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Marcianise. Faida di camorra nel Casertano: sei arresti per l'omicidio di Nazzareno Mancino

DiThomas Scalera

Feb 16, 2016

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MARCIANISE. Nel corso della notte, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, la Polizia di Stato di Caserta ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei esponenti del clan Belforte di Marcianise, gravemente indiziati per l’omicidio di Nazzareno Mancino, avvenuto nel 1999, e il tentato omicidio del fratello Saverio, avvenuto tre anni dopo. Entrambi i delitti, è emerso dalle indagini coordinate dalla Dda, sono maturati nell’ambito della faida che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 ha visto contrapporsi a Marcianise, per il controllo delle attività illegali sul territorio, il clan Belforte a quello dei Piccolo. Determinanti per la riapertura delle indagini e la ricostruzione dei due fatti di sangue sono state le dichiarazioni di ex esponenti di spicco dei Belforte oggi collaboratori di giustizia, come Michele Froncillo, Bruno e Claudio Buttone, Pasquale Aveta e Domenico Cuccaro. Nazzareno Mancino, è così stato accertato, fu ucciso il 7 aprile del 1999 all’interno di un bar perché esponente dei Piccolo; l’esecutore materiale fu il 44enne Domenico Raucci, raggiunto dal provvedimento in carcere dove è detenuto da tempo. Raucci arrivò nel locale con un casco da motociclista, estrasse la mitraglietta kalashnikov che teneva nascosta sotto il giubbotto e fece fuoco; Mancini provò a fuggire dietro il bancone ma fu colpito alle gambe e al torace e morì qualche ora dopo in ospedale. Nel bar gli inquirenti trovarono 24 bossoli di calibro 7,62. Raucci, è emerso, arrivò in moto con l’altro esponente Bruno Buttone, oggi pentito; il mezzo, risultato rubato, fu poi ritrovato in aperta campagna. Tre anni dopo, il 6 settembre del 2002, il fratello di Mancini, Saverio, mentre era in un altro bar sempre a Marcianise, fu ferito a colpi di arma da fuoco al capo e alla mandibola da due uomini in moto ma riuscì a salvarsi. Tra gli arrestati vi sono anche Luigi Trombetta, Francesco Zarrillo, Gaetano Piccolo e Filippo Petruolo, tutti già detenuti, mentre era libero il 41enne Pasquale Di Vilio, catturato dalla Polizia di Stato ad Arezzo.

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Thomas Scalera

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