• Mer. Mag 18th, 2022

Comunicato stampa del Comitato della Pastorale Campana sulla mostra in corso a Napoli

Con questa lettera immaginaria, diretta all’apostolo san Paolo, il Comitato dei pastori delle Chiese Evangeliche ubicate nelle province di Napoli e Caserta esprime a nome delle comunità rappresentate, il disappunto per la campagna di blasfemia scaturita sulla scia del “Festival delle arti per la libertà d’espressione contro la censura religiosa”, in programma dal 17 al 30 settembre al Pan (Palazzo della Arti di Napoli).

Avremmo potuto immaginare un’iniziativa di questo tipo nelle fredde capitali europee o nelle grandi metropoli americane, ma non nella solare Napoli che ha sempre concesso libertà a tutte le espressioni di fedi e anche di ideologie anticlericali. Che bisogno c’era di sponsorizzare e patrocinare una iniziativa che si sapeva, avrebbe fatto esaltare i pochi a danno del sentimento religioso di tanti. Offendere una chiesa è un conto, ma bestemmiare nelle strade Dio , che per i credenti  è il Padre Celeste, è una caduta di stile morale e istituzionale. Nel rispetto della storia culturale di Napoli e le radici cristiane che l’hanno accompagnata, il sindaco De Magistris e l’assessora Palmieri non avrebbero dovuto privilegiare questa mostra a dispetto di tante altre iniziative che pur meritano il supporto istituzionale.  E’ compito dell’Amministrazione cittadina dare luce e lustro ad iniziative che documentano il patrimonio artistico, turistico e culturale della città e non di prestare il fianco ad iniziative che tendono in maniera provocatoria ad attirare l’attenzione mediatica e scalpore per fini diversi. I manifesti bestemmiatori affissi su spazi pubblici comunali sono una sorta di provocazione per lanciare l’evento e creare interesse.

Tuttavia, va riconosciuto al Sindaco di Napoli dott. Luigi De Magistris il merito di essere stato puntuale interlocutore del mondo delle chiese evangeliche e protestanti napoletane (ha anche partecipato ad eventi e celebrazioni pubbliche) il che è un segnale di apertura al pluralismo religioso e alla libertà dell’espressione della fede anche nei confronti delle minoranze religiose. Ma in questo caso, proprio alla fine del suo mandato, ha neutralizzato la simpatia istituzionale delle chiese verso l’amministrazione comunale e di ciò ne siamo rammaricati.

Se l’Amministrazione, ha preso le distanze dall’affissione dei manifesti blasfemi, applichi le dovute sanzioni amministrative per le affissioni abusive e segnali gli illeciti scaturenti dalla blasfemia all’autorità giudiziaria.

Caro Paolo,

sono trascorsi circa 2000 anni dalla tua visita a questa terra italica arrampicata attorno ad uno stupendo Golfo presieduto da un maestoso Vulcano e vigilato da due meravigliose isole. Molte cose sono cambiate da quel giorno che sbarcasti nel porto della ridente Puteolis sede della flotta militare imperiale per raggiungere Roma, passando sulla Via Appia e andando incontro al tuo destino. Questa terra ora si chiama “Golfo di Napoli” e rappresenta uno dei crocevia più importanti della storia del mediterraneo. Quel messaggio di amore e di speranza che sei venuto a portare in questa terra a quel nucleo di cristiani primitivi, nonostante le tue catene,  è stato un seme che ha fecondato la vita degli abitanti del golfo nelle diverse fasi della sua storia. Sono passati in tanti: Re, invasori, imperatori e amministratori, ma tutti si sono dovuti inchinare dinanzi alla bellezza di questa terra e alla sapienza e all’arte di questo popolo. Un popolo un po’ opportunista e un po’ fatalista, che all’occorrenza alza le vele nella direzione del vento, ma un popolo fiero della sua identità popolare e dei principi di condivisione che mai hanno fatto piegare la schiena neppure dinanzi ai peggiori tiranni. Il sentimento religioso in questa terra così fertile e feconda è molto forte, spesso sincretizzato da eccessi di folklore e credenze popolari, ma la gente del luogo crede in Dio e si raccomanda a lui per i bisogni della vita. Da queste parti la fede è ancora un valore.

Caro san Paolo, purtroppo il mondo è cambiato mi sa che siamo giunti ai tempi in cui ti riferivi nelle tue lettere sulla condizione dell’umanità soprattutto per quanto riguarda la condizione della vita spirituale:

“Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Diocon la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (2Timoteo 3:1-5).

Devi sapere che in questi giorni a qualcuno è venuto in mente di allestire una mostra intitolata “Così non è una bestemmia – Ceci n’est pas un blasphème”. C’è chi ha tappezzato la città con bestemmie a Dio e con immagini blasfeme. Il messaggio che si vuole dare nella città dell’arte e degli artisti è che l’ingegno blasfemo è arte. La cosa più preoccupante è che la mostra ha ottenuto il patrocinio del Comune di Napoli dell’assessorato all’Istruzione e politiche sociali e quello della Cultura e Turismo di Napoli. Di questa cosa ne sono dispiaciuto soprattutto per il messaggio che ne scaturisce anche per le generazioni più piccole: A Napoli, si può liberamente bestemmiare il nome del Signore, nella forma più pubblica possibile e con l’appoggio delle istituzioni. Povera città di Napoli, dove andrà a finire di questo passo. Penso a chi lavora con i giovani di questa città, a coloro che si affaticano per promuovere i principi della morale e della cittadinanza a giovani  senza riferimenti stabili nei loro quartieri, alle famiglie che si sforzano di educare i figli a valori diversi di quelli della strada e della violenza, alle chiese, alle associazioni e agli oratori che sono diventate le ultime agenzie di legalità prima del vuoto assoluto. Nessuno potrà ringraziare il Sindaco e gli assessori per questa mostra che va nella direzione di mortificare e vanificare gli sforzi di chi si impegna ogni giorno sul territorio per il bene comune della città.

E siccome non ritennero opportuno conoscere Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente perversa per fare cose sconvenienti” (Romani 1:28).

Nondimeno, come credente cercherò di seguire i tuoi consigli nel mio rapporto con le autorità benefiche o perverse che siano. Che le nostre preghiere possano condurre gli uomini di potere al giusto ravvedimento.

“Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità. Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità” (1 Timoteo 2:1-4).

Un credente della città
Documento senza titolo

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