• Gio. Ago 18th, 2022

Cardito. Bimbo ammazzato senza pietà. Cosa sappiamo sulle motivazioni della strage familiare

Gli inquirenti hanno fermato l’uomo, accusandolo di omicidio volontario

CARDITO. Purtroppo la Campania torna di nuovo alla ribalta per casi di violenza minorile. Un bimbo di 7 anni è stato ammazzato senza pietà all’interno del suo appartamento di via Marconi a Cardito paese in provincia di Napoli. La sorellina di otto anni è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Santobono in gravi condizioni, ma non è in pericolo di vita. Un’altra bambina, di soli quattro anni, è fortunatamente illesa. Sul avvenimento di cronaca indaga la polizia, allertata da una telefonata che parlava di una lite domestica in corso. La procura della Repubblica di Napoli Nord ha emesso questa mattina un provvedimento di fermo per omicidio volontario aggravato e tentato omicidio aggravato. Indagato per il delitto è il compagno della mamma del bambino un giovane di 24 anni, nato in Italia da genitori stranieri. Una storia che ha un sapore triste, molti episodi di violenza domestica sono nascosti dietro le porte chiuse o non vengono denunciati a causa della vergogna, della paura o della comune accettazione. Nemmeno la scuola, in alcuni casi, è rifugio sicuro per questi bambini: attraverso punizioni corporali, forme violente e umilianti di punizione viene impartita loro l’educazione. I vicini sono increduli nessuno riesce ancora a capire cosa sia successo la sera del 26 gennaio in quella abitazione. Qualche screzio avrebbe scatenato la furia violenta dell’uomo. Essobti è purtroppo uno che è sempre vissuto ai margini della legalità. Non soltanto per l’attività di venditore ambulante senza licenza, ma soprattutto per gli arresti e le denunce accumulati in passato per scippi e furti. Adesso, però, si ritrova addosso sul suo capo un’accusa di omicidio, perché tutti i sospetti per la morte di quel bimbo, che si chiamava Giuseppe, e per il pestaggio della sorella ricadono violentemente su di lui.
Giuseppe ha subito colpi fatali, la sorella è stata più fortunata: non ha lesioni interne, anche se i segni dei colpi ricevuti sono evidenti su tutto il corpo, non soltanto sul viso. Per fortuna è cosciente, anzi è stata proprio lei a dare un contributo importante alle indagini investigative quando, mentre veniva portata via dall’appartamento per essere accompagnata in ospedale, ha detto che il compagno della madre aveva picchiato con una scopa sia lei che suo fratello.

La tendenza aggressiva di Tony non ha dato scampo. Ciò che danneggia maggiormente è l’impossibilità di un investimen­to libidico su un sociale violentante; in termini più semplici: non si impara ad amare se non si ha un’esperienza, qualitativamente e quantitati­vamente sufficiente, di amore ricevuto che in questa famiglia è mancato purtroppo. Se l’espe­rienza relazionale positiva tra bambino e ambien­te non si è sviluppata in modo sufficiente per attenuare o legare la brutale aggressività, o questa capacità è andata perduta a causa di una disillusio­ne verso l’oggetto d’amore, della sua mancata so­stituzione, ecc., l’aggressività non si fonde con la «libido», l’affettività. L’aggressività che oggi disturba e minaccia l’adattamento sociale è una difesa per la sopravvivenza dell’individuo (seppur controproducente)  quando vi è clamorosamente incapacità di re­lazioni d’amore (libidiche). Infatti nella prima versione data alla polizia, l’uomo non ha fatto che aggravare assolutamente la sua posizione, perché ha cercato di convincere gli agenti che i bambini fossero caduti dalle scale. Ma si tratta purtroppo di una bugia fin troppo evidente che nessun agente investigativo ha creduto, visto il tipo di ferite. C’è invece tra gli agenti investigativi un’ipotesi più agghiacciante: che l’uomo si sia accanito sui figli della compagna perché riteneva che lei avesse verso di loro troppe attenzioni e li preferisse ahinoi all’altra bambina.

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Thomas Scalera

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