• Sab. Ott 23rd, 2021

Articolo tratto da V-news.it (Oggi Insieme Magazine) del 26 ottobre 1997.

Di Adolfo Panarello

Ho meditalo a lungo prima di comporre questo articolo, prima di tutto, perché essendo uno studioso della storia antica in particolare, non credo di poter discutere in modo esauriente di eventi che fanno parte della storia contemporanea, e poi. perché esiste un’annosa disputa fra i due comuni di Teano e Vairano Patenora, in merito al luogo dello storico incontro fra il Re Vittorio Emanuele Il e il Gen. Giuseppe Garibaldi, che suggellò l’Unità d’Italia. Non mi piacciono, infatti, le polemiche ed ancor meno mi piace alimentarle, ma neppure mi piacciono le occhiute alterazioni della verità storica che reputo un’offesa ai posteri.

Nonostante io mi occupi, come predetto, di cose ben più lontane nel tempo, essendo un accanito lettore di tutto ciò che fa cultura ed un grande appassionato di fatti nostrani, ho avuto modo di conoscere e valutare anche una buona quantità di testi letterari e documentari (alcuni dei quali sicuramente super partes), facenti riferimento all’incontro suddetto, e così mi permetto di esprimere il mio modesto parere.

È vero, ciascuno può sostenere la propria tesi dando alle fonti e alle testimonianze il valore e il significato che ritiene più opportuno, ma la negazione dell’evidenza è un oltraggio troppo grosso, sia nei riguardi di chi le stesse fonti ha redatto (soprattutto se si tratta di personaggi storici famosi e stimati), sia nei riguardi di quanti sperano di poter conoscere la verità confidando nella buona fede degli storici, e perciò non può essere tollerato.

Il caso di Taverna Catena e dello Storico Incontro è uno di quelli classici, in cui, pur conoscendosi una massa enorme di testimonianze probanti, molti storici (ma non tutti, fortunatamente) e le autorità competenti non trovano il coraggio di pronunciare la parola “fine” sull’evento attribuendo a Vairano Patenora ciò che gli spetta di diritto. Le ragioni di tale ritrosia vanno cercate nel fatto che è sempre molto più comodo e utile schierarsi dalla parte dei potenti, “seguire il flusso”, come si suole dire, delle loro verità e assecondarli, piuttosto che tentare impopolari e pericolose divergenze. È anche vero, però, che sono esistiti ed esistono moltissimi Teanesi che conoscono la verità e hanno il coraggio di professarla liberamente, pur sapendo di rendersi impopolari nel proprio paese. Ad essi va la mia più sincera ammirazione, come uomo e come storico.

Onde evitare (essendo residente nel Comune di Vairano Patenora), accuse di campanilismo a mio carico, mi permetto di ricordare che io stesso, in altre pubblicazioni, ho più volte sottolineato l’enorme importanza politica, economica, militare e culturale che il centro di Teano ha avuto nei secoli, nonché la posizione di “sudditanza”, se così si può dire, delle comunità stanziate nel territorio dll’attuale Comune di Vairano Patenora nei riguardi della “potenza sidicina”. Nel caso dell’Incontro, però, sarei un cieco o un falso, se glissassi sul problema o ignorassi volutamente la verità per il timore di perdere consensi o di subire delle critiche. Il Primo Re d’Italia Vittorio Emanuele II e l’ ‘Eroe dei Due Mondi ’, il Generale Giuseppe Garibaldi, si incontrarono di fronte alla Taverna della Catena (attualmente nel territorio del Comune di Vairano Patenora), la quale, sebbene seriamente minacciata nella sua struttura, come quasi tutti gli altri monumenti locali, ancora esiste e si trova proprio nel punto in cui la collocano le voci più autorevoli che si sono pronunciate sull’evento. La città di Teano, come predetto, essendo già gloriosa, e tanto!, non ha bisogno di elucubrare assurdità per rubare una gemma che potrebbe servire solo a dare un piccolo riflesso in più al già prezioso monile della sua storia prestigiosa e millenaria.

