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L’Italia recepisce la direttiva Ue sui servizi di pagamento. Multe per chi rifiuta bancomat e carte di credito.

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L’Italia, su impulso della Ue, riduce le commissioni interbancarie sui pagamenti elettronici come bancomat e carte di credito. A seguito del varo del decreto di recepimento della direttiva Ue sui servizi di pagamento da parte del Consiglio dei ministri, provvedimento che taglia in prospettiva i costi per i commercianti, ora spetta al ministero dell’economia sdoganare la norma che impone una sanzione fino a 30 euro per chi rifiuta di accettare pagamenti con la moneta elettronica. Il decreto legge dà un taglio effettivo alle commissioni interbancarie, di fatto uniformandosi alle direttive di Bruxelles che finora erano abbondantemente sforate. Si passa da una media dello 0,50% a un tetto dello 0,20% del valore della transazione per carte di debito e prepagate, e da una media dello 0,700/0 a un tetto dello 0,30% per le carte di credito.

Il governo, quindi, insiste sulla tracciabilità, appoggiando la volontà di Matteo Renzi che giovedì scorso aveva anticipato la riduzione delle commissioni sulla carta di credito. E già ieri, nel pre-consiglio dei ministri, l’esecutivo ha infatti lavorato al testo che taglia le commissioni interbancarie per i pagamenti con moneta elettronica tramite Pos. Non sono state, per ora, introdotte le multe contro le imprese che non rispetteranno l’obbligo di accettare le carte elettroniche. Pertanto, il provvedimento ha scatenato scetticismo fra le associazioni dei commercianti, che evidenziano come non ci siano tagli diretti a carico delle imprese. Per Confcommercio, quindi, se «l’obiettivo è quello di diffondere sempre di più l’uso di questi strumenti di pagamento, la via non è certo quella di prevedere misure ingiuste e penalizzanti», limitandosi a «intervenire sulla riduzione delle commissioni applicate dalle banche alle imprese che restano ancora troppo elevate e che, nel caso di pagamenti di piccoli importi e per alcuni settori in particolare, come distributori di carburante, tabaccai, giornalai, assorbono molto spesso i margini di profitto degli imprenditori».

 

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