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La straordinaria produzione teatrale della compagnia “Teatro dell’Ovo” : “Napoli!-Notturno” da “Napoli milionaria” di De Filippo

Intervista al regista Raffaele Patti ed alla attrice e formatrice  Teresa Perretta

Una impareggiabile scommessa: riadattare un classico del teatro partenopeo

La compagnia teatrale “Teatro dell’Ovo” nasce nel Gennaio del 2012 ad opera di Raffaele Patti, attore e regista teatrale, che nel tempo ne ha curato la direziona artistica.
Uno dei grandi obiettivi della Compagnia è la rivisitazione di grandi classici della letteratura teatrale nazionale ed internazionale, attuando una modernizzazione del linguaggio testuale e corporeo, intercettando esigenze e spunti di tematiche attuali, contemporanee. Il Teatro come arte viva, illuminante e didattica, propedeutica alla formazione di un pubblico attento e consapevole, che riscopra nei valori universali la chiave di lettura della cronaca moderna. L’altro obiettivo è quello di proporre una drammaturgia, nuova, fresca, che sappia cogliere, attraverso le vicende contemporanee, le sfumature più incisive della società moderna, mantenendo un forte contatto identitario con il teatro, la sua storia e le sue evoluzioni simboliche e concrete.
La Compagnia ha dato vita ad un progetto teatrale rivolto agli istituti scolastici della provincia di Caserta, riscuotendo consensi tra gli studenti delle scuole medie e degli istituti superiori; il progetto prevede un incontro che precede lo spettacolo, con fini puramente didattici sul teatro e sull’opera, al quale segue la rappresentazione in teatro; al termine dello spettacolo, i giovani allievi partecipano attivamente ad un forum di discussione sull’opera, sul riadattamento e le sue più profonde simbologie.
Con il riadattamento dell’Otello di William Shakespeare in “Moro di Venezia – Otello” arriva la definitiva consacrazione, con lo spettacolo premiato al 71esimo Festival Nazionale d’Arte Drammatica di Pesaro per la miglior regia e il gradimento della giuria giovani. Per la nuova produzione teatrale, Teatro dell’Ovo sceglie di riadattare un classico del teatro partenopeo e il suo autore più conosciuto e controverso: “Napoli! – notturno” da “Napoli milionaria!” di Eduardo De Filippo. Il riadattamento, procedendo per simboli scenografici , cerca di ripercorrere la stagione del “neorealismo” narrativo, contestualizzando il messaggio ad un universo moderno e contemporaneo. Lo scenario della guerra, l’alienazione sociale e l’incomunicabilità sono le esperienze maggiormente approfondite nel riadattamento ideato dalla Compagnia dell’Ovo; un faticoso viaggio che dal muro della negazione conduce verso la circolarità del “Logos” eracliteo, che diviene, in un profondo universo notturno, l’ unico viatico per il crepuscolo della compassione. Gli attori che daranno vita ai caratteri eduardiani sono: Raffaele Patti, Teresa Perretta, Fausto Bellone, Paolo Nicolella, Clementina Gesumaria, Antonio De Filippo, Cloe Greta Lettieri e Gianpiero Laudato. Ricordiamo anche le altre figure che concorrono alla sorprendente realizzazione dell’ evento: il tecnico audio Lorenzo de Gennaro, il tecnico luci: Stefano Esposito e per le scenografie: Francesca Patti e Raffaele Patti e non ultimo per importanza il regista Raffaele Patti. Inoltre sia Teresa Perretta che Raffaele Patti sono formatori del laboratorio Teatro dell’Ovo Factory, con sede principale a Marcianise.

Di seguito l’intervista  che il regista e formatore Raffaele Patti ha rilasciato a noi di V-NEWS

I: Cosa rappresenta per te il teatro?

R: Difficile dirlo, esprimerlo in pensieri, parole intendo. Se rispondessi : “tutto”, sarebbe riduttivo; più semplicemente credo sia la mia attività, la professione che ho scelto e che spero di portare avanti il più possibile negli anni a venire. Tutto quello che ho costruito, unito alla prospettiva dei progetti futuri,  è la cifra esatta del significato profondo che il Teatro rappresenta per la mia vita.

I:  I testi che scrivi sono mai stati autobiografici? Magari una storia vissuta in prima persona o che ha avuto come protagonista qualcuno che ti è vicino.

R: Più che scrivere testi inediti, la mia opera, nel teatro, è quella di adattare testi già esistenti, moderandoli alla mia sensibilità. Ovviamente tutto ciò che rielaboro conserva sempre spunti autobiografici o , in maniera più ampia, racconta ciò che mi accade intorno, che osservo con curiosità ed attenzione.  Rielaborare un testo  ti permette di immergerti e rimandare, con uno slancio temporale a ritroso,  alla vita che era, alle esperienze di un tempo lontano,  solo apparentemente scollegato all’esperienza contemporanea del “qui e ora”; più concretamente il teatro racconta in maniera più o meno efficace, la vita comune, alla quale aggiungiamo la meraviglia, la suggestione e l’illusione del sipario, delle ombre e dei segreti delle quinte.

I: Da che età è nato l’amore per la scrittura ed il teatro?

