• Lun. Ott 18th, 2021

La violenza è frutto di una cultura misogina: commemorazione dell'Ateneo di Caserta alla professoressa Anna Costanza Baldry

Oggi alle ore 12.00 presso l’Aula Magna dell’ Università di Caserta Luigi Vanvitelli, il corpo studentesco e quello docente di psicologia si sono riuniti per celebrare la memoria della stimata Professoressa Anna Costanza Baldry. Professoressa ordinaria di Psicologia dall’anno 2012, ricevette nel 2015 l’ Onorificenza dal Presidente Mattarella come Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per celebrare i suoi 20 anni di lotte concrete contro la violenza sulle donne. Viene da tutti ricordata con una videoproiezione che ripercorre la sua storia autobiografica, personale, professionale, “di comunità “. L’attivismo continuo per contrastare l’amore che non è amore, ma che si veste di rabbia, violenza, persecuzione, morte. Anna riteneva la violenza il frutto di una cultura fortemente misogina e ha lottato per scardinare quei pregiudizi ancora tanto amaramente diffusi quali,ad esempio, che “bisogna saper perdonare, per amore“. Come se la donna fosse un oggetto di proprietà dell’uomo su cui, per un ribaltamento malato di prospettiva, riversare la colpa se qualcosa non va e se non va perché è lei a non saper amare. Anna ha lottato contro la colpa ingiustificata che si addossano le donne quando non riescono a conferire un senso alla malvagità che subiscono. Contrastava il pregiudizio della donna in minigonna che “se l’è cercata“. Certo, lei stessa ha ammesso quanto sia stato difficile traslare il suo sapere teorico, le sue conoscenze, nell’ambiente pratico dei centri anti-violenza, con tutto il dolore che c’è lì dentro. Non è mica facile. Tuttavia il suo carisma, la sua determinazione, il suo personale e difficile vissuto, la sua sete di giustizia e la sua bontà d’animo l’hanno sempre contraddistinta e l’ hanno resa, meritatamente, una dei “18 eroi del quotidiano “. Anna sapeva guardare oltre, oltre l’affermazione “sono caduta dalle scale”, oltre “il pavimento era scivoloso e cadendo ho battuto la testa sul tavolo“. Anna non faceva finta di niente. Ti guardava dentro e ti aiutava a guardarti dentro. Quel che c’era dentro lo tirava fuori e poi ti sosteneva a sconfiggerlo affinché avessi un domani migliore di quel che ti era capitato oggi. Faceva così lei, le stavi a cuore. Temeva che te ne saresti andata e avresti continuato a vivere la vita di sempre. Saresti tornata vittima. E così, grazie ai suoi studi e alle esperienze che maturava sul campo, ha imparato a riconoscere il male taciuto, segreto, insondabile. Quello che la gente non sa o non vuole vedere, quello verso cui mostra ‘indifferenza, l’omertà o, semplicemente, paura ed impotenza. Si è battuta per un PROTOCOLLO SCIENTIFICO DI RICONOSCIMENTO DELLA VIOLENZA. “C’è bisogno di un linguaggio condiviso “- diceva. Altro passo importante è la DENUNCIA. Secondo quanto emerge da una sua intervista, i fatti sembrano essere promettenti in tal senso. Se negli anni ’90, infatti, solo il 17% delle donne sporgeva denuncia, dopo 25 anni, nei centri anti-violenza in cui lavorava, ha registrato che l’80% delle donne presenti aveva contemporaneamente anche denunciato. In aggiunta a ciò, un altro preziosissimo traguardo, indice di una concreta comprensione e mobilitazione,è, nel 2009. È l‘istituzione della Legge contro le molestie e gli atti persecutori (reato di stalking) disciplinata dal Codice Penale.

Anna non si è mai sentita un’eroina. Lo erano per lei tutte le donne vittime di violenza che magari tacevano per proteggere i propri figli. Ancor più lo erano quelle che si facevano forza e denunciavano. Ma è stata un’eroina anche lei per il supporto, l’impegno, la forza morale e il suo pragmatismo. Aveva un dono: capire gli altri. e poi, aveva una forza: saperli aiutare.

Al termine della proiezione, tutti si chiudono in un intimo e sommesso silenzio ricordando una brillante insegnante, un’ottima amica e collega, un esempio di vita. Piangono questa perdita che ha lasciato il cuore a pezzi e un vuoto dentro. “Lei era tutto ciò che noi vorremmo diventare” – dice una studentessa tra i singhiozzi. Ancora aggiunge :” La Professoressa Anna è morta ma le sue battaglie no. Quelle sono vive dentro di noi. Sono le battaglie di tutti noi”. Ciao Anna, donna, psicologa, insegnante, terapeuta, amica, paladina. Ti ricorderemo nella semplicità e nell’umiltà delle tue parole: “Non ho fatto nulla di eccezionale. Semplicemente, non mi sono voltata dall’altra parte”.

https://www.v-news.it/prof-ssa-baldry-gli-orfani-femminicidio/amp/

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Thomas Scalera

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