Per dovere di cronaca, informo che altri studiosi hanno segnalato in una località del Comune di Caiazzo, o dell’attuale territorio del Comune di Caianello. il luogo dell’Incontro, mentre le argomentazioni a sostegno del primo dei due predetti comuni sono francamente insufficienti per poter essere addotte come prove, ed infatti sono state ampiamente smentite da storici locali e nazionali, quelle a sostegno del secondo, sono certamente da meditare. La vicinanza della Taverna della Catena al confine fra i due comuni di Caianello e Vairano Patenora, infatti, avrebbe potuto (e in taluni casi ciò accadde) creare confusioni circa la sua posizione territoriale all’epoca dell’incontro.

In realtà, poi, è stato accertato che la struttura era già ubicata sul territorio di Vairano Patenora (Cfr. Panarello A., Storia di Vairano e Manganello, Vairano Patenora 1996. pag. 56. nota 76).

A beneficio di tutti, comunque, sia di quelli che già conoscono bene la storia dell’Incontro, ma non posseggono i testi delle testimonianze più significative, sia di quelli che non conoscono ancora bene le vicende, credo opportuno riportare, di seguito, alcuni passi particolarmente espliciti, attinenti da un interessante libretto pubblicato nel 1982 a cura del locale Comitato per le celebrazioni del I Centenario della morte di G. Garibaldi:

1)- Francesco Crispi (Segretario di Garibaldi – Statista – Ministro): «Garibaldi e il Re s’incontrarono tra Mar/anello e Vairano» (dal Diario della Spedizione dei Mille);

2)- Genova di Revel (Generale del IV Corpo d’Armata): «… vedemmo cavalieri fermi sulla strada al così detto Quadrìvio della Catena e portarsi allin- contro del Re» (dall’opera Da Ancona a Napoli);

3)- Petella Giovanni (Generale): «Intendo parlare dello storico incontro di Re Vittorio Emanuele col Generale Garibaldi, avvenuto il mattino di quel giorno, proprio al Quadrivio di Caianello dirimpetto all’attuale stazione ferroviaria, ossia alla Taverna della Catena, così detta nel 1860, per una casa che scrv iva da osteria e da fermata postale…» (da La legione del Malese…);

4)- Gustav Rach (Cronista prussiano al seguito della Spedizione dei Mille): «Il 26 ottobre Garibaldi s’incontrò col Re non lungi dal Villaggio di MARZANELLO» (da Garibaldi e Napoli nel 1860);

5)- Giuseppe Butta (Cappellano Militare borbonico): «Garibaldi… sulla via consolare che mena da Vairano a Marzanello, incontrò Vittorio Emanuele» (da Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta);

6)- C. Lonardo (Sindaco di Teano nel 1911 – Deputato): «Il quadrivio di Caianello fu l’altare su cui l’eroe depose la dittatura» (da un Discorso del 26-10-1911 in Teano);

7)- F. Mazzoccolo (Storico): «lo che narro cittadino teanese facendo tacere ogni affetto di parte non posso che avvalorare che lo incontro avvenne a Taverna della Catena» (da Gli ultimi giorni del Borbone in Italia).

Mi fermo per ovvie esigenze di brevità, ma potrei continuare, citando decine e decine di testimonianze note e ignote, ufficiali e tradizionali, generali e topografiche, italiane e straniere, le quali sono fin troppo chiare, come quelle sopra riportate. Tuttavia, come ho già accennato, i testimoni sono morti ed ognuno può dare alle fonti il peso che vuole. Quanti sono in malafede, però, non dovrebbero mai dimenticare che, se cambiano i tempi e i potenti, e. di conseguenza i contesti politico-sociali, non cambia la verità storica, che resta unica.

Se, dunque, l’ipocrisia può fare comodo al presente, certamente essa non cambia il passato e. tanto meno giova al futuro, soprattutto a quello dei nostri figli, che sono sempre più assetati di verità e di valori morali.

Chi è Adolfo Panarello

Adolfo Panarello è uno studioso di terra di lavoro, uno dei più importanti, uno che ha scoperto le Ciampate del Diavolo e ha scritto decine di libri sulla storia antica, sull’archeologia e tanti altri argomenti correlati. Uno studioso mite e impegnato, mai sopra le righe. Per questo questa testimonianza, di 22 anni fa, che ci fa notare come tante cose siano rimaste le stesse, assume un enorme valore. Ancora una volta grazie, a nome di tutto il giornale.

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