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Lusciano. Tentata truffa e documenti falsi: arrestata una donna. Ecco cosa ha fatto

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Si tratta di una 35enne che è stata rintracciata dai Carabinieri

LUSCIANO. Nel pomeriggio di oggi, i Carabinieri della Stazione di Lusciano hanno tratto in arresto, per tentata truffa e possesso di documenti di identità falsi, A.F., 35 anni, di Napoli Fuorigrotta.

I fatti

La donna intorno alle ore 11.30 si è recata presso l’Ufficio postale di Lusciano chiedendo l’apertura di un conto corrente esibendo, per l’identificazione, una carta d’identità elettronica falsa riportante la sua effigie fotografica.

Il direttore dell’Ufficio Postale, accortosi dell’anomalia nei documenti esibiti, ha avvisato i militari dell’Arma. Costei, accortasi che il direttore aveva avvisato le forze dell’ordine, si è data alla fuga venendo rintracciata e bloccata dai militari dell’Arma a pochi km di distanza dall’ufficio postale. Nella circostanza la donna era in compagnia di un uomo, un 32enne di Parete, che nell’occorso è stato denunciato per tentata truffa in concorso.

A seguito di perquisizione la 35enne è stata trovata in possesso di falsa documentazione intestata ad una ignara 44enne di Caserta ed in particolare di una tessera sanitaria, due carte di prelevamento postepay evolution, una carta Libretto Smart Poste italiane e due buste paga dei mesi di settembre e ottobre 2019 emesse da una ditta di pulizia.

Arrestata, è posta agli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Napoli in attesa dell’udienza di convalida.

Truffa dei documenti falsi

Quella dei documenti falsi è una delle truffe più diffuse.

Cos’è la truffa

Nel diritto italiano, la truffa è l’ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri. E’ un reato previsto dall’art. 640 del codice penale.

“Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da trecentonove euro a millecinquecentoquarantanove euro: se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante”

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