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Marcianise. Lady camorra: ennesima scarcerazione per Maria Buttone

DiThomas Scalera

Feb 15, 2017
Maria Buttone e Domenico Belforte

MARCIANISE. Pochi giorni orsono fece scalpore l’arresto avvenuto a Rimini di Maria Buttone, moglie dello storico capoclan Domenico Belforte, che, secondo la direzione distrettuale antimafia, tiene le redini del clan marcianisano con ramificazioni in larga parte della provincia di Caserta.

Non era trapelata la notizia agli organi di stampa che la donna boss, nonostante la condanna per il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso, poteva muoversi liberamente in tutta Italia, con l’unico divieto di entrare nella Regione Campania, grazie al lavoro difensivo svolto dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, suo unico difensore dal 2013  .

Della sua scarcerazione ne erano venuti a conoscenza gli inquirenti che immediatamente hanno attivato numerose intercettazioni che hanno consentito la emissione diuna ordinanza di custodia cautelare per due delitti di estorsione aggravati dal metodo mafioso, delitti verificatisi ai danni di due noti imprenditori di recente vessati dal clan, i fratelli Del Bene soci della Metano sud. Sp.a. ed i fratelli  Buonpane.

Infatti, solo la settimana  scorsa, le reti televisive nazionali hanno mandato in onda la video-ripresa effettuata dai carabinieri  che ritraevano Belforte Salvatore che si recava presso l’azienda di uno delle vittime   con il figlio di tre anni tra le braccia.

Avverso la ordinanza di custodia cautelare in carcere hanno proposto ricorso al Tribunale del riesame di Napoli sia Buttone Maria che suo figlio Belforte Salvatore, oltre che la moglie di quest’ultimo, Golino Alessandra, la quale, che rispondeva solo di una  delle due estorsioni,  otteneva subito gli arresti domiciliari in quanto madre di figlio inferiore ai tre anni di età.

La donna boss, mandante ed organizzatrice di  entrambi i delitti, risultava dalle intercettazioni svolte colei  alla quale il denaro provento di estorsione veniva alla fine consegnato.

L’ardita tesi promossa dall’avvocato Dario Vannetiello, secondo il quale, a prescindere dalla equivocità delle intercettazioni svolte, l’essere destinataria di pagamenti illeciti non integra il concorso nel reato,  è stata condivisa dai giudici del Tribunale del riesame che ne hanno ordinato la immediata scarcerazione.

Con la stessa decisione il Tribunale di Napoli  ha confermato la ordinanza di custodia cautelare al figlio Belforte Salvatore (difeso dall’ avv. Giuseppe Foglia)  che rimane in carcere, mentre a Golino Alessandra, anch’essa difesa dall’ avv. Foglia, sono stati revocati gli arresti domiciliari .

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Thomas Scalera

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