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Maestra picchia e offende bambini di colore in scuola materna: arrestata dopo 3 anni

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Ennesimo caso di maltrattamenti sui bimbi, aggravati da razzismo e danni psicologici

Le notizie ancora devono essere rese note alle fonti giornalistiche, ma tutto lascia pensare che si sia di fronte all’ennesimo caso di maltrattamenti di maestre ai danni dei piccoli allievi di una scuola dell’infanzia. Stavolta è successo ad Imola, per l’appunto in una scuola dell’infanzia. Quest’ultima era composta anche da molti figli di immigrati, sia africani che dell’est Europa. Ed è proprio nei confronti di questi ultimi che, oltre alle abitudinarie violenze fisiche e verbali, venivano aggiunte offese a  sfondo razziale e discriminatorio, nei confronti dei luoghi di origine dei genitori e dei bimbi. Oltre a schiaffi, strattonamenti e pizzichi, il punto focale, secondo i Gip, è racchiuso proprio nell’intolleranza razziale della cinquantacinquenne maestra. “Il punto”, stando alle parole del Gip, “sta nel fatto che la donna si sente umiliata perché costretta a prendersi cura di bambini non italiani”. Che lei definisce “gentaglia, al pari dei loro genitori” (da una intercettazione ambientale della Procura bolognese), che “inquinano con la loro presenza la sua scuola”, facendo si che gli italiani non iscrivano più i propri figli. Solo per segnalare quanto appurato dagli investigatori il mese scorso, si sarebbe, la donna, resa colpevole, oltre che di  “strattoni, schiaffi e mosse tipo quelle di karate”, anche di insulti come “stupido, imbecille, stronza, deficiente, disgraziato, cretino, idiota e scemo”, per non parlare di un caso appurato nel quale la maestra (non degna di questo nome) minacciava di ritorsioni un bimbo che aveva osato solo iniziare a parlare di maltrattamenti subiti, ai propri genitori. Le cose potrebbero davvero mettersi molto male per la donna, ora agli arresti domiciliari. Anche perché, non solo le viene contestato il reato di lesione, ma anche quello di “danneggiamento della crescita psicofisica, con potenziale effetto devastante” per questi ultimi. Chissà se adesso la farà lei “la danza africana”, come amava definire le gesta di una piccola allieva di colore, tra le più bersagliate dall’educatrice diseducante.

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