R: L’amore per la scrittura , o meglio per la manomissione del testo narrativo, nasce dall’insoddisfazione per le opere precostituite, ferme, immutabili. La società e il nostro immaginario, di conseguenza, mutano in maniera considerevole nel breve volgere di qualche lustro. Il cambiamento riguarda non solo i rapporti sociali, famigliari, economici ,ma anche e soprattutto, in ambito artistico, l’estetica del linguaggio, la sua fruizione e comprensione come bene materiale e spirituale. Immaginare nuovamente un testo di Shakespeare, Molière o di Eduardo con un bagaglio consapevole, tra eredità e modernità,  è un aspetto estremamente stimolante del mestiere del drammaturgo; mescolarlo alle passioni come la Musica, il Cinema e l’Arte in genere è un gioco intrigante che ti riporta, in qualche modo, all’età dell’innocenza , avvicinandoti al concetto più puro e cristallino del “gioco”.

I: Per quanto riguarda i vostri progetti scolastici, ti va di descriverli e quali sono gli obiettivi che si propongono di raggiungere?

R: Da anni collaboriamo con le istituzioni scolastiche per comunicare in maniera diretta approfondita, le istanze dei testi più rappresentativi della drammaturgia teatrale. Uno dei grandi obiettivi della Compagnia, infatti, è la rivisitazione di grandi classici della letteratura, attuando una modernizzazione del linguaggio testuale e corporeo, intercettando esigenze e spunti di tematiche attuali, contemporanee. Il Teatro come arte viva, illuminante e didattica, propedeutica alla formazione di un pubblico attento e consapevole, che riscopra nei valori universali la chiave di lettura della cronaca moderna. L’altro obiettivo è quello di proporre una drammaturgia, nuova, fresca, che sappia cogliere, attraverso le vicende contemporanee, le sfumature più incisive della società moderna, mantenendo un forte contatto identitario con il teatro, la sua storia e le sue evoluzioni simboliche e concrete. La Compagnia Teatro dell’Ovo ha quindi dato vita a un  progetto teatrale rivolto agli istituti scolastici della provincia di Caserta ed oltre, riscuotendo consensi tra gli studenti delle scuole medie e degli istituti superiori; il progetto prevede un incontro che precede lo spettacolo, con fini puramente didattici sul teatro e sull’opera, al quale segue la rappresentazione in teatro; al termine dello spettacolo, i giovani allievi partecipano attivamente ad un forum di discussione sull’opera, sul riadattamento e le sue più profonde simbologie.

I: Come mai la scelta di rivisitare proprio ‘Napoli milionaria’ di Edoardo?

R: La scelta è ricaduta su Eduardo credo in maniera casuale, un po’ per gusto personale (“Napoli milionaria!” è la prima opera di Eduardo che ho amato, forse la prima che io abbia mai visto) un po’ per l’esigenza di confrontarsi con la lingua e il dialetto partenopeo. Gli ultimi spettacoli “Cyrano de Bergerac” e “Otello” raccontavano, in maniera diversa, modi e linguaggi teatrali di chiara matrice borghese. Ritornare a raccontare la verità e la sincerità del linguaggio popolare, è sembrata, fin dal primo momento , una sfida interessante. In verità, all’istinto iniziale, è seguita immediatamente una suggestiva epifania di modernità assoluta e tragica, a tratti, del testo eduardiano: lo scenario bellico, nel quale Eduardo immerge i suoi caratteri, mostra notevoli punti di contatto con la contemporaneità del nostro tempo. È probabile che si viva, in maniera più o meno consapevole, una guerra invisibile agli occhi, ma percepibile a livello emotivo, spirituale; la conflittualità , l’incomunicabilità, la ferocia dei rapporti umani e l’allontanamento dalla compassione più profonda, generano un solipsismo ed un’angoscia comune che ci rende più fragili, inevitabilmente infelici e, di conseguenza, inconsapevolmente crudeli.   Eduardo , come tutti i grandi drammaturghi europei , possedeva la naturale arte della veggenza che gli conferisce, a distanza di anni,  le stimmate del genio profetico.

Di seguito l’intervista  che l’attrice e formatrice Teresa Perretta ha rilasciato a noi di V-NEWS

I: Cosa è per te il teatro?

T: Il teatro rappresenta uno strumento di trasformazione che ho deciso di servire unendolo ad un’altra mia passione, ovvero la psicologia. Dopo la laurea ho infatti deciso di specializzarmi come psicoterapeuta in Psicodramma Analitico e teatro terapia, creando cosi una continuità tra due forme di arte che hanno da sempre catturato il mio interesse.

I: Tra le opere in cui hai recitato fino ad oggi quale ti rappresenta di più?

T: come attrice ho sempre cercato qualcosa di me nei vari personaggi interpretati, anche in quelli apparentemente lontani emotivamente. Quello che ad oggi sento ancora sulla pelle è il personaggio di Rossana nell’opera Cyrano de Bergerac. L’ho conosciuta a fondo in un periodo di grandi cambiamenti e il suo percorso emotivo, che la conduce verso una nuova consapevolezza di sé, ha incontrato il mio.

https://www.facebook.com/TeatroDellOvo/

https://www.youtube.com/channel/UCLj2YiJD8EJGqAz06q2bcuw

Ecco date ed orario delle serate (degli appuntamenti) di aprile:

13 aprile ore 21:00
14 aprile ore 18:45
Teatro Izzo

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