• Mer. Mag 18th, 2022

L’omicidio senza colpevole di Imane Laloua

Una petizione per chiedere giustizia e il nome del suo assassino

Esistono storie che restano ingabbiate in polverosi faldoni delle procure piuttosto che di uno studio legale anziché ricevere una risonanza mediatica pari al dolore che hanno causato e subito. Storie come quella di Imane Laloua, scomparsa nel 2003, ritrovata cadavere nel 2006 a pochi chilometri da casa ma identificata solo nel 2018. Ci sono voluti dunque ben quindici anni prima che la mamma di Imane Laloua, scomparsa all’età di 22 anni, avesse notizie del destino di sua figlia. Imane, 22 anni al momento della scomparsa, era ridotta ad un mucchietto di ossa custodite in obitorio da ben 12 anni. Esattamente da quando quegli stessi resti sono stati ritrovati in alcuni sacchetti gettati in un boschetto dell’A1, in località Barberino di Mugello (Firenze). Siamo qui a dare ancora una volta voce alla esasperazione ed al dolore della madre Zoubida Chakir, perché il silenzio della Procura e dei media fa male e rabbia, come si fosse trasparenti seppur vittime.

“Sì, mia figlia Imane, la mia unica figlia, è scomparsa il 27 giugno 2003. Per me quelli estivi sono mesi di dolore immenso e di angoscia continua”, ripete sofferente Zoubida. Una madre che lancia da anni un appello dietro l’altro per trovare testimonianze in grado di far luce sulla morte della figlia e per ottenere finalmente giustizia e verità a riguardo.Bisogna infatti capire come mai Imane sia stata uccisa in una maniera così efferata e cruenta, fatta a pezzi e gettata via chiusa in due sacchi della spazzatura. Comprendere poi a che punto sia il lavoro degli inquirenti, teso ad accertare la verità dei fatti ed a rendere così, dopo tutti questi anni, piena giustizia ad Imane. La storia di questa madre e di sua figlia, profondamente legate e poi strappate l’una all’altra in un modo così cruento va ricordata per capire effettivamente quanto distanza, silenzio e superficialità abbiano inciso sul ritrovamento del cadavere di Imane e sul dolore incommensurabile che tutt’oggi ingoia sua madre. Zoubida vive in Marocco e, quando decide di separarsi dal marito, sua figlia, Imane, ha appena nove mesi. In casa della famiglia di Zoubida sono in tanti a condividere due stanze e, per quanto siano molto uniti, la situazione non è semplice. Nel 1992 Zoubida lascia Imane dai nonni per partire per l’Italia in cerca di lavoro. Soltanto dopo alcuni anni riesce a trovare un impiego stabile come badante e domestica e, solo in quel momento, nel 1995, riuscirà a far venire in Italia anche la figlia, ormai quindicenne. All’inizio le due si stabiliscono a Firenze dove Imane frequenta il Liceo Artistico per un anno dove dimostra di essere una artista.La felicità dura poco perché con il suo piccolo stipendio Zoubida non riusciva a pagare l’affitto così iniziarono a passare da una casa d’accoglienza all’altra fino a quando trova un lavoro ed una casa a Montecatini dove si trasferiscono.

È il 1997 quando Zoubida si ammala, non riesce più a lavorare ed Imane lascia definitivamente la scuola iniziando a fare molti lavori come la badante, la cameriera nei locali e negli hotel ed anche volontariato alla Caritas. La solitudine nata dentro si se fin da piccola quando soffriva dell’ assenza del padre si fece sempre più spazio dentro facendola sentire sempre più sola in quanto l’amore della madre non le basta.Tanto che poco più di diciannove anni conosce il ragazzo che diventerà suo marito. Lui come lei marocchino, entra ed esce dal carcere continuamente per reati legati alla droga, ma per Imane non fa differenza è perdutamente innamorata. La madre ignara di questo ragazzo fino a quando sistemando la stanza della figlia trova le lettere che le spediva dal carcere e preoccupata discusse con Imane. Pur di tenere sotto controllo la figlia e la situazione così delicata Zoubida accettò una volta uscito dal carcere che lo portasse in casa e che il 16 settembre 2001 si sposassero in Marocco.Dopo le nozze restano a casa con Zoubida per un anno e mezzo circa anche se il marito di Imane si assenta per settimane intere. Imane racconta alla madre che è spesso fuori per lavoro, ma in realtà lui continua a entrare e uscire dal carcere, sempre per problemi di droga. Zoubida lo scopre trovando altre lettere che lui inviava dal carcere, con pazienza cerca di tenere duro per non perdere la figlia. Fino a quando dopo l’ennesima discussione con Zoubida, Imane ed il marito decisero di trasferirsi a Prato. Zoubida pur se preoccupata accetta la decisione di sua figlia di andare via di casa, pare non essere più la stessa, trascurandosi e lavorando in modo discontinuo.

“Quando, all’inizio del 2003, ho saputo da alcuni conoscenti che il marito di Imane era finito di nuovo in carcere, ero davvero agitata. Vedevo che lei faceva di tutto per aiutarlo, ma le cose non miglioravano. A giugno sapevo che Imane voleva andare in Marocco a trovare i nonni e, quando è venuta a trovarmi a casa mia per preparare alcune cose per il viaggio, le ho proposto di partire insieme alla fine del mese, quando anche io potevo prendere le ferie dal lavoro. Le ho detto che non poteva andare avanti così, che doveva lasciar perdere quel marito che le stava rovinando la vita e che sapevo che lui era finito in carcere ancora una volta. Ero davvero preoccupata. Ho cercato di convincerla ma lei si è arrabbiata moltissimo. Abbiamo discusso come non ci era mai capitato prima e lei è andata via sbattendo la porta e dicendo che non voleva avere più nulla a che fare con me e che non dovevo cercarla più. Quella è stata l’ultima volta che l’ho vista.”Purtroppo resta l’amaro in bocca ed una rabbia smisurata, nonché sete di giustizia per la tragica morte di Imane.

Un dato di fatto evidente è che era maggiorenne ed è stato fatto ben poco per cercarla, nessuno infatti si è interessato alla sua storia. Solo Zoubida, la sua madre tanto sofferente, non ha mai smesso di seguire le sue tracce, da Prato, a Firenze, fino in Marocco, sperando di trovarla viva. Dopo aver fatto la denuncia di scomparsa in Questura solo silenzio e amarezza infinita. Oltretutto il marito, dopo essere uscito dal carcere, non si è preoccupato affatto di cercarla e si è trasferito in Spagna affermando di sentirsi abbandonato dalla moglie. Di Imane restano: il suo sorriso contagioso stampato su tante fotografie che la sua mamma non smette mai di guardare, lacerata e arrabbiata, una richiesta alla procura ed ai media di essere la voce di Imane, la sua sete di giustizia e verità e la seguente petizione: http://chng.it/BvxcTVX2

Non dimentichiamo Imane!

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Annamena Mastroianni

Docente. Media Educator. Formatrice.