinarsi – per prima – sulle inquietudini e sullo spaesamento democratico delle fasce più deboli della popolazione, ma non può cavalcare le loro paure, incrementandole come la merce politica più pregiata del momento. Rimane oggi dunque una retorica innaturale di populismo simile alla balena bianca, ammiccante ma responsabile, alla fine velleitario, oltre che contro natura. La cifra dell’epoca, invece, avvantaggia la destra, abituata e legittimata a trattare il cittadino da individuo, nel suo isolamento e nelle sue nuovissime gelosie del welfare, in questo speciale egoismo della democrazia che chiede alla politica una forma inedita di libertà: non come piena espressione dei propri diritti ma come liberazione da vincoli sociali, soggezioni culturali, obblighi comunitari. Purtroppo il caos del PD casertano, ha portato ad un patrimonio di tradizioni e di valori del Pd tutto lasciato deperire in nome di un mitologico nuovo inizio che non è mai davvero incominciato, che la tensione per il cambiamento senza cambiamento si riduce a tensione, e basta. Che in mezzo a tante narrazioni è mancato il senso della storia, del passaggio tra le generazioni facendosi carico di un’esperienza collettiva, da innovare certamente ma da riconoscere e valorizzare con il popolo di “Terra di Lavoro“. Che il sentimento di sinistra, a forza di non essere convocato e rappresentato si è infine “privatizzato”, con le persone che non votano perché la loro identità politica non corrisponde più all’insieme. Oppure votano, ma per se stesse, come una conferma individuale staccata dal contesto proletario. Oggi la sinistra casertana galleggia, alla deriva, mentre la destra galoppa, nelle sue diverse forme. Il primo leader che coniugasse responsabilità e generosità, mettendo questo orizzonte allarmante per Caserta al primo posto, aprirebbe la vera discussione di cui la vera sinistra del PD casertano oggi ha bisogno, e ne ricaverebbe le scelte necessarie. E invece con ogni probabilità si annuncerà tempesta, poi tutto si risolverà con un temporale per la spartizione dei posti in lista, ahinoi nel bicchiere mezzo vuoto d’acqua è ormai ridotto il riformismo politico di Terra di Lavoro.«Superare le divisioni»  rimane lo scopo primario per superare la stagione di divisioni e per anteporre il progetto e l’interesse generale alla logica di parte. Troppe laceranti contrapposizioni hanno minato la capacità del PD di essere un partito propositivo e credibile. Tutti devono all’interno del partito fare insieme un passo in avanti senza cancellare nulla della nostra storia. Non chiederemo mai a nessuno di rinunciare alle proprie esperienze, alle proprie battaglie e ai propri trascorsi politici però riteniamo che sia fondamentale far leva sulle diverse culture e formazioni politiche.

Gerardo Massaro

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