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La Terra è piatta !!

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Odio la bidimensionalità. Le cose senza spessore le trovo false, ambigue, irrilevanti nella migliore delle ipotesi. Un po’ come le persone senza attributi, appiattite e omertose, appunto. Le uniche cose piatte che non mi stimolano sensi di vuoto sono i piatti dove mangio e i fogli di carta sui quali scrivo. Per quanto riguarda il resto, calma piatta è il massimo tollerarare da parte mia. Persino Anassimandro, filosofo e cartografico dell’antica Grecia, era consapevole che il mondo non fosse piatto, ma galleggiasse in sospensione nello spazio, avendo una figura sferica, consentendo agli altri corpi celesti di passare sotto, sopra o di lato ad esso. Volle così annotare queste sue intenzioni e si accorse che, utilizzando un piano bidimensionale, non sarebbe riuscito a contenere tutto il mondo e il suo sapere al riguardo. Oggi abbiamo ben altre conoscenze e metodi di studi, nonché tecnologie che ci consentono le migliori proiezioni ed azioni scientifiche, in ogni ambito di ricerca. Siamo talmente avanti nel progresso tecnologico che, spesso, dimentichiamo i quesiti e le difficoltà che a tale avanzamento ci hanno portato e spinto. Diamo per scontato troppe cose, ne ignoriamo l’origine e, anzi, spesso ne stravolgiamo il significato. Tanto da generare una regressione indotta e lesionista, che tutto ci fa mettere in discussione, anche e soprattutto le ovvietà assolute. E allora capita, in una sorta di gioco perverso con noi stessi, di cercare la realtà là dove la realtà non c’è. O quantomeno dove è irrimediabilmente alterata: il web. Essere se stessi, se è una prerogativa di nobiltà d’animo nella vita quotidiana, diventa tentazione di miglioramento, fittizio, nella madre rete. Ricerca di piaceri, di socialità, di dare una visione diversa di se stessi, al fine di apparire più appetibili da uno strano mercato cibernetico, che merce controllabile e omologata ci vuole. Nascono così gruppi di svariata natura ed interesse. A volte animati da intendimenti reali anche di particolare valenza teorica, che però non oltrepasseranno mai quel confine di vetro, quello stargate che traccia la linea tra il virtuale e il reale, tra il pensiero e l’azione, tra il dire e il mare. Un telefonino moderno, un tablet, un personal computer e il gioco è fatto. Tutte le insoddisfazioni, le paranoie che non si ha il coraggio di condividere, la violenza repressa che alcuni non hanno modo di sfogare altrimenti, l’odio verso la realtà che pensiamo ci odi a sua volta, fanno da cornice a scelte di distacco virtuale degli individui che, in una sorta di Matrix aggiornato all’ultima versione disponibile, si muovono appiattiti in territorio bidimensionale. Fogli di carta che svolazzano nell’etere e si gonfiano in una ampiezza costruita, pronti a fare copia e incolla di frasi non proprie, di pensieri non propri, di vite non proprie. Tutto tramite una lente, un filtro, una patina inconsistente da dove poter pensare di controllare e accedere al mondo intero. Il guaio è che troppe volte tale accesso diventa reale, si incontrano opportunità che poi possono sfociare in atti reali di perversione e crudeltà infinita. A partire anche solo dalle proprie considerazioni messe a nudo al cospetto di freni etici e morali che sembrano scomparire in conigli che diventano leoni da tastiera, aggredendo in malo modo chiunque non la pensi come lui e mortificando con coraggio (?) inaudito il malcapitato di turno. E ancora accade che psicotici di ogni razza e nazione varchino confini fittizi e tramino atti di terrore che di norma trovano il loro compimento nella realtà. Tutto trova spazio in questo accesso bidimensionale del cavolo dove, nonostante i controlli, personalità deviate e infime, col solo merito di possedere tempo da perdere e traumi psichici che gli hanno creato devianze, riescono a organizzare la propria seconda (e anche terza, quarta e quinta) vita, fatta di menzogne, cattiverie e manipolazione del pensiero. Odio la bidimensionalità, perché è senza palle! Si insinua nei meandri dei desideri dei piccoli uomini e gli fanno credere che attraverso un monitor, un pezzo di cristalli liquidi, si possa essere tutto ciò che non si è e avere accesso e diritto di osservare un mondo che tale non è. Avere accesso immediato e simultaneo alle informazioni può essere una cosa ottima, se gestita e usata in maniera funzionale e corretta. Resta però il fatto che questo non è il mondo, così come lo conosciamo e lo viviamo. Staccare la spina delle devianze cibernetiche e iniziare a riavvolgere il filo che rappresenta il vero percorso della nostra vita. Un po’ come accadeva con quella strana trottola chiamata “strummolo”, che girava su se stessa dopo un’attenta preparazione del lancio della stessa. Quella trottola non era certo piatta, come qualche cretino perditempo ha il coraggio di indicare la terra nel mentre di questo ventunesimo secolo. E girava, lo strummolo, girava nella fierezza e nella consapevolezza delle sue tre dimensioni.

 

Eugenio Lato 5\08\2017

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